CAVALIERI della MERCEDE

“”1°Convegno Internazionale della Famiglia Mercedaria:Le schiavitù del 3° Millennio e la risposta dei Mercedari””

Roma 10 Novembre 2006
Auditorium Maria Immacolata

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Saluto di Sua Paternità,
Fr.Giovannino Tolu
87° Maestro Generale dell’Ordine della Mercede

Prendere la parola in questa occasione per me è come tagliare il nastro al momento di una importante inaugurazione.
A me pare che Il 1° convegno internazionale della Famiglia Mercedaria su Le schiavitù del 3° millennio e la risposta dei Mercedari, è qualcosa che merita il taglio di un nastro.

Tagliando questo nastro ideale voglio insieme salutare e augurare.

Saluto con particolare affetto tutti e ciascuno di voi che fate parte della Famiglia Mercedaria e che insieme siamo nella Chiesa di oggi un segno del perenne Amore di Gesù Redentore che redime e che salva con Maria Santissima della Mercede, serva e ministra di redenzione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un saluto speciale lo voglio riservare alla Compagnia della Madonna della Mercede che praticamente ha ideato e portato avanti questo Convegno mettendo le basi per un suo seguito.

A questo saluto molto semplice e cordiale voglio unire un augurio.

In questo non solo non mi vorrei discostare da quanto ha detto il Santo Padre, mercoledì scorso durante l’Udienza generale, ma che, anzi, mi piace ribadire con forza e convinzione. Il Papa ci ha detto testualmente: “…auspico che queste giornate di studio suscitino in ciascuno un rinnovato entusiasmo nell’annunziare Cristo ai fratelli”.

Il Signore Gesù con la intercessione della Nostra Santissima Madre della Mercede ci conceda di avere la convinzione che oggi noi stiamo mettendo un piccolo seme nel solco della storia mercedaria, un seme che porterà nel tempo frutti di consapevolezza, di solidarietà e di liberazione per tanti fratelli e sorelle che oggi sperimentano dure catene di schiavitù.

Questo il mio saluto e il mio augurio.

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Relazione

di

Fr.Damaso Masabo

Procuratore dell’Ordine della Mercede

L’ordine delLa Mercede e la schiavitù moderna

Introduzione

1. Schiavitù: nozione

2. Le principali cause della schiavitù moderna

2.1. La globalizzazione/ mondializzazione
2.2. Le congiunture politiche ed economiche
2.3. La femminilizzazione della povertà

3. Le principali forme di schiavitù moderna

3.1. La schiavitù per debito/ la fame e la miseria
3.2. La tratta degli esseri umani
3.3. La schiavitù sessuale
3.4. La schiavitù domestica

4. Caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù

4.1. La proprietà
4.2. Controllo e pressione esercitati sulla vittima
4.3. Negazione dell’umanità e alienazione della libertà

5. La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi

5.1. Diversità delle risposte, un solo spirito redentore
5.2. Limiti e difficoltà

Conclusione

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L’ORDINE DELLA MERCEDE E LA SCHIAVITU' MODERNA

Introduzione:

Il concetto di “crisi” è di moda e sta facendo fortuna nel contesto attuale della post-modernità. Infatti, si parla della crisi della religiosità tradizionale e delle religioni stabilite, della crisi dei valori[1], della crisi delle istituzioni religiose, dell’urgente chiamata dello Spirito all’aggiornamento delle strutture della Chiesa. In alcune parti del mondo si parla già della seconda secolarizzazione e della consumazione della transizione moderna sino alla “crisi di Dio nella società e nella Chiesa”, della stagnazione dell’evangelizzazione e della “decadenza dell’impero delle virtù in Europa occidentale e negli Stati Uniti”[2]. Si parla anche “delle metamorfosi di Dio”[3], della “assenza di Dio”[4] come caratteristiche del tempo attuale. Stiamo vivendo un’epoca di grandi crisi e di grandi cambiamenti[5].

Senza volere essere allarmista o apocalittico di fronte a questa situazione, non si possono incrociare le braccia né si può adottare la politica dello struzzo minimizzando le manifestazioni e gli effetti della crisi attuale[6]. Siamo chiamati a risvegliarci dal nostro sonno e ad aprire i nostri occhi della fede, a non turare le orecchie all’incessante invito di Dio verso un cambiamento profondo e radicale del cuore. Siamo anche invitati ad una vita autenticamente ispirata e radicata sulla Buona Notizia di Gesù, per abbandonare la nostra falsa autosufficienza ed ingannevole sicurezza che fanno prescindere da Dio. La crisi c’invita ad entrare nel profondo del nostro essere e nelle questioni cristiana e religiosa, per ritornare a riprendere il vero senso della nostra missione nella Chiesa e nel mondo. Dobbiamo ascoltare con umiltà ciò che lo Spirito di Dio sta dicendo alla sua Chiesa in genere e alla famiglia mercedaria in particolare.

Non pretendo di sviluppare i sintomi o le manifestazioni di questa crisi comune alla maggioranza delle istituzioni contemporanee, vorrei semplicemente soffermarmi – anche se non proprio in maniera esauriente –, scrutare uno dei segni dei nostri tempi per la famiglia mercedaria oggi. Si tratta della “schiavitù contemporanea o moderna”, da considerare come una vera sfida per noi chiamati a mantenere sempre viva la fiaccola della liberazione, accesa dal nostro Padre Fondatore San Pietro Nolasco: “amare, visitare, liberare e favorire” gli uomini e le donne oppressi dai “nuovi predatori e cosmocratici”, dall’impero della vergogna e dai signori della guerra economica[7]. Non si tratta di scoprire la polvere, perché le stesse costituzioni dell’Ordine della Mercede ne parlano in diversi punti (cfr. Const. 3; 4; 14; 16; ecc.). Nonostante se ne parli sufficientemente, ritengo opportuno riproporre un dibattito[8] su alcuni punti intriganti come:

- Quali sono le forme della schiavitù moderna?

- In che senso possiamo affermare che sono veramente nuove?

- Quali sono i fattori causa della schiavitù contemporanea?

- Quali sono le risposte che la famiglia mercedaria può dare e sta dando, o essa semplicemente è chiamata a vivere il Vangelo ed il suo carisma?

Questi interrogativi hanno la loro ragione d’essere in seguito ad uno studio del “Departamento Investigación sociológica” (D.I.S.):

“Stiamo vivendo in un’epoca di grandi sviluppi tecnologici, scientifici… per questo ci troviamo immersi in un gran pessimismo sociale, dominante perché progrediscono solo le scienze e le tecniche ma non la bontà del cuore dell’essere umano; ciò affligge e scaturisce l’opinione che non si può fare niente per trasformare i sistemi ingiusti che producono tanta cattività, tanta mancanza di libertà e l’esclusione dei poveri e non lascia sperare nel futuro” (D.I.S p.78)

“Viviamo in un mondo di grandi ingiustizie (il 20% della popolazione mondiale vive nell’abbondanza, mentre l’80% si dibatte nella miseria e nella povertà), una società mercantilizzata che vive bramosa soprattutto di produrre di più e di guadagnare più denaro a qualunque costo, perfino a danno dell’essere umano e della stessa natura; una società immersa nel consumismo, nell’egoismo collettivo e nella globalizzazione, pensata in chiave di rendimento economico; in una parola, viviamo in una società che genera continue e molteplici schiavitù, che mettono in pericolo la fede di molti nostri fratelli e sorelle” (D.I.S. p.79)

Paradossalmente “pochi sanno che la schiavitù esiste ancora”. Pochi sono informati dell’esistenza di un Comitato delle Nazioni Unite che si riunisce ogni anno a Ginevra per discutere le forme moderne della schiavitù. La maggioranza pensa ancora agli schiavi del romanzo di Alex Haley[9] imbarcati verso gli Stati Uniti o verso il Brasile per le piantagioni di cotone, “dimenticando che la schiavitù non è soltanto un doloroso ricordo storico, bensì una realtà attuale”(...) “La schiavitù non è una mostruosità del passato di cui ci siamo definitivamente liberati, ma qualcosa che continua ad esistere in tutto il mondo, persino in paesi sviluppati come la Francia e gli Stati Uniti. Non c’è luogo della terra in cui gli schiavi non continuino a lavorare, sudare, costruire e soffrire”[10]. “La schiavitù è un business in espansione e il numero degli schiavi è in aumento. Si usano schiavi per diventare ricchi e, una volta che si è finito di usarli, non si deve fare altro che scartarli. Questa è la nuova schiavitù, fondata su alti profitti e vite a poco prezzo. Non si tratta di possedere un essere umano come nelle forme tradizionali di schiavitù, ma di averne il totale controllo. I nuovi schiavi sono strumenti usa e getta per fare denaro”[11]. L’ONU e l’OIM definiscono questo mercato il terzo più produttivo al mondo dopo il traffico di armi e di droga. I guadagni sfiorano i 12,5 miliardi di dollari all’anno. I trafficanti guadagnano dai 4.000 ai 50.000 dollari a vittima, a seconda del Paese d’origine e di destinazione. L’età media delle ragazze è in diminuzione; a New York, Tokio o per le strade di Milano le ragazze hanno in media 18-24 anni. Aumentano le minorenni in misura esponenziale, anche perché cresce la perversione e il mercato ha le sue leggi; in Nepal per esempio l’età media è compresa tra i 10 e i 14 anni, in Bangladesh va dagli 11 ai 16, nel Sud Est Asiatico si aggira intorno ai 12-17 anni. Con ragione i padri mercedari, riuniti nel Capitolo Generale a Barcellona nel 2004, riaffermano:

“Oggi più che mai, la società mondiale soffre una forte mancanza di vera libertà. Le dipendenze sono sempre maggiori, le manipolazioni si fanno a gran scala. Ci sono troppe situazioni di cattività che interpellano i mercedari nella loro azione carismatica, e li stimolano a discernere, in ogni posto e tempo, l’opera concreta che dovrà aggiornare e potenziare per la missione redentrice”[12].

La mia riflessione gira attorno a cinque punti fondamentali:

1) La nozione di schiavitù

2) Le principali cause di schiavitù moderna

3) Le principali forme di schiavitù moderna

4) Le caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù

5) La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi

L’obiettivo e lo scopo di questa riflessione consistono nel suscitare e svegliare la consapevolezza per un vissuto affettivo ed effettivo, contestualizzando il quarto voto mercedario, voto della redenzione (cf. Const. 14).

 

1. Schiavitù: nozione[13]

La schiavitù è un vecchio fenomeno sociale[14], come testimoniano la storia universale, la Sacra Scrittura e la letteratura extra-biblica[15]. Non si possono spiegare la storia e la religione d’Israele senza alludere all’esperienza della liberazione dalla schiavitù (Es 1,11-14). Lo stesso Israele non è sfuggito dall’esperienza della schiavitù e delle sue diverse forme. Nella sua tesi dottorale intitolata “Les Églises chrétiennes et la traite atlantique du XV ª au XIX ª siècle”, A. Quenum esprime chiaramente che nell’Antico come nel Nuovo Testamento la schiavitù è una realtà sociale allarmante; la schiavitù è a volte regolata per limitare gli abusi e gli eccessi o semplicemente è ammessa. Da nessuna parte delle Scritture è combattuta sistematicamente come un fenomeno cattivo[16].

Secondo la Convenzione Internazionale del 25 settembre 1926, la schiavitù si definisce cosi: “lo stato o condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi di diritto di proprietà o alcuni di essi”[17]. L’essenza della schiavitù consiste nella negazione del valore della persona umana, titolare di diritti inalienabili, da parte del padrone, e nella perdita degli stessi diritti da parte dello schiavo. In questo senso, un essere umano non è riconosciuto come tale “unico e irripetibile” perché non ha diritto alla propria identità, non è libero per disporre di se stesso. In chiave mercedaria, la schiavitù si definisce come: “situazione di violenza o di privazione dei diritti fondamentali della persona umana creata ad immagine e somiglianza di Dio, da parte di quelli che si oppongono alla Legge del Vangelo”. Lo schiavo non appartiene a se stesso. È ridotto allo stato degli animali, delle cose e degli oggetti che si usano e si gettano. La libertà dello schiavo sta completamente nelle mani del suo padrone. Oggi, come affermano le Costituzioni dell’Ordine della Mercede:“sorgono nella società umana nuove forme di schiavitù sociale, politica e psicologica che derivano in ultima analisi del peccato e che risultano per la fede dei cristiani così perniciose come l’oppressione e la schiavitù di altri tempi” (Const. 3).

Queste nuove forme di cattività hanno le loro cause e continuano a reclamare la risposta generosa e radicale dei mercedari per vivere con intensità il loro quarto voto. È evidente che il contesto storico è cambiato, perciò non dobbiamo solamente essere esperti nel saper leggere i segni dei tempi, ma anche renderci conto che non basta ripetere i metodi di redenzione dei primi tempi; è urgente tener conto dei seguenti fattori per far fronte a questo fenomeno:

- La ristrutturazione della mente

- Il rinnovamento del linguaggio attraverso la formazione permanente

- L’aggiornamento della formazione dei futuri mercedari

- L’implicazione e il protagonismo dei laici nell’opera redentrice

- Il potenziamento dello spirito di famiglia mercedaria per lavorare insieme.

