Un
saluto speciale lo voglio riservare alla Compagnia della
Madonna della Mercede che praticamente ha ideato e portato
avanti questo Convegno mettendo le basi per un suo seguito.
A
questo saluto molto semplice e cordiale voglio unire un
augurio.
In
questo non solo non mi vorrei discostare da quanto ha detto
il Santo Padre, mercoledì scorso durante l’Udienza
generale, ma che, anzi, mi piace ribadire con forza e convinzione.
Il Papa ci ha detto testualmente: “…auspico che queste giornate
di studio suscitino in ciascuno un rinnovato entusiasmo
nell’annunziare Cristo ai fratelli”.
Il
Signore Gesù con la intercessione della Nostra Santissima
Madre della Mercede ci conceda di avere la convinzione che
oggi noi stiamo mettendo un piccolo seme nel solco della
storia mercedaria, un seme che porterà nel tempo
frutti di consapevolezza, di solidarietà e di liberazione
per tanti fratelli e sorelle che oggi sperimentano dure
catene di schiavitù.
Questo
il mio saluto e il mio augurio.
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Relazione
di
Fr.Damaso
Masabo
Procuratore
dell’Ordine della Mercede
L’ordine
delLa Mercede e la schiavitù moderna
Introduzione
1.
Schiavitù: nozione
2.
Le principali cause della schiavitù moderna
2.1.
La globalizzazione/ mondializzazione
2.2. Le congiunture politiche ed economiche
2.3. La femminilizzazione della povertà
3.
Le principali forme di schiavitù moderna
3.1.
La schiavitù per debito/ la fame e la miseria
3.2. La tratta degli esseri umani
3.3. La schiavitù sessuale
3.4. La schiavitù domestica
4.
Caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù
4.1.
La proprietà
4.2. Controllo e pressione esercitati sulla vittima
4.3. Negazione dell’umanità e alienazione della libertà
5.
La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi
5.1.
Diversità delle risposte, un solo spirito redentore
5.2. Limiti e difficoltà
Conclusione
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
L’ORDINE
DELLA MERCEDE E LA SCHIAVITU' MODERNA
Introduzione:
Il concetto di “crisi” è di moda e sta facendo fortuna
nel contesto attuale della post-modernità. Infatti,
si parla della crisi della religiosità tradizionale
e delle religioni stabilite, della crisi dei valori[1],
della crisi delle istituzioni religiose, dell’urgente chiamata
dello Spirito all’aggiornamento delle strutture della Chiesa.
In alcune parti del mondo si parla già della seconda
secolarizzazione e della consumazione della transizione
moderna sino alla “crisi di Dio nella società e nella
Chiesa”, della stagnazione dell’evangelizzazione e della
“decadenza dell’impero delle virtù in Europa occidentale
e negli Stati Uniti”[2]. Si
parla anche “delle metamorfosi di Dio”[3],
della “assenza di Dio”[4] come
caratteristiche del tempo attuale. Stiamo vivendo un’epoca
di grandi crisi e di grandi cambiamenti[5].
Senza
volere essere allarmista o apocalittico di fronte a questa
situazione, non si possono incrociare le braccia né
si può adottare la politica dello struzzo minimizzando
le manifestazioni e gli effetti della crisi attuale[6].
Siamo chiamati a risvegliarci dal nostro sonno e ad aprire
i nostri occhi della fede, a non turare le orecchie all’incessante
invito di Dio verso un cambiamento profondo e radicale del
cuore. Siamo anche invitati ad una vita autenticamente ispirata
e radicata sulla Buona Notizia di Gesù, per abbandonare
la nostra falsa autosufficienza ed ingannevole sicurezza
che fanno prescindere da Dio. La crisi c’invita ad entrare
nel profondo del nostro essere e nelle questioni cristiana
e religiosa, per ritornare a riprendere il vero senso della
nostra missione nella Chiesa e nel mondo. Dobbiamo ascoltare
con umiltà ciò che lo Spirito di Dio sta dicendo
alla sua Chiesa in genere e alla famiglia mercedaria in
particolare.
Non
pretendo di sviluppare i sintomi o le manifestazioni di
questa crisi comune alla maggioranza delle istituzioni contemporanee,
vorrei semplicemente soffermarmi – anche se non proprio
in maniera esauriente –, scrutare uno dei segni dei nostri
tempi per la famiglia mercedaria oggi. Si tratta della “schiavitù
contemporanea o moderna”, da considerare come una vera sfida
per noi chiamati a mantenere sempre viva la fiaccola della
liberazione, accesa dal nostro Padre Fondatore San Pietro
Nolasco: “amare, visitare, liberare e favorire” gli uomini
e le donne oppressi dai “nuovi predatori e cosmocratici”,
dall’impero della vergogna e dai signori della guerra economica[7].