 

2. Principali cause della schiavitù moderna

Secondo G. Vaz Cabral[18], la mondializzazione, le guerre, le congiunture economiche e politiche spiegano il permanere, e addirittura il riaffiorare della schiavitù. La schiavitù oggi non è espressa negli stessi termini di una volta: lo schiavo non deve necessariamente essere di un certo colore o avere mandibole forti per essere venduto o comprato. Attualmente la domanda si formula nei seguenti termini: “è sufficientemente vulnerabile per essere ridotto allo stato di schiavo?”. “Oggi i criteri per rendere schiavo un altro essere umano non hanno nulla a che fare con il colore, la tribù o la religione; essi riguardano la precarietà, la debolezza e lo stato di bisogno”[19]. La schiavitù moderna si presenta come un fenomeno complesso e multiforme, come è descritta e presentata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Infatti, secondo questo Consiglio, si possono distinguere tre principali forme di sfruttamento:

* Sfruttamento economico, cioè per il lavoro

* Sfruttamento sessuale

* Altre forme di sfruttamento tra cui:

- le attività illegali di alcune sette religiose

- il traffico degli organi umani

- la pedofilia e la vendita dei bambini

- i falsi matrimoni o i matrimoni forzati.

2.1. La globalizzazione/ mondializzazione

Per alcuni autori, la globalizzazione si presenta come un processo inevitabile diretto attraverso le nuove tecnologie nel settore della comunicazione e del trasporto, che facilita l’informazione e lo spostamento delle persone e dei capitali, per attraversare le frontiere velocemente. L’obiettivo di questo processo è la trasformazione del mondo in un “villaggio planetario”, con conseguenze politiche ed economiche che permettono la prosperità per tutti. Per altri, si tratta della “interdipendenza” ogni volta più stretta e più sofisticata delle economie di numerosi paesi, soprattutto nel settore finanziario, poiché la libertà di circolazione dei capitali, dei flussi finanziari è totale e fa che questo settore domini molto ampiamente nella sfera economica.

Se mondializzazione significa “internazionalizzazione”, si nota paradossalmente una crescita di due tipi di disuguaglianza: da una parte assistiamo alle disuguaglianze che sono frutto del passato. Ognuno si confronta con la mondializzazione della propria eredità del passato; infatti i paesi meno sviluppati sono sfavoriti in questo senso per poter alzare la testa. Con la mondializzazione, tutti i fattori passati, come il peso della tratta transcontinentale, la colonizzazione, i conflitti etnici, il debito estero, ecc. costituiscono un blocco, una barriera permanente per i Paesi in Via di sviluppo o del Terzo Mondo.

Dall’altra parte, inoltre, non dobbiamo dimenticare le nuove disuguaglianze –il diverso accesso alle reti, il loro controllo, la loro creazione ed il dominio del sapere- che costituiscono naturalmente la ricchezza e la potenza per alcuni Stati. La globalizzazione ratifica il dominio di quelli che si chiamano “i mercati finanziari”, il ritorno ad una specie di capitalismo radicale, senza altra legge, salvo quella del profitto al massimo, un capitalismo selvaggio senza freno, ma razionalizzato, portato al limite della sua efficacia economica per l’introduzione delle forme moderne di dominio, come “il management” e le tecniche di manipolazione, come l’inchiesta del mercato, il marketing e le pubblicità commerciali[20]. Per questa ragione, il movimento antiglobalizzazione evidenzia tre conseguenze negative di questo fenomeno:

- prepotenza dell’economia

- politica dell’insicurezza e precarietà lavorativa

- minaccia dell’identità culturale dei paesi sotto il rullo compressore della cultura nordamericana, la cultura chiamata McWorld di consumo, ozio, edonismo e permissivismo.

Lo sviluppo del mondo attuale dà l’impressione di creare un mondo a due velocità e un’umanità a due dimensioni: quella dei paesi sviluppati che accumulano sempre più il sapere, le ricchezze ed i capitali, e quella dei “paesi in via di sviluppo” che rimangono stagnanti e sempre più miserabili. Secondo G. Vaz Cabral, la miseria e la situazione deplorevole di questi paesi sono fattori decisivi dell’opzione di vita della popolazione e l’emigrazione una risposta strategica contro questa povertà[21]. Si possono concludere questi paragrafi con le considerazioni di J. B. Libanio su questo fenomeno tanto complesso ed ambiguo che chiamiamo globalizzazione:

“La globalizzazione si può interpretare partendo dalla metafora di Babele. Con una lettura attenta del testo, si scopre che la confusione delle lingue è opera di Dio e il desiderio di una sola lingua, di un solo labbro, creatore di unità e uniformità esterna mediante il comando e la forza dominatrice è un ibrido prodotto umano. La globalizzazione è opera del potere e delle imposizioni dei signori del mondo che vogliono erigere la grande torre e dalla sua cima imporre il linguaggio unico del mercato. Viene Dio e crea la confusione dei poveri, delle periferie che non accettano questo dominio. Dio è confusione del potere unificatore”[22].

2.2. Le congiunture politiche ed economiche

Le congiunture politiche ed economiche stanno all’origine di importanti migrazioni. Negli anni ‘70, gli Stati poveri, soprattutto i paesi dell’Europa dell’Est e dell’Africa, hanno chiesto un prestito al fine di liberalizzare le loro economie. Poi verso gli anni ‘80 questi paesi, non potendo saldare il debito e vedendo aumentati gli interessi, hanno dovuto imporre tasse più gravose alla propria gente, creando così maggiore povertà. Finalmente, nell’anno 1989 la caduta dei regimi comunisti ha permesso alle popolazioni di circolare liberamente; ciò spiega in parte gli importanti flussi migratori provenienti dall’Europa dell’Est.

La destabilizzazione delle migrazioni. Le migrazioni sono sensibilmente aumentate durante gli ultimi 40 anni[23]. Tendono ad essere temporanee, suscitando così movimenti ripetuti; ciò costituisce un mercato fruttuoso per le agenzie di reclutamento o dell’investimento. I flussi migratori, con il traffico degli esseri umani, prendono un aspetto che può essere definito con una sola parola: profitto. Si suppone che il 15/30% degli immigrati sprovvisti di documenti abbia fatto ricorso ai servizi dei trafficanti. In quanto agli immigrati che chiedono asilo politico, dal 20 al 40% si rivolgono ai trafficanti per organizzare i loro viaggi. Oggi si parla di una vera “industria” in questo campo. Un vero mercato si è sviluppato. Questa attività fiorente è sfruttata principalmente dalle organizzazioni criminali. Il prezzo d’ogni viaggio non ha limite. Gli abusi legati alla clandestinità sono indescrivibili[24]; ci sono per esempio casi di clandestini lasciati nelle stive delle navi o abbandonati all’interno di container, casi di confisca dei passaporti o documenti d’identità, di promesse ingannevoli[25] ecc.

2.3. Femminilizzazione della povertà

Femminilizzazione della povertà. Come afferma R. Coomarasway, la mancanza dei diritti alle donne costituisce il primo fattore all’origine di tante migrazioni e della tratta delle donne[26]. La mancanza di strutture economiche, politiche e sociali per garantire alle donne le stesse opportunità nel mondo del lavoro ha contribuito certamente alla femminilizzazione della povertà, che ha provocato a sua volta una femminilizzazione delle migrazioni, obbligando le donne ad abbandonare le loro case alla ricerca di soluzioni economiche vitali.

Se una volta le donne vivevano il fenomeno dell’emigrazione solo per riunire le famiglie, cioè raggiungere il capo-famiglia che precedentemente era emigrato, oggi non è cosi; le donne partono indipendentemente da questo tipo di emigrazione, perché obbligate da esigenze economiche e di sopravvivenza. Le donne sono presentate come le beneficiarie della mondializzazione. L’arrivo delle donne sul mercato del lavoro ha sconvolto le mentalità. Il loro ruolo tradizionale ed il controllo patriarcale sono messi in questione. Le donne pagano il prezzo caro ed elevato di un flessibile mercato del lavoro al quale si aggiungono le discriminazioni di cui loro sono le vittime. Le donne sono molto vulnerabili soprattutto quando devono assumersi da sole il carico familiare. La crescita della povertà e la precarietà della maggior parte della popolazione mondiale si riferiscono particolarmente alle donne[27]. Nel caso dei bambini, sono soprattutto le bambine che sopportano il peso crescente delle disuguaglianze.

 

3. Principali forme della schiavitù moderna

La schiavitù, istituzione legale fino al secolo XIX, costituisce una realtà economica, umana e sociale della nostra epoca. La condizione giuridica dello schiavo è sparita certamente nelle legislazioni in vigore, ma purtroppo continua nella realtà. Non si parla più di schiavi, ma piuttosto delle vittime della schiavitù.

Attualmente il termine “schiavitù” raccoglie diverse violazioni dei diritti umani. In effetti, “alla schiavitù tradizionale e al commercio degli schiavi si aggiungono la vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia infantili, lo sfruttamento di mano d’opera minorile, la mutilazione sessuale delle bambine, l’uso di minori nei conflitti armati, la schiavitù per debiti, il traffico di persone [28] e la vendita di organi umani, lo sfruttamento della prostituzione e certe pratiche dei regimi coloniali e di apartheid”.

Secondo le investigazioni di K. Bales, più di 27 milioni di persone sono soggiogate attualmente nel mondo, ciò che supera gli 11.698.000 deportati catturati in Africa tra il 1450 e il 1900. “Vi sono molti più schiavi viventi oggi di quanti non furono portati via dall’Africa durante l’intero periodo della tratta transcontinentale (…) al momento attuale il popolo degli schiavi è più numeroso [29] della popolazione del Canada e sei volte superiore a quella di Israele”. La schiavitù attuale, comunemente chiamata “moderna” o “contemporanea”, si manifesta sotto diverse forme benché nessuna di esse sia sostanzialmente o strettamente nuova. Le sue principali manifestazioni o espressioni sono: la vendita, lo sfruttamento sessuale, lo sfruttamento per il lavoro, il lavoro forzato, la servitù per debiti.

Secondo l’Ufficio Internazionale del Lavoro, 100.000.000 di bambini vengono sfruttati. Sono 30.000.000 solo in Asia; dati del Ministero degli Interni parlano di 30.000 persone che attualmente in Italia si trovano in stato di schiavitù. Nel Mondo vi sono 300.000 bimbi-soldato, rapiti e indotti a combattere nelle guerre dimenticate in Africa, in Sudamerica e nel subcontinente asiatico.

Le cause, la finalità e l’origine geografica delle vittime di oggi differiscono da quelle della schiavitù antica. Il concetto contemporaneo recupera una nuova dimensione. Le vittime delle pratiche della schiavitù moderna non sono mai incatenate, ma vulnerabilizzate e fragilizzate mediante la confisca dei loro passaporti, l’intimidazione e la violenza, la paura di rappresaglie sulle loro famiglie. Sono letteralmente terrorizzate.

3.1. La schiavitù del debito / la fame e la miseria

Questa forma di schiavitù è antica e moderna allo stesso tempo. Ha le sue radici nel “sud-continente indiano” a beneficio del sistema delle caste e si è sviluppata in seguito alle relazioni feudali in agricoltura. Con l’abolizione della schiavitù, il sistema di servitù per debito ha permesso di reclutare una manodopera coloniale destinata alle piantagioni in Africa, nelle Antille ed nell’Asia del Sud-continente. La servitù per debito cresce attualmente progressivamente a causa delle migrazioni massive per fuggire la povertà. [30]

3.2. La tratta degli esseri umani

La tratta degli esseri umani è una forma contemporanea di schiavitù. Si presenta oggi come un fenomeno globale di traffico di esseri umani con l’obiettivo di sfruttarli. È un “processo dinamico” che consiste in una successione d’azioni e in una forma di spostamento particolarmente violenta. Come la schiavitù per debito, la tratta è un processo di dominio e di sfruttamento. In Europa la tratta è sinonimo di sottomissione alla prostituzione. La tratta riguarda anche le officine clandestine, il lavoro domestico, agricolo o i falsi matrimoni. Questa forma di schiavitù non è nuova, è esistita sempre. Ma soprattutto nella sua forma e nella sua dimensione si è evoluta. In effetti, si è passati dalla tratta delle bianche alla tratta delle donne povere verso le popolazioni ricche.

Accanto alla tratta degli esseri umani, possiamo parlare anche del traffico degli organi. Secondo la “Società Britannica dei Trapianti” (BTS), in Cina “gli organi di alcuni condannati a morte sono prelevati senza il loro consenso, in vista degli ulteriori interventi chirurgici”. Secondo la stessa Società: “le date delle esecuzioni sono elette per corrisponder alle richieste”. Secondo Christophe OLRY, “la vendita degli organi in Cina è un mercato molto lucrativo”:

- Con 62.000 $ si trapiantano i reni

- Con 15.000 $ si trapianta il polmone

- Con 30.000 $ si trapianta una cornea.

3.3. La schiavitù sessuale [31]

Le cifre parlano da sole e sono allarmanti. In effetti, secondo la relazione dell’O.N.U, 4.000.000 di donne sono vendute ogni anno per essere obbligate a prostituirsi e ridotte allo stato di schiave o sottomesse al matrimonio forzato. 2.000.000 di bambini tra 5 e 15 anni sono introdotti ogni anno nel commercio sessuale. Si calcola che durante gli ultimi 30 anni, altri 30.000.000 di donne asiatiche sono cadute nelle reti di sfruttamento.

Secondo G. Di Rosa, in fondo a questa schiavitù si trovano gli enormi guadagni delle organizzazioni criminali che la gestiscono.

3.4. Schiavitù domestica

La società europea si confronta col fenomeno d’invecchiamento generalizzato della popolazione e con quello della generalizzazione del lavoro delle donne. Questa situazione sta all’origine d’un crescente bisogno dei servizi domestici compiuti nella maggior parte dei casi dagli immigranti stranieri. Il Comitato Contro la Schiavitù Moderna (CCEM), dalla sua esperienza di occuparsi delle vittime della schiavitù domestica, intende per situazione di schiavitù “ogni persona esposta nello stato di vulnerabilità per una pressione fisica e/o morale, trovandosi in un obbligo di compiere un lavoro senza essere remunerata in un contesto privo di libertà e contrario alla dignità umana. Bisogna notare che queste situazioni sono molte, accompagnate e caratterizzate da una violenza fisica e/o sessuale”.

Alcuni domestici stranieri sono letteralmente rapiti. Essi vivono in una situazione di costante paura di essere arrestati o sloggiati. Non hanno contatto con le loro famiglie o con i loro prossimi. Sono isolati culturalmente poiché generalmente ignorano la lingua del paese di accoglienza e i loro diritti; non sanno a chi rivolgersi per rivendicarli o semplicemente per chiedere qualunque aiuto. Si possono distinguere quattro categorie di vittime della schiavitù domestica:

- Persone reclutate nei propri paesi di origine dalle agenzie. Vengono ingannate con la speranza di trovare un posto di lavoro. La maggior parte di questi immigrati in Europa proviene dal Sud-Est Asiatico, soprattutto da Filippine, Sri Lanka, Indonesia e India. Questi immigrati, reclutati prima di arrivare in Europa, vengono molto indebitati. Devono pagare il loro debito prima di potere inviare il denaro ai loro parenti.

- Immigrati che sono arrivati in Europa per esercitare un impegno domestico, però sono stati vittime dei trafficanti ed obbligati a lavorare come domestici. In questa categoria si trovano i minorenni arrivati dall’Africa dell’ovest; per esempio, secondo le investigazioni dell’OIM, nella Nigeria 1.178 minorenni almeno sono stati deportati dal paese tra il 1999 e il 2000. I servizi d’immigrazione del Ghana stimano che la cifra di commercio si è avvicinata a 3.582 nelle stesse date. In Benin, i minorenni sono venduti a 75 franchi svizzeri, e normalmente sono sottomessi a regime di schiavitù.

- Il caso dei giovani che arrivano in Europa provenienti dal Terzo Mondo per fare una esperienza religiosa nei distinti Ordini, Congregazioni o Istituti di vita consacrata. Conosciamo le difficoltà relative alla crisi vocazionale in occidente. A volte, alcune congregazioni cercano vocazioni nei paesi del Terzo Mondo, anche se non sono presenti delle loro comunità in questi paesi. C’è il rischio che le motivazioni di questi giovani non siano autenticamente religiose e una volta arrivati in Europa preferiscano sparire nel nulla con la conseguenza di esser esposti a gravi pericoli di sventura. La maggior parte di loro non vuole ritornare nei paesi d’origine.

- Finalmente c’è la categoria delle persone usate nei lavori domestici in un terzo paese; essi seguono i loro padroni quando vanno in Europa per un breve soggiorno. Secondo le investigazioni di G. Vaz Cabral, sono soprattutto i domestici originari del Sud-Est asiatico che lavorano per i diplomatici del Prossimo e Mezzo-Oriente. Spesso non rimangono con i propri padroni, ma vengono licenziati e sono costretti ad adattarsi alla vita che trovano in quel paese.

 

4. Caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù

4.1. La proprietà

La nozione di proprietà è un elemento comune a tutte le definizioni delle convenzioni relative all’abolizione della schiavitù e delle pratiche analoghe. La Convenzione del 1926 si riferisce al diritto di proprietà ma anche agli attributi del diritto di proprietà. Non limita l’interdizione della schiavitù tradizionale. Il riferimento al diritto di proprietà è rimasto come una caratteristica fondamentale della schiavitù moderna. Ciò che è cambiato è la relazione tra lo schiavo ed il suo padrone.

“Si può pensare che la schiavitù sia una questione di proprietà, ma dipende da ciò che intendiamo per proprietà. In passato il rapporto di schiavitù presupponeva che una persona ne possedesse legalmente un’altra, ma la schiavitù moderna è diversa. Oggi la schiavitù è legale ovunque e non esiste più alcuna forma legale di proprietà di un essere umano. Oggi coloro che comprano degli schiavi non chiedono una ricevuta o un certificato di proprietà, eppure ne ottengono il controllo – e ricorrono alla coercizione per mantenerlo. I detentori di schiavi hanno tutti i benefici della proprietà senza averne i fastidi legali. In effetti, per i detentori di schiavi, non averne la proprietà legale si rivela un vantaggio perché esercitano su di loro il controllo [32] totale senza avere alcuna responsabilità per ciò che possiedono”.

4.2. Controllo e pressione esercitati sulla vittima

Uno schiavo non ha dominio della sua volontà o della sua vita. Non può decidere per se stesso. Un controllo è esercitato contemporaneamente sulla sua persona e sugli oggetti personali. Nella maggior parte dei casi, le corrispondenze e le relazioni libere con l’esterno gli sono proibite dal padrone. La pressione esercitata sull’individuo può essere contemporaneamente fisica e morale. Il fattore economico gioca un ruolo importante su questa forma di schiavitù.

4.3. Negazione dell’umanità e alienazione della libertà

La schiavitù moderna conduce alla strumentalizzazione, alla commercializzazione e alla distruzione sociale dell’essere umano. Nel diritto romano esisteva l’associazione, l’assimilazione dello schiavo con un oggetto. Lo schiavo non godeva praticamente di nessun diritto. Le vittime della schiavitù moderna si trovano fuori da ogni cornice giuridica nella misura in cui questa negazione non è prevista per diritto. La mancanza di rispetto per la dignità umana ed i trattamenti inumani sono gli unici concetti giuridici attuali che più si avvicinano a questa negazione.

 

5. La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi

Il proemio delle Costituzioni Ameriane riprodotto nelle costituzioni attuali dell’Ordine della Mercede ricorda i fondamenti biblici dell’opzione preferenziale dei mercedari per gli oppressi di tutti i tempi. In effetti, seguendo fedelmente il Redentore per antonomasia, i mercedari cercano con fede, speranza e carità di essere “redentori qualificati” affinché alla fine della storia siano degni di sentire quella dolce parola che dirà Gesù con la sua bocca:

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 34-36).

Questo carisma della Mercede è oggi più attuale che mai; semplicemente richiede ed esige quello che il D.I.S. ha espresso in questi termini:

“In un mondo di grandi ingiustizie il cui frutto è la miseria di molti paesi, in una società mercanteggiata, che vive alla merce di maggiore produzione e di guadagno di denaro a tutti icosti al punto da non considerare l’essere umano e la stessa natura. Una società immersa nel consumismo, nell’egoismo collettivo e nella globalizzazione. Protesa verso il rendimentoeconomico tanto da generare continue e multiple cattività che mettono in pericolo la fede di molti nostri fratelli e sorelle. Questa realtà offre ai mercedari un ampio ventaglio di possibilità al suo carisma redentore. ( D.I.S. p. 79).

Dopo una attenta analisi di tutta questa problematica è emersa una situazione ampia e complessa nella quale è possibile esercitare il nostro carisma. Vedo un po’ difficile poter soddisfare il desiderio del 72% degli intervistati dal D.I.S. che reclamano un’opera comune e specifica. Perciò suggerisco la concreta possibilità di vivere tutte le situazioni con uno spirito redentore anche se con risposte diverse.

5.1. Diversità delle risposte, un solo spirito redentore

La storia della Chiesa e della Mercede è piena di testimonianze eroiche, delle opere di povertà e di redenzione portate a compimento dai nostri instancabili ed intrepidi religiosi mercedari in momenti, contesti e condizioni difficili.

Ogni atto di redenzione esige sacrificio, abnegazione e rischio. Suppone anche una determinazione, ma soprattutto un amore verso lo schiavo, icona di Gesù colpito e disprezzato in tutti gli aspetti dell’umanità. In questo contesto, il mercedario è chiamato a continuare la missione seguendo le orme di San Pietro Nolasco fino ai luoghi del dolore e della sofferenza, del calvario dei cristiani oppressi, emarginati e in pericolo di perdere non solo la vita, ma anche e soprattutto la loro fede.

Attenzione, non si va in questi luoghi come un curioso per vedere che cosa succede o come un turista, con uno spirito trionfalistico che cerca di divertirsi e si ferma per vedere cose esotiche assistendo a spettacoli mai visti. Non si va in questi luoghi neanche come uno scienziato preoccupato fondamentalmente per le sue investigazioni e, una volta raggiunti i risultati, di essere applaudito ed acclamato da tutti, passando così agli annali della storia. Neanche si va in questi posti come un semplice avventuriero che intraprende qualunque cosa per disperazione o perché ha fallito nella vita. Ad esempio di San Pietro Nolasco, si va in questi luoghi mossi dalla passione e dalla compassione per quei nostri fratelli e sorelle ridotti al livello delle cose, degli animali i cui diritti e la dignità sono negati e calpestati. Per andare in posti di oppressione e di schiavitù, bisogna aver fatto un’esperienza profonda di Dio, lasciarsi condurre dalla sua Parola, con una vita spirituale alimentata dai sacramenti e sentire risuonare nel cuore quelle parole irresistibili del profeta Isaia assunte da Gesù all’inizio della sua missione:

“ Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19).

È fondamentale questa esperienza mistica, questa scoperta del volto di Gesù nell’oppresso dei nostri tempi (cf. Mt 25, 31 ss). Accanto alle risposte classiche di redenzione operate dall’Ordine della Mercede durante la storia, dall’abolizione della schiavitù l’Ordine ha saputo fare il suo “aggiornamento” con l’espressione “nuove forme di schiavitù” nelle nuove costituzioni post-conciliari. L’Ordine della Mercede continua ad esercitare il quarto voto dove effettivamente si trova una situazione sociale nella quale concorrono le seguenti condizioni:

- situazione oppressiva e degradante della persona umana

- situazione che nasce da principi e sistemi opposti al Vangelo

- situazione che mette in pericolo la fede dei cristiani

- situazione che offre la possibilità di aiutare, visitare e redimere le persone che vi si trovano (Const. 16).

Questo “aggiornamento” ci mette in consonanza con “una vita religiosa samaritana” esposta e suggerita dall’ultimo Congresso Internazionale della Vita Consacrata celebrato a Roma dal 23 al 27 novembre 2004 con lo slogan “Passione per Cristo, passione per l’umanità”. Infatti il carisma redentore ci colloca sul cammino del samaritano, compreso oggi come:

“uno spazio immenso, dove si affollano uomini e donne, bambini e anziani che, mezzi morti, portano le ferite che ogni tipo di violenza ha inferto loro, nel corpo e nello spirito. Sono innumerevoli i volti sfigurati dalla violenza e dall’ingiustizia: volti di immigrati e di rifugiati in cerca di una patria, di donne e giovani sfruttati, di anziani e malati abbandonati a se stessi; volti umiliati dai pregiudizi razziali e religiosi, volti di bambini traumatizzati nel corpo e nello spirito, volti sfigurati dalla fame e dalla tortura”[33] .

Questo spiega la diversità ed il ventaglio d’azione liberatrice effettuata nelle distinte province dell’Ordine dalla famiglia mercedaria. Il denominatore comune è l’opzione preferenziale per gli imprigionati, gli immigrati, i rifugiati, i bambini con poche risorse per un futuro migliore, le donne picchiate ecc. In risposta a queste situazioni, i mercedari creano spazi di libertà e di realizzazione personale per quelle masse di gente che la società postmoderna continua ad abbandonare alla loro propria morte. Nelle parrocchie, nelle scuole ed in altre istituzioni i mercedari portano una forte dose di questo spirito redentore e costituiscono una cornice privilegiata di formazione per rendere testimonianza con parole, fatti e segni vivi, all’azione dello Spirito di Dio che agisce nel mondo contemporaneo attraverso il carisma liberatore della Mercede.