Non si tratta di scoprire la polvere, perché le stesse
costituzioni dell’Ordine della Mercede ne parlano in diversi
punti (cfr. Const. 3; 4; 14; 16; ecc.). Nonostante se ne
parli sufficientemente, ritengo opportuno riproporre un
dibattito[8] su alcuni punti
intriganti come:
-
Quali sono le forme della schiavitù moderna?
-
In che senso possiamo affermare che sono veramente nuove?
-
Quali sono i fattori causa della schiavitù contemporanea?
-
Quali sono le risposte che la famiglia mercedaria può
dare e sta dando, o essa semplicemente è chiamata
a vivere il Vangelo ed il suo carisma?
Questi
interrogativi hanno la loro ragione d’essere in seguito
ad uno studio del “Departamento Investigación sociológica”
(D.I.S.):
“Stiamo vivendo in un’epoca di grandi sviluppi tecnologici,
scientifici… per questo ci troviamo immersi in un gran pessimismo
sociale, dominante perché progrediscono solo le scienze
e le tecniche ma non la bontà del cuore dell’essere
umano; ciò affligge e scaturisce l’opinione che non
si può fare niente per trasformare i sistemi ingiusti
che producono tanta cattività, tanta mancanza di
libertà e l’esclusione dei poveri e non lascia sperare
nel futuro” (D.I.S p.78)
“Viviamo
in un mondo di grandi ingiustizie (il 20% della popolazione
mondiale vive nell’abbondanza, mentre l’80% si dibatte nella
miseria e nella povertà), una società mercantilizzata
che vive bramosa soprattutto di produrre di più e
di guadagnare più denaro a qualunque costo, perfino
a danno dell’essere umano e della stessa natura; una società
immersa nel consumismo, nell’egoismo collettivo e nella
globalizzazione, pensata in chiave di rendimento economico;
in una parola, viviamo in una società che genera
continue e molteplici schiavitù, che mettono in pericolo
la fede di molti nostri fratelli e sorelle” (D.I.S. p.79)
Paradossalmente
“pochi sanno che la schiavitù esiste ancora”. Pochi
sono informati dell’esistenza di un Comitato delle Nazioni
Unite che si riunisce ogni anno a Ginevra per discutere
le forme moderne della schiavitù. La maggioranza
pensa ancora agli schiavi del romanzo di Alex Haley[9]
imbarcati verso gli Stati Uniti o verso il Brasile per le
piantagioni di cotone, “dimenticando che la schiavitù
non è soltanto un doloroso ricordo storico, bensì
una realtà attuale”(...) “La schiavitù non
è una mostruosità del passato di cui ci siamo
definitivamente liberati, ma qualcosa che continua ad esistere
in tutto il mondo, persino in paesi sviluppati come la Francia
e gli Stati Uniti. Non c’è luogo della terra in cui
gli schiavi non continuino a lavorare, sudare, costruire
e soffrire”[10]. “La schiavitù
è un business in espansione e il numero degli schiavi
è in aumento. Si usano schiavi per diventare ricchi
e, una volta che si è finito di usarli, non si deve
fare altro che scartarli. Questa è la nuova schiavitù,
fondata su alti profitti e vite a poco prezzo. Non si tratta
di possedere un essere umano come nelle forme tradizionali
di schiavitù, ma di averne il totale controllo. I
nuovi schiavi sono strumenti usa e getta per fare denaro”[11].
L’ONU e l’OIM definiscono questo mercato il terzo più
produttivo al mondo dopo il traffico di armi e di droga.
I guadagni sfiorano i 12,5 miliardi di dollari all’anno.
I trafficanti guadagnano dai 4.000 ai 50.000 dollari a vittima,
a seconda del Paese d’origine e di destinazione. L’età
media delle ragazze è in diminuzione; a New York,
Tokio o per le strade di Milano le ragazze hanno in media
18-24 anni. Aumentano le minorenni in misura esponenziale,
anche perché cresce la perversione e il mercato ha
le sue leggi; in Nepal per esempio l’età media è
compresa tra i 10 e i 14 anni, in Bangladesh va dagli 11
ai 16, nel Sud Est Asiatico si aggira intorno ai 12-17 anni.