5.2. Limiti e difficoltà

Diversi padri capitolari, appoggiandosi allo studio del D.I.S., hanno espresso la loro preoccupazione per l’Ordine, la necessità che l’Ordine abbia un’opera redentrice comune che concentri, includa e mobiliti le energie di tutti i religiosi dell’Ordine per una “crociata” contro le schiavitù moderne. Questa è una preoccupazione condivisa dalla maggioranza dei mercedari. Se è certo che esistono diverse situazioni di cattività dove i mercedari sono presenti e lavorano, è anche certo che pretendere una sola azione comune - come alcuni religiosi reclamano - è come imporre a tutto l’Ordine un’opera irreale e lasciare morire le opere già intraprese. Ciò che è importante è avere una vocazione comune che ve applicata in molti compiti, secondo le circostanze d’ogni luogo.[34]

Salvaguardando queste due considerazioni, da un lato si può continuare a cercare, pensare, proporre e potenziare le tradizionali campagne (iniziative) promosse dal governo generale, cioè impegnarsi sempre di più a livello di provincia e di singolo religioso a recuperare una nuova dimensione di sentirsi famiglia, poiché siamo nell’era della “globalizzazione”. D’altra parte, è necessario riabilitare e rivitalizzare il “fondo della redenzione” riservato esclusivamente alle redenzioni prestabilite dall’Ordine e, se è possibile, in collaborazione con altri organismi umanitari o altre istituzioni religiose sensibili a questa causa. Sono anche importanti la formazione e l’informazione nel campo della “Teologia della Missione Redentrice e della Cattività” (cf. D.I.S p.77 ss).

 

Conclusione:

Alla fine di questa piccola riflessione, si può affermare che effettivamente esistono nuove forme di schiavitù nel mondo contemporaneo. È per noi mercedari uno dei segni dei tempi e siamo chiamati ad apportare non solo il nostro granello di sabbia dal nostro carisma redentore ed una posizione di denuncia, ma anche un atteggiamento di annuncio e un impegno concreto e plausibile di redenzione, secondo lo spirito di San Pietro Nolasco, adottando nuovi metodi adeguati allo stile e alla mentalità moderna. Il carisma della mercede è attuale oggi più che mai.

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Damase Masabo

Relazione

di

Sr.Doloretta Silanos

Vicaria delle Suore di N.S.della Mercede

Saluto:

Prima di tutto porgo il più cordiale saluto a tutti i presenti e rivolgo un grazie di cuore ai Cavalieri della Mercede per averci invitato a partecipare a questo Primo Convegno Internazionale della famiglia Mercedaria.

Chi siamo:

La nostra Congregazione è un Istituto Internazionale di Diritto Pontificio, fondato a Nancy, Francia nel 1864 dalla serva di Dio, Madre Teresa di Gesù Bacq,al secolo Elisabetta Bacq. Viviamo in comunione intima con la Chiesa, congiungendo contemplazione e lavoro apostolico secondo il carisma della nostra Fondatrice espresso nelle Costituzioni ,nella linea di grazia indicata dalla regola di Sant’Agostino. Lo spirito della nostra Congregazione è essenzialmente cristologico- mariano e si esprime attraverso l’impegno di vivere la vita di Gesù in Maria, per Maria e con Maria

Chi è Madre Teresa? Come è arrivata ad essere mercedaria? Madre Teresa è una splendida figura di donna,vissuta per Cristo e per la Chiesa nel tumultuoso fluire del XIX secolo. Nata a Parigi il 16 settembre del 1825,e battezzata nella Chiesa Evangelica di confessione asburgica, Elisabetta cresce e viene educata secondo i principi della religione luterana.

Non ancora quattordicenne sente il bisogno di aderire alla fede Cattolica, e il 31 maggio del 1839 compie solennemente l’atto di abiura e riceve per la prima volta la Santa Comunione. E’ un giorno di vera rinascita spirituale. Dio guarda con predilezione questa creatura, la cu i interiorità, divenuta ormai un mistero di luce, è tutta predisposta ad assecondare l’azione divina. Il primo frutto di questa sua disponibilità allo Spirito è certamente un devozione filiale verso la Vergine Santissima,che sfocia nell’impegno di “difendere ad ogni istante e per tutta la vita il privilegio della sua Immacolata Concezione. In una lettera indirizzata al Cardinale Lavigerie si legge: “Il giorno della mia abiura, Dio mi ha fatto la grazia di comprendere molte cose di cui non avevo mai sentito parlare…Da quel giorno ho sentito una devozione tutta filiale verso la Vergine Santissima e ho promesso di amare e difendere,durante tutta la mia vita, il bel privilegio della sua Immacolata Concezione che tante volte avevo sentito attaccare nella religione da cui ero uscita”(Lettera 16,1). La suprema bellezza del Figlio di Dio l’attrae e la conquista; imitando Maria comprende la sua vocazione, per cui a sedici anni, decide di appartenere a Lui per sempre,ed emette il voto di perpetua verginità. A 18 anni Elisabetta entra in un Istituto di ispirazione mariana,tra le Agostiniane dell’Interiorità di Maria,a Montrouge;e qui,assumendo il nome di Teresa di Gesù,imparerà a seguire Cristo percorrendo le orme della sua divina Madre.

Nel 1863, con il consiglio e l’aiuto del Cardinale Lavigerie,Vescovo di Nancy e suo direttore spirituale. Madre Teresa lascia la comunità di Montrouge. Il Signore si serve di lei per arricchire di nuovi carismi la sua Chiesa. Monsignor Lavigerie l’accoglie nella sua diocesi,e qui, sempre con l’appoggio e la guida del Vescovo,Madre Teresa dà inizio alla Congregazione delle “Religiose dell’Assunzione di nostra Signora,”la cui finalità consiste nel glorificare Gesù attraverso Maria,e la cui missione è quella di cooperare alla salvezza del prossimo mediante l’educazione della gioventù.

Nel 1867,il Vescovo di Nancy accetta la sede Arcivescovile di Algeri. Le immense necessità dell’Africa spingono l’Arcivescovo a chiedere cooperazione missionaria a diverse Congregazioni europee. Madre Teresa, sollecitata con urgenza,invia le sue religiose. Per Madre Teresa comincia l’ora gloriosa della “passione.”Da questo momento di grazia,in un puntuale susseguirsi di grandi responsabilità e brucianti umiliazioni,vivrà per la vita del suo Istituto,nel quale vede l’opera che Dio ha voluto affidarle per la Sua Gloria e per la salvezza delle anime.

Durante la sua esperienza missionaria,come nel tempo dell’apostolato tra gli operai, Madre Teresa incontra difficoltà e travagli d’ogni genere. Più volte l’Istituto sembra sul punto di naufragare . Ma la grande ed incrollabile fiducia in Dio la rende ottimista anche “tra le più cupe tempeste”,sa imporsi per l’esemplarità delle sue virtù.

La Madre,intanto,insieme alle sue suore, studia e prega perché il Signore le faccia conoscere un Ordine a cui aggregare la piccola Congregazione, e questa possa raggiungere la necessaria stabilità. La volontà di Dio si manifesta per mezzo dello stesso cardinale Lavigerie,il quale le indica l’Ordine della Mercede e l’aiuta ad incontrare il Maestro Generale dell’Ordine, Padre Valenzuela. L’aggregazione avviene ufficialmente il 4 aprile del1887,unificando cosi, nella carità redentrice di Cristo,l’eredità spirituale di Pietro Nolasco e di Teresa di Gesù Bacq per un comune impegno di liberazione nella Chiesa. Evento provvidenziale per la vita dell’ Istituto,che corona il duplice sogno di Madre Teresa: mettere al sicuro le sue suore e mantenere l’identità mariana. Le Religiose dell’Assunzione diventano così Suore di N. S.della Mercede. La gioia è grande e il cuore di Madre Teresa si apre immediatamente ad accoglierne lo spirito. L’aspetto della liberazione,in un certo modo,completa la grazia del carisma. Si sente fiera di essere membro di tale gloriosa famiglia. In- fatti, tutta la vita di Madre Teresa è stata contrassegnata dalla disponibilità piena ad unirsi alla redenzione del Cristo. E’ proprio in questa immolazione che possiamo riconoscere l’essenzialità del suo carisma. Tutti i travagli della sua esistenza,le spine della povertà,i sacrifici e le fatiche della sua missione,hanno avuto in lei un unico scopo: liberare le anime dalla schiavitù del peccato e ricondurle sulla via della santità. Come Maria, che si proclamò schiava del Signore,le Suore di N.S. della Mercede sono chiamate a vivere il loro carisma in totale schiavitù a Gesù con Maria per collaborare con Cristo alla redenzione dell’uomo (Cfr Gal 5,1; Cost. art. 4).

 

Spritualità e Carisma:

La spiritualità vissuta e proposta da Madre Teresa si desume dai suoi scritti, è una spiritualità essenzialmente cristologica e mariana. Come pure il suo carisma che si identifica principalmente con l’impegno di vivere la vita di Gesù in Maria, attraverso l’imitazione delle virtù umili e nascoste praticate dalla Vergine Santissima. Maria è la “Via Regale”che conduce alla perfetta unione con Cristo e alla piena docilità dell’azione santificatrice dello Spirito. E’ appunto l’intimità con la Madre del Signore che consente allo Spirito Santo di riprodurre nell’anima la suprema bellezza di Cristo. E’ non solo per se stessa,ma perché possa essere comunicata a coloro con i quali si verrà in contatto per la gloria di Dio. Questa gloria è da ricercarsi instancabilmente mediante una vita di interiorità e una dedizione senza limiti alle opere di carità e di misericordia proprie dell’Istituto.

Il carisma di Madre Teresa può essere facilmente identificato con quell’ ardore interiore che la sollecita incessantemente a procurare,con tutti i mezzi di cui può disporre,la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Gli elementi essenziali che in lei e nelle sue religiose segnalano una risposta concreta alla grazia del carisma possono cosi sintetizzarsi:

- Essere figlie e serve della Madre di Dio lavorando incessantemente,e in suo nome, alla salvezza dei poveri e degli abbandonati,come strumenti della misericordia del Salvatore.

- Ispirarsi a Maria e al suo amore per i poveri,dedicandosi con disponibilità incondizionata a tutte le opere di carità e di misericordia.

Tendere fermamente alla santità personale e promuovere la santità del prossimo.

La realizzazione di questo programma richiede coraggio e generosità: Madre Teresa può attuarlo solo a prezzo di sfibranti peregrinazioni e continui sacrifici. Il segreto della sua forza d’animo era il grandissimo amore per Dio e per il prossimo. Tutta l’esistenza di Madre Teresa può oggi essere riproposta quale messaggio di indiscussa fedeltà a Dio,di obbedienza incondizionata alla Chiesa,di attenzione all’uomo,specialmente povero o bisognoso di liberazione sotto qualsiasi aspetto. E’ un messaggio attuale e coinvolgente. Il coraggio,la costanza e la carità operosa della serva di Dio risultano un particolare incentivo anche per i giovani i quali,se aperti ai valori dello spirito,si sentono interpellati dalla sua vita e dalla sua missione.

Dove siamo:

L’Istituto,fedele allo spirito delle origini,cerca di realizzare anche oggi le stesse opere di carità e di misericordia in varie parti del mondo. Con circa 500 membri, è presente in Italia,in Francia,in Belgio, in Terra Santa ,in Cile,in Ecuador,negli Stati Uniti,in India; fra non molto spera di aprirsi anche in Indonesia, dal momento che il Signore ci ha benedetto mandandoci un gruppo di giovani indonesiane. Ha 52 comunità, più 4 case di formazione.

 

Attività apostolica comprende:

- l’educazione e formazione della gioventù,specialmente povera e bisognosa di liberazione da qualsiasi forma di schiavitù;

- l’assistenza caritativa, mediante opere assistenziali e sociali con particolare attenzione alle membra più povere e sofferenti del Corpo di Cristo.

- l’evangelizzazione e la promozione umana, anche in terra di missione;

- l’apostolato parrocchiale, l’accompagnamento vocazionale

L’impegno Mercedario è quindi volto alla liberazione dalle antiche e nuove schiavitù che affliggono l’umanità,al fine di mostrare l’Amore Misericordioso di Dio. Assumendo i colori dei popoli e delle nazioni,rispettando culture e religioni,le suore Mercedarie si fanno in Cristo mercede continuando a piantare la loro tenda,or qua ,or la,per dispensare l’amore misericordioso di Dio e per accogliere l’adesione dei suoi fedeli.

Continuano a presentarsi disarmate per liberare chi è schiavo con la forza della carità di Dio;continuano ad invitare nel nome di Gesù per un proficuo lavoro nel campo di Dio;continuano nell’impegno di liberare il mondo dalle schiavitù del tempo presente affrontando con coraggio il viaggio della speranza nell’intento di liberare il mondo afflitto da indigenza, ignoranza, paura, solitudine,emarginazione,idolatria; continuano ad invocare Maria, Madre della Mercede e della liberazione. Mercede e della liberazione.

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Relazione

di Sr.Maria Yolanda Sanchez

Superiora Provinciale

Suore Mercedarie del SS.Sacramento

Noi Suore Mercedarie del SS. Sacramento siamo una Congregazione religiosa di Diritto Pontificio, fondata da Maria del Rifugio Aguilar y Torres in Città del Messico il 25 marzo 1910.

Maria del Rifugio, nata in San Miguel de Allende – Guanajuato- Messico, primogenita di otto fratelli, cresce serenamente sotto la guida dei genitori, i quali, ottimi cristiani praticanti, sanno inculcare nel suo animo l’amore a Dio e ai poveri.

Dal giorno della sua Prima Comunione crescerà sempre più in lei l’amore a Gesù Eucaristia che ben presto si trasformerà in un forte amore verso i più poveri e bisognosi. All’età di 20 anni, come era uso di quel tempo, sposa per volere del padre, il Sig. Angelo Cancino; il loro matrimonio ben presto viene allietato dalla nascita di due figlioletti: Angelo e Rifugio Teresa. Ma i disegni di Dio su di lei erano ben altri…

All’età di 22 anni rimane vedova e, ben presto perderà anche il piccolo Angelo. Il suo dolore è indicibile, ma lei non si perde d’animo, con la forza della preghiera e la luce della fede, rinuncia a tutto ed entra a far parte del Terzo Ordine Francescano di cui in seguito sarà Ministra e Maestra delle novizie.

Ogni giorno lei porta gioia e conforto a quanti soffrono la solitudine, a quanti sono privi del necessario e bisognosi, materialmente e spiritualmente, tanto che nel suo paese la chiamavano “l’Angelo di San Miguel de Allende”.

Il 18 marzo 1896, durante un corso di esercizi spirituali, sperimenta una trasformazione interiore profonda che la porta a centrare la sua vita nell’Eucaristia . Ella comprende che l’uomo è stato creato per lodare e servire Dio, e che non c’è peggiore schiavitù che ignorare questa realtà.

Da quel momento Maria del Rifugio si dedica gioiosamente al servizio di Gesù presente nel sacramento dell’Eucaristia, adorandolo e diffondendo il culto Eucaristico per mezzo della catechesi e la cura della chiesa.

Nella sua esperienza di madre di famiglia e nell’esercizio del suo apostolato intanto non trascura la sua figlioletta che da grande seguirà le sue orme consacrandosi a Dio nella stessa Congregazione da lei fondata.

Attenta ai segni dei tempi, Maria del Rifugio intuisce che nostro Signore le affida la salvezza dei bambini e dei giovani, convinta di cooperare alla trasformazione della società promovendo i valori cristiani. Quindi, sensibile alla sofferenza degli uomini, con animo intrèpido cerca di guidare i bambini e i giovani e quanti la frequentano, orientandoli nella crescita della fede e nell’ incontro del Dio vivo e presente nell’Eucaristia.

Un giorno, entrando nella cattedrale di Morelia, mentre pregava fervorosamente dinanzi al Tabernacolo e all’immagine della Vergine di Guadalupe, sente l’ispirazione di fondare una Congregazione con il fine di infondere l’amore a Gesù Eucaristia ai fanciulli e ai giovani, ed estendere ovunque il suo Regno.

Sicura della volontà di Dio, consigliata del suo direttore spirituale, il 25 marzo 1910 fonda l’”Apostolato di Gesù Eucaristico”, dedito all’adorazione Eucaristica e alla formazione cristiana e culturale dei fanciulli e dei giovani.

Ella afferma che al centro di tutte le scienze c’è Dio e che non ci può essere autentica educazione cristiana senza la partecipazione all’Eucaristia e la devozione filiale a Maria, due elementi càrdine su cui poggia l’azione educativa liberatrice che garantisce la formazione dell’Uomo Nuovo e la costruzione della civiltà dell’amore.

Nel 1918 fra Alfredo Scotti, dell’Ordine Mercerdario, di cui più tardi diventerà Maestro Generale, viene nominato dall’arcivescovo del Messico, direttore ecclesiastico dell’Apostolato Eucaristico. Infatti, sotto la sua guida, la comunità si organizza e cresce.

All’inizio del 1922 vi erano già ottanta suore che gestivano otto scuole e, nello stesso anno, precisamente il 15 giugno, la Congregazione riceve l’Approvazione Diocesana.

Col trascorrere del tempo, Maria del Rifugio sente vivamente nell’intimo del suo cuore di dover ringraziare nostra Madre SS. della Mercede per tutte le grazie che le aveva concesse e per averle dato una guida sicura nella persona di Padre Alfredo Scotti. Nello stesso tempo, comprende bene quale ricchezza si aggiungerebbe alla sua Congregazione, mettendo insieme Eucaristia e Mercede, poiché senza l’Eucaristia e senza Maria il mondo non potrebbe mai essere liberato dalle varie schiavitù che l’opprimono. Convinta di ciò, chiede all’Ordine della Mercede l’aggregazione della Congregazione che, benevolmente le viene concessa l’11 luglio 1925.

Lo stesso anno segue in Città del Messico una terribile persecuzione religiosa che proibisce ogni manifestazione di culto portando a tutti privazioni, dolori e lutti. Madre Maria del Rifugio affronta con coraggio persecuzioni e interrogatori da parte delle autorità rivoluzionarie le quali, l’anno successivo, le ordinano la chiusura della cappella e la confisca dell’Istituto. Lei, nonostante tutto, con animo sereno e forte decide di mettere in salvo la Congregazione che già si era arricchita di tante giovani Suore, tra cui sua figlia Maria Teresa.

Cosi, sostenuta dalla preghiera e incoraggiata dai Padri Mercedari, in varie riprese, cerca di mandare le sue figlie in diversi paesi dell’estero: Cuba, Stati Uniti, El Salvador, Cile, Colombia, Spagna e nel 1929, in Italia, precisamente a Caltanissetta, nel cuore della Sicilia…

Maria del Rifugio, dopo aver visto diffusa in varie Nazioni l’opera affidatale da Dio, ammalàtasi gravemente, muore in Città del Messico il 24 aprile 1937, lasciando in eredità alle sue figlie spirituali il carisma Eucaristico–Mercedario, sintetizzato oggi nel motto: ”Evangelizzare con Maria alla luce dell’Eucaristia”.

Dopo nove anni della sua morte, sotto il pontificato del Papa Pio Xll, il 22 luglio 1948 la Congregazione ottiene l’Approvazione Pontificia con Decreto di Lode, cambiando il suo nome a: Suore Mercedarie del SS. Sacramento.

Oggi, siamo circa 700 Religiose distribuite in 11 Nazioni, aperte ai segni dei tempi e alle direttive della Chiesa.

Attualmente, svolgiamo il nostro apostolato anche in Venezuela, Guatemala e Costa Rica.

Fedeli ai fini per i quali siamo state fondate, le nostre principali opere apostoliche sono le scuole. Tuttavia, la Congregazione man mano si è aperta ad altri apostolati: Oggi attendiamo:

Una missione permanente in Cuba, missioni temporali, asili nido, una casa che accoglie bambine povere, continuamo a collaborare con le parrocchie nei ministeri che ci affidano, case di spiritualità, case di accoglienza, pastorale carceraria, formazione famigliare, aiuto in varie forme agli immigrati e si attende il Seminario Diocesano di Jaén, in Spagna.

Negli ultimi anni si sta lavorando intensamente nella riscoperta della figura della nostra Venenata Madre Fondatrice la cui causa di canonizzazione è stata avviata, e nella rivalutazione del Carisma. Da questo impegno è nato l’interesse di tanti laici, che pur se non legati alle opere dell’Istituto, partecipano al suo carisma e alla sua missione, organizzando il Laicato Eucaristico Mercedario.

Tale Movimento è una risposta di fede che permette ai suoi associati d’impegnarsi attivamente come membri della Chiesa e di testimoniare la loro vita Eucaristica Mercedaria con progetti di evangelizzazione e di solidarietà verso i più bisognosi ed ermaginati.

Concludendo, eleviamo un inno di lode e di ringraziamento a Dio Uno e Trino e a nostra Madre SS. della Mercede per averci rese partecipi di vivere, testimoniare e diffondere il Carisma Eucaristico Mercedario lasciatoci in eredità da Maria del Rifugio.

E, come Lei, oggi desideriamo incendiare il mondo di Eucaristia e di Mercede, realizzando il suo ultimo sogno, quello di partecipare all’evangelizzazione del continente africano.


“Evangelizzare con Maria alla luce dell’Eucaristia”

c

Testimonianza

di

Sr.Rebecca Cervantes

Consigliere Generale

Mercedarias Misioneras de Berriz

Charla con los Cavalierede la Merced

Las Mercedarias Misioneras de Bérriz, tenemos nuestras raíces en el añoso tronco Mercedario y de su sabia nos hemos alimentado a lo largo de los siglos.

Nacimos hacia l540, en un lugar llamado Bérriz, enclavado en las bellas montañas, del espectacular paisaje de Vizcaya España. Y nacimos como un Monasterio de Clausura Papal, hasta que 400 años después, a principios del siglo pasado, una mujer de Dios, llamada Margarita Ma. López de Maturana en cuyo corazón ya bullían estos sentimientos expresados en mayo de l912: … Yo no deseo más que glorificarle sobre la tierra, como Él glorificó al Padre y darle a conocer a los que me ha encomendado, que es el mundo entero” cambió el rumbo…

Desde una profunda vida interior, y enamorada de Cristo Redentor, fue tierra fecunda que acogió la semilla que dejaron a su paso por Bérriz, dos Misioneros camino a sus misión de la India y China, esa semilla de inquietud que ellos dejaron supo dinamizarla, primero en el colegio donde ella era Directora, después la traspasó al Convento, y fue así que brotó el anhelo irresistible de hacerse misioneras.

El l9 de Septiembre de l926 salía la primera expedición de misioneras hacia Wuhu en China, y aún no llegaba a su destino en aquellos largos viajes por barco, cuando ya se preparaba una segunda expedición que iría a las pequeñas y lejanas Islas de Micronesia y al Japón…

Pocos años después, el enviado del Vaticano, en votación secreta constataba la voluntad de aquel Monasterio de convertirse en un Instituto Misionero, el resultado no pudo ser más feliz, con l 94 votos, ¡unanimidad!

El Papa XI bendijo esta iniciativa de ir a Misiones, augurando que crecerían en espíritu y en vocaciones, y así fue. El 23 de Mayo de l930 Roma da la aprobación definitiva al Instituto.

Esa gran mujer de quien el Observatore Romano dijo a su muerte el 23 de Julio de l934 –dos días antes de cumplir 50 años- que “era una mujer que tenía los ojos en el cielo, los pies en la tierra…. Y la mirada en el tiempo, ha sido Beatificada el pasado 22 de Octubre en Bilbao España. -Dato interesante es que su hermana gemela Leonor también entró de Religiosa, pero a otro convento para ofrecer a Dios lo más que podían: su separación. También Leonor está en proceso de Beatificación-

Las Mercedarias Misioneras de Bérriz, nos encontramos en 72 comunidades en los cinco Continentes: China, Japón, Filipinas, Islas de Mirconesia: Guam, Palau, Ponapé Chuuk y Saipan, en Africa: RD Congo, y Zambia, en España, E. U. México, Guatemala, Nicaragua, Perú, Ecuador y en Italia la Casa General.

Y desde todos estos lugares, en el día a día, queremos hacer vida nuestro 4º. Voto Redentor:

“permanecer en la misión si así lo exige el bien de nuestros hermanos”

Tratando de encarnar en nuestras vidas el Carisma Liberador, y

“clarificar en todos los pueblos y razas la imagen de Cristo Redentor….. como quería la M. Margarita, en un mundo en el que las nuevas esclavitudes son tantas, a veces claras y brutales, otras más sutiles…

Estamos en tiempos de globalización y nos toca vivir cambios y acontecimientos que nos confrontan a diario con las nuevas esclavitudes de este siglo: injusticia, exclusión, violencia, marginación, empobrecimiento de los pueblos, la opresión, sobre todo de la Mujer (Xab),

Antes esta realidad nos sentimos invitadas a:

+ mirar al mundo como Dios mismo lo hace:

Incluyendo, amando con ternura y compasión. Mirada de fe que penetre la realidad y que nos haga capaces de un análisis crítico, sin miedo a la verdad.

+ con una mirada contemplativa, femenina, integradora, desde la certeza de que todo está habitado por Dios, corazón de la realidad .

+ Mirar con los ojos de los empobrecidos. Una mirada solidaria, esperanzada y abierta, en diálogo con los pobres, las culturas y las religiones.

+ Mirada celebrativa de la vida, gozosas de ver y festejar las transformaciones positivas hechas por el ser humano.

Desde las actitudes de Jesús:

Tratamos de que toda nuestra vida sea mensaje que anuncie la Buena noticia del Dios de Jesús

+ Con pequeños signos de la ternura y de la Merced de Dios, especialmente para las víctimas de la globalización, (sobre todo en nuestro caminar junto a las mujeres, los emigrantes, marginados, ancianos, jóvenes sin futuro)

+ Con acciones de solidaridad efectiva, a través de Proyectos de desarrollo alternativo, trabajo en redes…. atentas a los Movimientos de esperanza que se van dando en nuestra mundo, para alentarlos, difundirlos

+ Facilitando el diálogo interreligioso, (Filipinas) el conocimiento y admiración ante otras religiones

+ Colaborando en el cuidado y defensa de la vida, comprometidas con la Justicia, la Paz

y la Integridad de la Creación.

Vemos que las estructuras de pecado esclavizan hoy a tantos seres humanos y sentimos que el Dios de la VIDA nos pide dar respuesta a los gritos de los excluidos y excluidas de esta hora, colaborando con otras personas y grupos para crear una cultura de vida y esperanza.

Todo esto desde la llamada a ser Mujeres de Dios, orantes, contemplativas, dejándonos recrear por la acción compasiva de Dios que nos impulsa a “dar la propia vida para que otros y otras tengan vida” -nuestro 4º. Voto.

Nos sentimos Convocadas a ser mujeres de Dios, signos de Merced para la Humanidad.

En un camino de crecimiento Participando con millones de mujeres del mundo, en el despertar de nuestra propia conciencia femenina, que es uno de los “signos de los tiempos” más evidente en esta época

En un camino de solidaridad compasiva: ante la actual desigualdad e injusticia del mundo que afecta especialmente a la mujer pobre. Expresión de ello es la creciente “feminización de la pobreza”

Y es desde la sensibilidad del Carisma Mercedario a las nuevas esclavitudes que nos llega especialmente la invitación a:

+ acompañar el caminar de otras mujeres en su proceso de liberación, especialmente de la mujer pobre y dependiente

+ Vivir las tareas misioneras de humanización del mundo, desde una actitud serena y afirmativa de nuestra identidad femenina, como mujeres dispuestas a dar la vida a favor de la vida.

+ Realizando todo esto a través de nuestras tareas educativas y de formación en valores, participación, siendo voz y apoyo en plataformas que defienden la vida, atención a las mujeres marginadas,( indígenas, emigrantes, madres solteras, encarceladas…)

Todo lo anterior queremos vivirlo así porque:

+ CREEMOS en una experiencia personal y colectiva del Dios de la Vida, que nos llama a ser SIGNO COMUNITARIO DE LA MERCED Y MISERICORDIA de Dios para la humanidad.

+ CREEMOS que el Espíritu de Dios ha sido derramado sobre toda realidad, que ésta es llamada a ser salvada, liberada y que nosotras podemos colaborar en este proceso

+ CREEMOS en nuestra Misión Liberadora de compartir esta vivencia gozosa y alentadora de Dios con todas las mujeres y hombres, en relación de igualdad, sencillez y ternura, para que en todo seamos anuncio viviente del Dios de Jesús.

EN RESUMEN:

Donde lo diferente, muchas veces conduce al rechazo y al odio, queremos aprender a celebrar las diferencias y afirmar que todos y todas somos hechos a imagen de Dios.
Donde la gran mayoría no tiene lo más básico para poder gozar de una vida digna y humana, queremos que nuestro servicio sea para humanizar y liberar.
Donde la paz es tan inestable, queremos comprometernos por la justicia y hacer aquello que promueva otra manera de vivir para hacer posible un mundo más humano e interrelacionado.
Donde se vive en una situación de oscuridad de Dios, queremos anunciar a Jesús, sembrar confianza, abrir horizontes que den sentido a la vida, comunicar e irradiar esperanza.
Donde la mujer es tan ignorada y marginada, queremos luchar por su dignidad, su valoración, para que ocupe el lugar que le corresponde en la sociedad y en la Iglesia
Donde se vive la globalización queremos globalizar también la solidaridad y la esperanza entre los pueblos y las personas de distinta raza y condición.

El maravilloso tejido de la creación

de las relaciones, de los sueños;

está mutilado, desgarrado, hecho jirones

y su belleza devastada por la violencia.

He aquí que Dios, nuestro PADRE-MADRE,

se dispone a reunir los jirones

para tejerlos de nuevo:

reúne los jirones de nuestras tristezas,

las lágrimas, las frustraciones, el dolor,

la ignorancia, las violaciones, la muerte…

Y reúne también los jirones del trabajo duro,

la compasión de muchos corazones,

las iniciativas por la paz,

las luchas por la justicia y a favor de la vida

las intuiciones sobre sendas nuevas,

la fe en la otra, en el otro…

Esta recreando un nuevo tapiz

mucho más bello que el anterior…

y nos invita a tomar parte de su trabajo

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Testimonianza

Del

dott.don Giuseppe Navarra

Grand’Ospitaliere dei Cavalieri della Mercede

Sua Paternità, Sua Signoria, Venerati Confratelli, Fraternità Mercedarie, ospiti tutti, a Voi giunga l'augurio di un buon proseguimento di giornata ed il cordiale saluto di benvenuto.

L'incontro di oggi, fortemente, voluto dal Gran Cancelliere della Compagnia: Barone Don Beniamino Sorbera De Corbera, è un primo momento di reciproca conoscenza delle numerose fraternità mercedarie e tende a promuovere all'esterno la presenza di una articolata realtà mercedaria internazionale la cui spiritualità ricca di storia e di servizio ha in se gli elementi utili ed attuali per contribuire allo sviluppo anche laico degli indirizzi provenienti dalla Chiesa nel settore della politica sociale cattolica.

Chi Vi parla risponde al ruolo del Grande Ospitaliere della Compagnia di S.Maria della Mercede la cui funzione è quella di promuovere e sovrintendere alle attività di servizio dell'Ordine Ospitaliero.

A me spetta il compito di presentarVi l'Istituzione che dopo un periodo di stasi, a Catania nel 1992, per iniziativa di un gruppetto di persone ha ripreso il cammino dei laici e il 10 agosto del 2002, dopo avere dato testimonianza di servizio mercedario, ha ricevuto dall'allora Maestro Generale dell'Ordine Religioso il riconoscimento ufficiale, cito:

VISTO:

La richiesta pervenuta dal Governatore Dr. Luigi Lo Vecchio con lettera Prot. 2908 del 10 luglio 2002,

Preso atto:

1°-degli ideali cristiani su cui si fonda;

2°-dell'impegno umano-sociale di solidarietà con cui opera;

3°-dello spirito specificamente mercedario che ne caratterizza e sostiene la vita;

4°-riconoscendo la piena sintonia con la persona e l'opera di redenzione di San Pietro Nolasco;

5°-in conformità a quanto previsto nel CIC can. 317, nelle Costituzioni dell'Ordine N.117 e 119 e negli Statuti Generali delle Fraternità Laicali Mercedarie (1, 1)

Con la presente emette formale:

Decreto di riconoscimento

della

"Compagnia di Santa Maria della Mercede"

Ordine Ospitaliero per la Redenzione degli schiavi

Come fraternità Laicale Mercedaria con tutti i diritti, doveri e benefici spirituali. Inoltre, avendoli trovati conformi ai documenti ecclesiali e al diritto proprio dell'Ordine, approva gli Statuti Generali della Compagnia per cinque anni, "ad-experimentum", in attesa di convalidare il Regolamento interno e il Cerimoniale con cui la Compagnia determinerà l'organizzazione della propria vita.

Dato in Roma il 10 agosto 2002, 785 anni della fondazione dell'Ordine.

Fr. Josè Zaporta Pallares - Segretario Generale

Fr. Mariano La Barca Araja - Maestro Generale

Per una esatta conoscenza dell'Ordine Ospitaliero mi avvalgo del prologo degli Statuti Generali che presenta l'Istituzione e la sua origine storica, cito:

La Compagnia di Santa Maria della Mercede, Ordine Ospitaliero per la Redenzione degli schiavi,è un Ordine Ospitaliero, quindi assistenziale.

Si richiama storicamente all'Ordine di Santa Maria della Mercede per la redenzione degli schiavi, fondato nel 1218 da San Pietro Nolasco con la partecipazione del Re Giacomo I d'Aragona e l'approvazione del Vescovo di Barcellona Berenguer de Palau.

Si ispira al brano evangelico, che attualizza il carisma mercedario: <Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi>( Matteo 25,35-36)

Questo è l'impegno che la Compagnia di Santa Maria della Mercede, quale Ordine Ospitaliero, deve vivere nella sua pienezza.

L'appartenenza all'Ordine di Nostra Signora della Mercede, si manifesta in uno stile di vita che esprime adesione al suo carisma e comprende atteggiamenti, criteri, mentalità e norme di condotta.

I valori tradizionali della cavalleria quali fedeltà - lealtà - onestà - cortesia e servizio vissuti quotidianamente dai Cavalieri con rigore, fanno della Compagnia di S. Maria della Mercede un Ordine Ospitaliero pienamente in linea con i bisogni del terzo Millennio, che riporta l'Ordine stesso alla sua funzione originaria di servizio alla società, attento ai bisogni e alle necessità del prossimo.

Tale impegno deve essere condotto nel nome di Maria, redentrice degli schiavi, che ci conduce in adorazione davanti alla Croce, nella quale troviamo la salvezza.

E' necessario coltivare una autentica devozione a Nostra Signora della Mercede come Madre e Maestra del cammino spirituale che porta a Cristo,Via, Verità, e Vita. Maria della Mercede sia Colei che guida i Cavalieri e le Dame verso quella carità che è presenza di Dio, verso i più poveri della nostra società, verso coloro che non trovano comprensione e mercede.

E' un impegno ad essere lievito tra la gente del nostro tempo, per vivere il senso della fede come attività apostolica.

Il Vangelo di Cristo, il Rosario di Maria e gli Statuti siano il vero "Habitus" dei Cavalieri che porteranno le insegne di Nostra Signora della Mercede.

- - -

La Compagnia della Mercede Ordine Ospitaliero per la redenzione degli Schiavi rappresenta la continuità storica della presenza laicale nell'Ordine della Mercede. Nel 1218 il laico San Pietro Nolasco fonda a Barcellona l'Ordine di Santa Eulalia ( detto poi della Mercede) per la redenzione degli Schiavi; per un lungo periodo fu retto da un Maestro Generale laico, successivamente, cresciuto il braccio religioso, la Santa Sede impose un Maestro Generale scelto tra i religiosi. Il braccio religioso ha continuato nei secoli l'opera redentrice di Pietro Nolasco mentre il braccio laico ha avuto momenti di vitalità e momenti di stasi. I Sommi Pontefici hanno sempre benedetto i laici e li hanno sostenuti con particolari grazie per la loro partecipazione generosa all'opera di redenzione degli schiavi. (FLM2) Coloro che intendono riprendere questo cammino di impegno laicale costituiscono la Compagnia di Santa Maria della Mercede Ordine Ospitaliero per la redenzione degli Schiavi.

La Compagnia si avvale di simboli di nobile distinzione e attribuisce al cavalierato il valore dello status di servizio che impegna il Cavaliere della Mercede a condividere e a provvedere.

La Compagnia della Mercede non è quindi da considerarsi < Fons Honorum > e, pertanto, gli appellativi e gli onori non rappresentano " conferimento", bensì identificano quanti si impegnano a vivere ed operare secondo il brano evangelico di Matteo 25, 35-36, nello spirito del Carisma dell'Ordine del suo fondatore. Le denominazioni dell'Ordine rappresentano le diverse forme con le quali si vive l'impegno evangelico e sociale dell'Ordine Ospitaliero della Mercede.

I conferimenti e le onorificenze sono riconoscimenti di forma strettamente privata ed interna all'Ordine Ospitaliero di cui ci si potrà fregiare nelle funzioni e cerimonie dell'Ordine quando previste dal cerimoniale.

La Compagnia di Santa Maria della Mercede è costituita dai seguenti tipi di membri:

Professi: sono fedeli laici che condividendo le finalità e l'impegno della Compagnia di S. Maria della Mercede, sono ammessi a far parte dell'Ordine Ospitaliero.

Hanno l'obbligo di promuovere e collaborare alle opere realizzate dall'Ordine.

Essi sono divisi in:

Donati, Cavalieri e Dame di Grazia, Onore, Giustizia e Devozione.

Ai Cavalieri di Devozione spetta la gestione dell'Ordine Ospitaliero.

Ecclesiastici: sono sacerdoti o religiosi. Essi curano le attività di culto e la formazione dei membri della Compagnia.

Conversi: sono collaboratori che, condividendo gli ideali e lo spirito della Compagnia di Santa Maria della Mercede, chiedono di prestare la loro opera in modo spontaneo e gratuito, anche solo a titolo umanitario. Non partecipano ai Capitoli e non possono ricoprire cariche, a meno che non cambino alcune condizioni di vita personale e familiare, conforme a quanto previsto nei presenti Statuti.

La natura della Compagnia di S. Maria della Mercede è quella di una Associazione (CIC can. 299) laicale, internazionale, dotata di personalità giuridica (can 322).

La Compagnia pertanto, è un Organismo autonomo , in stretto rapporto con l'Ordine Religioso, con estensione territoriale internazionale e si organizza sul territorio con la istituzione in ogni Diocesi di una Commenda.

Attualmente, le Commende istituite sono 32, di cui 6 all'estero, 4 le luogotenenze, 300 circa i Cavalieri e le Dame.

La Commenda ha la funzione di promuovere le attività di Istituto e, pertanto, si riunisce in Capitoli periodici, durante i quali, i Cavalieri testimoniano la loro Fede e memoria Cristiana, organizzano attraverso la costituzione della Casa della Mercede il servizio di promozione umana e si avvalgono dell'Accademia Populorum Gymnasium: organismo autonomo vicino all'Ordine, che promuove incontri culturali e di intrattenimento al fine di sostenere le opere di bene della Casa della Mercede.

La Casa della Mercede è l'associazione di volontariato dei Cavalieri che organizzano i servizi di umana solidarietà seguendo il principio della sussidiarietà; i Cavalieri, le Dame, i Donati e i Conversi nelle case di accoglienza distribuiscono cestini viveri, coperte, indumenti; effettuano visite mediche , consulenze specialistiche; dispensano medicine; offrono servizi diurni di riposo, doccia e barba; sono impegnati nel servizio ai carcerati ed alle loro famiglie; offrono gratuitamente senza alcuna discriminazione di razza e/o di orientamento politico-religioso le proprie competenze e conoscenze a chi ne fa richiesta e si trova in stato di bisogno.

I Cavalieri, per vivere il Carisma di cui all'art.12 degli Statuti Generali e per darne attuazione devono indirizzare, secondo quanto indicato dall'art. 13, ogni loro azione e devono, quindi, cito:

1) promuovere la solidarietà fra i Cavalieri allo scopo di unire maggiormente e fraternamente il vincolo di amicizia.

2) Vivere lo spirito evangelico.

3) Servire con carità i fratelli oppressi e schiavi, affinché vivano la libertà dei figli di Dio; per questo devono essere forti nella fede, fermi nella speranza, esimi nella carità. (COM 3,9)

4) Contribuire alla edificazione del Popolo di Dio, incominciando dalla propria famiglia, soprattutto con la educazione cristiana dei propri figli (can. 226 $1; FLM 9 )

5) fomentare l'aiuto organizzato alla Chiesa perseguitata o che soffre, alle missioni e ai più bisognosi, nella linea della tradizione mercedaria della pratica delle opere di misericordia ( COM del 1972, Proemio;FLM 24 )

- - -

Questo è il messaggio che la Compagnia di Santa Maria della Mercede promuove ed indirizza a tutti i laici cristiani che intendono procedere nel cammino del miglioramento accettando la proposta che stimola il Cavaliere ad una progettazione mercedaria culturale e sociale in linea con gli orientamenti della dottrina sociale della CHIESA. E' quindi un messaggio che si offre a chi si rivolge alla ricerca ed alla scoperta della bellezza interiore e che lo porta ad essere vicino al bisogno umano nelle sue molteplici manifestazioni; è un messaggio che lo esorta a superare il concetto di amore come frutto di nobiltà spirituale e fonte di interiore rinnovamento e tende verso il sentimento assoluto dell'amore che trova in se stesso la propria ricompensa e che, attraverso la testimonianza della fede e della carità, apre all'uomo la conoscenza del Divino nelle sue diverse forme. E' un messaggio forte che tende e vuole confrontarsi con la prevalente cultura secolarizzata, scristianizzata ispirata da edonismo ed egoismo; è un messaggio che indirizza il Cavaliere ad esercitare le tre virtù teologali con una adeguata assistenza spirituale formativa dell'essere Cavaliere, mirata al coinvolgimento ed alla partecipazione.

E' un percorso arduo che necessita di determinazione sinergica da parte di un gruppo capace di motivare ed interessare il laico predisposto favorevolmente.

Per questo percorso la Compagnia offre al Cavaliere della Mercede la possibilità di esprimersi, autonomamente, nella relazione sociale con iniziative di umana solidarietà attraverso gli istituti associativi a disposizione della Commenda; la Casa della Mercede e l'Accademia Populorum Gymnasium: organismi periferici istituiti per la formazione all'esterno dell'Immagine collettiva.

E' una strada nobile, nel senso etimologico della parola ("non vile") per il Cavaliere che, da cristiano, prevalentemente comune, si incammina verso il superamento dei condizionamenti della cultura moderna secolarizzata ed affronta una ulteriore sfida motivato a provvedere con un suo gesto seguendo lo stile cavalleresco sobrio, caritatevole, deciso, lucido negli intenti, aperto a tutti.

Così come i primi cavalieri, anche il cavaliere della mercede di oggi convinto consapevole che ubi Caritas et amor - Deus ibi est- si adopera per spezzare le catene delle moderne schiavitù, scegliendo la missione più utile al bisogno del prossimo suo vicino, organizzando una serie di attività e di opere provvedendo a qualcosa di organico e di impegnato strutturato in Commende, Associazioni ed Accademie.

Il Cavaliere della Mercede,quindi, si inserisce nello spirito del Concilio Vaticano II: " nella Chiesa c'è diversità di ministero ma unità di missione aprendo ai laici qualunque via affinché secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anch'essi attivamente partecipino all'opera della Chiesa. (LG,33)

Numerose sono le organizzazioni di volontariato che si dedicano alla copertura del bisogno umano

e si potrebbe dire che la Compagnia di SANTA MARIA della Mercede si aggiunge ad un parco consistente; ma il bisogno umano nascosto o palese è immenso e non sufficientemente servito dalle istituzioni pubbliche e private. Il valore aggiunto che risiede nella proposta della Compagnia di Santa Maria della Mercede sta proprio nel tendere a valorizzare la persona che vuole conoscere, amare e imitare Cristo nel modo più nobile e che avendo ricevuto la grazia del benessere e della salute vuole trarre la sua unica consolazione dal servizio prestato al suo vicino in stato di bisogno.

E' questa la direzione che la Compagnia di S.M. della Mercede propone.Con spirito sinergico mercedario, intende inserirsi nel vasto campo internazionale della beneficenza, accogliere le professionalità necessarie alla comunicazione ed allo sviluppo, proporsi di intervenire direttamente nel settore della sussidiarietà con le proprie peculiarità di servizio finalizzato al bene comune ed alla responsabilizzazione del cittadino laico cristiano nel suo "essere parte"attiva della realtà politica sociale del Paese.

La necessaria ed utile collaborazione sinergica e condivisa tra le forze religiose e quelle laiche rappresenta una soluzione possibile e praticabile per dare risposta concreta e coerente alle sfide che la Società del terzo millennio presenta ed alle quali dobbiamo porre particolare attenzione.

Rinnovando l'augurio di buon proseguimento porgo a tutti il cordiale ringraziamento per l'attenzione prestata.

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Testimonianza

di

Fr.Dino Lai

Segretario della Provincia romana

Dell’Ordine della Mercede

ESSERE MERCEDARIO A FIRENZE

Il carisma mercedario si affaccia a Firenze negli anni ’50.

Una vecchia fondazione – L’OASI -, affidata a un coraggioso sacerdote della Diocesi di Firenze, sta morendo.

Il coraggioso sacerdote, Don Mugnai, ha la ventura di conoscere due grandi mercedari, P. Ovidio Maria Serafini e P. Pasquale Muto.

A loro e al loro Ordine chiede di poter affidare la sua opera.

Il 23 marzo 1956, con la Santa messa celebrata dal P. Provinciale, inizia ufficialmente l’avventura.

Nel 1961 riceve in concessione dal Ministero delle Finanze l’attuale sede.

Nel 1986 l’opera dei mercedari fa un passo importante fondando il Centro Mercede; pronto intervento per i minori in fuga o in difficoltà familiare. È la prima esperienza del genere in Italia.

Nel 1989 viene aperta la Comunità “Don Zeno Saltini” per i minori dell’area penale. Anche questa è la prima del genere in Italia.

Le istituzioni pubbliche, man mano che si accorgono della bontà delle fondazioni, chiedono di collaborare. Si firmano convenzioni col Comune di Firenze, con i Comuni vicini e col Ministero di Grazia e Giustizia.

Avendo come scopo principale l’integrazione sociale degli utenti, si creano gli strumenti idonei per perseguire questa integrazione.

Nel 1991 nasce la Cooperativa sociale “Il Cenacolo” per la formazione degli operatori.

Nel 1993 viene costituita la Cooperativa sociale “Quotidie”.

Attraverso l’attività produttiva - edilizia, pulizie, trasporti… - si prefigge di immettere gradualmente l’ex carcerato nel mondo del lavoro.

Nel 1996 nasce la “Cooperativa sociale Ovidio” che persegue gli stessi obiettivi della Quotidie utilizzando solo l’ambiente esterno – agricoltura, giardinaggio….

Nel 1997 vede la luce la più giovane creatura dell’opera mercedaria in Firenze: Casa Martino. Appartamenti autogestiti da giovani che, maturati nei Centri mercedari per minori, iniziano a volare con le proprie ali.

Queste sono date, tape, forse numeri freddi ma che non fanno solo sterile cronaca.

Dietro c’è la vita; la vita mercedaria. Ci ha sempre sollecitati la lettura e l’approfondimento delle nostre Costituzioni: “ sorgono oggi nella società nuove forme di schiavitù sociale, politica e psicologica, derivanti in ultima analisi dal peccato…..il nostro Ordine si impegna a testimoniare lo stesso “lieto annunzio” di amore e di redenzione che ha presentato fin dall’inizio della sua storia” (Cost. 3).

Finalità dell'accoglienza:

essere operatori di giustizia perché i più poveri non siano condannati alla pura lotta per la sopravvivenza, alla fame o alla violenza;

Per fare ciò il mercedario sceglie di:

farsi compagno dell'oppresso (schiavo) nel suo sforzo di liberazione.

I nostri sono ospiti con vite appese ad un filo: di salute, di progetto, di dignità. Persone senza scolarità, senza occupazione, senza fedina penale pulita.

Emarginati dall'economia, dal diritto, dalle relazioni, dalla capacita di creare significato.

Oggi la presenza dei fratelli aiutati in questo cammino di recupero della propria personalità è molto varia: minori e adulti con le diverse problematiche di disagio: carcere, ex carcere, abbandono familiare e sociale; rifiutati per le diverse schiavitù di oggi: alcool, droga, rifugiati, clandestini…

Nelle diverse strutture di accoglienza vengono ospitati circa una cinquantina di persone.

I nostri “ospiti”, grandi o piccoli che siano, sono sempre in bilico tra una ripresa cosciente e un tracollo definitivo. Emarginati da tutti, trovano nell’azione mercedaria l’unica speranza di rivedere uno spiraglio di luce. Il tutto senza stratagemmi particolari: “Le Oasi sono un’espressione del nostro carisma, la loro finalità è quella di favorire la promozione umana e il reinserimento attraverso una esperienza di vita insieme” (Statuti Prov. Romana 50).

Ecco l’unico stratagemma che regola la vita delle nostre opere: gli ospiti vivono con i religiosi della comunità questo momento particolare della propria esistenza, sperimentando la partecipazione e la collaborazione come strumenti di superamento del proprio isolamento sociale che gli ha portati a perdersi.

Importante è rompere con il passato; convincersi che nella vita c’è sempre un momento nel quale puoi ricominciare basta che credi nelle persone che la Provvidenza ti ha fatto incontrare.

Sentirsi responsabili della “propria casa”, del proprio “familiare”, ognuno secondo le proprie capacità e gli impegni assunti, risveglia le aspirazioni e i desideri di ognuno, aiutando a superare lo sconforto e l’egoismo nel quale si ritrovano dopo le esperienze passate.

Così si esprime la sola regola che governa la vita comune: “L’unica regola è quella della civile convivenza, dell’aiuto reciproco, del senso dell’onestà e della responsabilità in una crescita comune che coinvolge tutti, secondo le proprie necessità e capacità, senza distinzione di formazione culturale e religiosa”.

Ogni ospite adulto viene invitato a sottoscrivere un progetto concordato con i Padri e gli operatori che lo porti, possibilmente nel giro di un anno, a desiderare di sperimentarsi ancora una volta con le proprie capacità e volontà. È solo sollecitando le proprie capacità che puoi sperare in un mutamento della tua esistenza. Credere in te stesso e utilizzare le risorse che ti vengono offerte: è l’unico rimedio. Purchè la risorsa offerta sia utilizzabile.

Mi viene da pensare all’indulto ultimamente elargito: la bontà del Papa Giovanni Paolo perorò a suo tempo un atto di clemenza. Ma sono sicuro che intendeva un beneficio in modo particolare per i più poveri….. ma i più poveri sono di nuovo tutti in carcere. Andava preparato, andavano allertate strutture. Alle porte del carcere in tanti si sono trovati nella disperazione: soli, senza famiglia, senza soldi, tanti stranieri senza documenti,. Abbiamo avuto le file kilometriche davanti all’Oasi, mi sembrava di rivivere la disperazione dei lebbrosi davanti a Gesù. Abbiamo sofferto e ci siamo vergognati per la nostra impossibilità ad intervenire. Purtroppo, come sempre, ne hanno usufruito alla grande solo ed esclusivamente chi povero non è.

Nessuno può, con certezza, dire ad un altro adulto quando è finito il cammino di riavvicinamento al “normale”. Ognuno deve convincersi, attraverso l’esperienza in comunità, il lavoro nelle Cooperative, le amicizie allacciate al di fuori della struttura, di essere in grado di fare il salto.

Ogni Centro ha, naturalmente, le sue caratteristiche.

Una equipe di persone lo accompagnerà in questo viaggio, ma sarà sempre il Padre Mercedario la figura di riferimento in questo momento importante della sua vita.

La costruzione del programma concordato è scandita da impegni personali e comunitari che evidenzieranno, poco alla volta, le sue capacità e le sue possibilità di una vita diversa.

Le diverse strutture perseguono le stesse finalità operando però in diverse situazioni di vita.

Punti comuni nel progetto di recupero: la convivenza, la condivisione dei beni, l’organizzazione della casa e la partecipazione attiva alla sua gestione.

In questo particolare momento storico, a causa del grande flusso migratorio, problemi nuovi di difficile soluzione vengono a sovrapporsi a quelli tradizionali. Il problema dei documenti; l’impossibilità di contattare le famiglie d’origine: la lingua: la religione. Per questo la permanenza nei nostri Centri è generalmente più lunga del previsto.

Ci vuole del tempo per capire che il Padre mercedario è un amico; che forse non può risolvere tutti i suoi problemi ma che sarà sempre e comunque al suo fianco per incoraggiarlo a scommettere sulla propria voglia di essere ancora una volta diverso.

Queste sono le varie sfaccettature dell’essere mercedario a Firenze. Non ci chiediamo, e non vogliamo che alcuno ci chieda, la percentuale di riuscita. Se si fosse posto questo problema, Pietro Nolasco non avrebbe neanche iniziato la sua opera, non voglio dire una eresia ma forse anche Gesù se si fosse posto il problema della riuscita, si sarebbe guardato bene dal salire sul Golgota. Unica speranza: che molti riprendano il gusto di vivere; quel gusto riscoperto alla luce del carisma mercedario.

Ma quando potrà prendere il suo bagaglio e camminare in quel mondo un volta smarrito?

Sarà il soggetto stesso che prenderà coscienza del cammino fatto e avrà il coraggio di dire a sé stesso di essere pronto per una nuova esperienza.

Non potrà dimenticare la figura del Padre mercedario che con durezza, inflessibilità, ma anche con tanto amore, lo ha aiutato a riscoprire il grande valore della sua vita. Questo e solo questo è il messaggio sublime di Pietro Nolasco.

Molti ci chiedono, e capita anche a noi di chiedercelo, specie nelle giornate buie, nei momenti di umano scoraggiamento, di poca speranza:

Perché tutto questo impegno che non sempre, e sicuramente non nell’immediatezza, offre un ritorno di gratificazione?

Mi rispondono le Costituzioni

“ Lo spirito mercedario suppone fondamentalmente la scoperta di Cristo che continua a soffrire negli uomini oppressi e schiavi e comporta l’impegno pratico di carità nel mettere la propria vita al servizio di questi fratelli” (Cost.).

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[1] bindé j. (dir.), Où vont les valeurs? Entretiens du XXI e siècle, T.II, UNESCO/Albin Michel, Paris, 2004 ; castillo j.m., El futuro de la vida religiosa. De los orígenes a la crisis actual, Trotta, Madrid, 2003. GISEL P. et EVRARD P. (éd.), La théologie en postmodernité, Labor et Fides, Genève, 1996

[2] Cf. SOCIAL AFFAIRS UNIT, Decadente: The passing of personal Virtued and its Remplacement buy Political and Psychological Slogans, London, 2005. ACQUAviva s., L’Eclissi dell’Europa. Decadenza e fine di una civilità, Editori Riuniti, Roma, 2006

[3] LENOIR F., Les métamorphoses de Dieu. La nouvelle spiritualité occidentale, Plon, Paris, 2004

[4] avila a. (dir.), Nostalgia del infinito. Hombre y religión en tiempo de ausencia de Dios, Verbo Divino, Estella, 2004.

[5] Cf. SCHÖNBORN C., La défi du christianisme, Cerf, Paris, 2003

[6] gauchet m., Le désenchantement du monde, Gallimard, Paris, 1985 ; remond r., Le christianisme en accusation, DDB, Paris, 2000

[7] Cf. ziegle j., L’empire de la honte, Fayard, Paris, 2005 ; Id., Les nouveaux maîtres du monde et ceux qui les résistent, Fayard, Paris, 2004. Id., Les seigneurs du crimes. Les nouvelles mafias contre la démocratie, Seuil, Paris, 1998. Nella stessa linea: verschave f-x., La Françafrique. Le plus long scandale de la République, Stock, Paris, 1998 ; smith s., Négrologie. Pourquoi l’Afrique meurt, Calmann-Lévy, Paris, 2003 ; braeckman c., Les nouveaux prédateurs. Politique des puissances en Afrique Centrale, Fayard, Paris, 2003 ; durpaire f., Les Etats-Unis ont-ils décolonisé l’Afrique noire francophone ?, L’Harmattan, Paris, 2005 ; kabou a., Et si l’Afrique refusait le développement ?. L’Harmattan, Paris, 1991. AAVV., Et si l’Afrique refusait le marché?, L’Harmattan, Paris, 2001

[8] È interessante la riflessione di E. Gónzalez Castro per capire la pertinenza di questo dibattito: “Mercedarios, ¿qué futuro? Trenta años de reflexión sobre la identidad mercedaria”, in Estudios 139 (1982) 503-529.

[9] Radici, BUR Narrativa, Milano 2005.

[10] BALES K., I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 9.

[11] Ibidem, p. 9

[12] BOLETIN DE LA ORDEN DE LA MERCED, Actas y documentos del capítulo general de la Orden de la Merced Barcelona 1-22 de mayo de 2004 (n. Extraordinario 2004), p. 101

[13]Leggere GONZÁLEZ CASTRO E., “Encuadre historico-religioso de la Orden de la Merced (II). Esclavos y cautivos”, in Estudios 122 (1978) 323-359.

[14] Cf. giordani i., Il messaggio sociale del cristianesimo, Città Nuova, Roma, 2001, pp. 1007-1022

[15] wallon h., Histoire de l’esclavage dans l’Antiquité, T I-III, 1847 ; davis david b., El problema de la esclavitud en la cultura occidental, Paidos, Buenos Aires, 1968; fanoudh-siefer l., Le mythe du nègre et l’Afrique noire dans la littérature française de 1800 à la Deuxième Guerre mondiale, Paris, 1968 ; meillassoux cl., Anthropologie de l’esclavage : le ventre de fer et d’argent, PUF, Paris, 1986 ; verbeek y., Histoire de l’esclavage des origines à nos jours, T. I-II, Famot, Genève, 1976 etc.

[16] quenum a., Les Églises chrétiennes et la traite atlantique du XV ª au XIX ª siècle, Karthala, Paris, 1993, p.24.

[17] Dichiarazione del Congresso di Vienna relativa all’abolizione universale della schiavitù adottata nel 1926 dalla Società delle Nazioni nel 1815 da otto potenze coloniali.

[18] Les formes contemporaine d’esclavage dans six pays de l’Union Européenne, Institut de Sécurité Intérieure, Paris, s.a. cf. Id., Action nationale comparée de lutte contre l’esclavage moderne : le cas particulier de l’esclavage domestique –Belgique, Espagne, France, Italie, CCEM, Paris, 1999.

[19] BALES K., op.cit., p. 16

[20] BOURDIEU P., Le mythe de la mondialisation et l’État social européen. Intervention à la Conférence générale des travailleurs grecs, (GSEE) à Ethène, en octobre 1996

[21] VAZ CABRAL G., op.cit., p. 15

[22] AAVV., Passione per Cristo Passione per l’umanità. Congresso Internazionale della Vita Consacrata, Paoline, Milano, 2005, p. 142

[23] È interessante la testimonianza di GALA I., “Sueños rotos. El drama de la inmigración desde una perspectiva cristiana”, in Vida Nueva nº 270, septiembre de 2006, p. I-XV

[24] Leggere per esempio le testimonianze seguenti: OHAN M., En ruta hacia una nueva esclavitud. El trágico y mortal viaje de africanos a Europa a través del Sahara y el Mediterráneo, Mundo Negro, Madrid,, 2004; MUAYINI OPOU E., Sa-Mana au croisement des bourreaux, L’Harmattan, France, 2005

[25] “Sono stata allevata da mia nonna in Mali. Quando ero ancora una ragazzina, venne da noi una donna che la mia famiglia conosceva e le chiese se poteva portarmi con sé a Parigi per badare ai suoi bambini. Disse a mia nonna che mi avrebbe mandata a scuola e che avrei imparato il francese. Quando arrivai a Parigi, però, non venni mandata a scuola, mi misero a lavorare tutto il giorno. Da loro facevo tutto io; pulivo la casa, cucinavo, badavo ai bambini, lavavo e nutrivo il bebè. Ogni giorno cominciavo a lavorare prima delle sette del mattino e finivo verso le undici di sera; non avevo mai un giorno libero. La mia padrona non faceva nulla; dormiva fino a tardi, poi guardava la televisione o usciva. Un giorno le dissi che volevo andare a scuola. Mi rispose che non mi aveva portata in Francia per mandarmi a scuola, ma perché mi occupassi dei suoi bambini. Ero cosi stanca e demoralizzata. Avevo problemi ai denti; certe volte la guancia mi si gonfiava e sentivo un male terribile. Certe volte avevo male di stomaco, ma dovevo lavorare anche quando ero malata. Certe volte, quando stavo male piangevo, ma la padrona mi sgridava. Dormivo per terra in una delle camere da letto dei bambini; mangiavo quello che loro avanzavano. Non mi era permesso prendere cibo dal frigorifero come i bambini. Se lo facevo, lei mi picchiava. Mi picchiava spesso. Mi prendeva continuamente a botte. Mi batteva con la scopa, con gli strumenti di cucina, o mi frustava con il fili elettrici. Certe volte sanguinavo; ho ancora i segni sul corpo. Una volta nel 1992 arrivai in ritardo a prendere i bambini a scuola; la padrona e suo marito erano furiosi e mi cacciarono di casa. Non sapevo dove andare; non capivo niente e camminavo senza meta. Dopo un po’ il marito mi trovò e mi riportò a casa. Lì mi spogliarono nuda, mi legarono le mani dietro la schiena e cominciarono a frustarmi con un filo elettrico attaccato al bastone della scopa. Mi picchiavano tutti e due insieme. Sanguinavo molto e urlavo, ma loro continuavano a battermi. Poi strofinò del peperoncino sulle ferite e me ne infilò nella vagina. Persi conoscenza…” BALES K., op.cit., p. 7.

[26] Sulla tratta delle donne, leggere il numero monografico della rivista Missioni Consolata ottobre-novembre 2005. Si tratta de un dossier compietto dedicato alla schiavitù del terzo millenio

[27] Cf. VAZ CABRAL G., op.cit., p. 18

[28] Scheda informativa nº 14 delle Nazioni Unite, Forme Contemporanea di schiavitù, Ginevra, 1995.

[29] BALES K., op.cit., p. 14.

[30] Cf. CARCHEDI F., Piccoli schiavi senza frontiere. Il traffico dei minori stranieri in Italia, Ediesse, Roma, 2004

[31] MANGONE V., “Viaggio verso l’inferno”, in Il Consulente RE 7 (2004) 22-29. AAVV., Schiavitù emergenti. La tratta e lo sfruttamento delle donne nigeriane sul litorale Domitio, Ediesse, Roma, 2005 M.A. ODUYOYE, M.R.A. KANYORO (eds), Mujeres, tradición e Iglesia in África, SCAM-Verbo Divino, Navarra, 2003. DUALEH ABDALLA R.H., Sorelle nel dolore. Le mutilazioni femminili in Africa, Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2005. DE ROSA G., “Il “traffico delle donne” nel mondo di oggi”, in La Civiltà Cattolica, Quaderno 3749 (2 settembre 2006) 386-392

[32] BALES K., op.cit., p. 11

[33] AAVV., Passione per Cristo... p. 47

[34] Cf.BOLETIN DE LA ORDEN DE LA MERCED, Actas y documentos del capítulo general de la Merced. Barcelona 1-22 de mayo de 2004, 76 (2004) 28