Con ragione i padri mercedari, riuniti nel Capitolo Generale
a Barcellona nel 2004, riaffermano:
“Oggi
più che mai, la società mondiale soffre una
forte mancanza di vera libertà. Le dipendenze sono
sempre maggiori, le manipolazioni si fanno a gran scala.
Ci sono troppe situazioni di cattività che interpellano
i mercedari nella loro azione carismatica, e li stimolano
a discernere, in ogni posto e tempo, l’opera concreta che
dovrà aggiornare e potenziare per la missione redentrice”[12].
La
mia riflessione gira attorno a cinque punti fondamentali:
1)
La nozione di schiavitù
2)
Le principali cause di schiavitù moderna
3)
Le principali forme di schiavitù moderna
4)
Le caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù
5)
La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi
L’obiettivo
e lo scopo di questa riflessione consistono nel suscitare
e svegliare la consapevolezza per un vissuto affettivo ed
effettivo, contestualizzando il quarto voto mercedario,
voto della redenzione (cf. Const. 14).
1.
Schiavitù: nozione[13]
La schiavitù è un vecchio fenomeno sociale[14],
come testimoniano la storia universale, la Sacra Scrittura
e la letteratura extra-biblica[15].
Non si possono spiegare la storia e la religione d’Israele
senza alludere all’esperienza della liberazione dalla schiavitù
(Es 1,11-14). Lo stesso Israele non è sfuggito dall’esperienza
della schiavitù e delle sue diverse forme. Nella
sua tesi dottorale intitolata “Les Églises chrétiennes
et la traite atlantique du XV ª au XIX ª siècle”,
A. Quenum esprime chiaramente che nell’Antico come nel Nuovo
Testamento la schiavitù è una realtà
sociale allarmante; la schiavitù è a volte
regolata per limitare gli abusi e gli eccessi o semplicemente
è ammessa. Da nessuna parte delle Scritture è
combattuta sistematicamente come un fenomeno cattivo[16].
Secondo
la Convenzione Internazionale del 25 settembre 1926, la
schiavitù si definisce cosi: “lo stato o condizione
di un individuo sul quale si esercitano gli attributi di
diritto di proprietà o alcuni di essi”[17].
L’essenza della schiavitù consiste nella negazione
del valore della persona umana, titolare di diritti inalienabili,
da parte del padrone, e nella perdita degli stessi diritti
da parte dello schiavo. In questo senso, un essere umano
non è riconosciuto come tale “unico e irripetibile”
perché non ha diritto alla propria identità,
non è libero per disporre di se stesso. In chiave
mercedaria, la schiavitù si definisce come: “situazione
di violenza o di privazione dei diritti fondamentali della
persona umana creata ad immagine e somiglianza di Dio, da
parte di quelli
che si oppongono alla Legge del Vangelo”. Lo schiavo non
appartiene a se stesso. È ridotto allo stato degli
animali, delle cose e degli oggetti che si usano e si gettano.
La libertà dello schiavo sta completamente nelle
mani del suo padrone. Oggi, come affermano le Costituzioni
dell’Ordine della Mercede:“sorgono nella società
umana nuove forme di schiavitù sociale, politica
e psicologica che derivano in ultima analisi del peccato
e che risultano per la fede dei cristiani così perniciose
come l’oppressione e la schiavitù di altri tempi”
(Const. 3).
Queste
nuove forme di cattività hanno le loro cause e continuano
a reclamare la risposta generosa e radicale dei mercedari
per vivere con intensità il loro quarto voto. È
evidente che il contesto storico è cambiato, perciò
non dobbiamo solamente essere esperti nel saper leggere
i segni dei tempi, ma anche renderci conto che non basta
ripetere i metodi di redenzione dei primi tempi; è
urgente tener conto dei seguenti fattori per far fronte
a questo fenomeno:
-
La ristrutturazione della mente
-
Il rinnovamento del linguaggio attraverso la formazione
permanente
-
L’aggiornamento della formazione dei futuri mercedari
-
L’implicazione e il protagonismo dei laici nell’opera redentrice
-
Il potenziamento dello spirito di famiglia mercedaria per
lavorare insieme.
2.
Principali cause della schiavitù moderna
Secondo G. Vaz Cabral[18],
la mondializzazione, le guerre, le congiunture economiche
e politiche spiegano il permanere, e addirittura il riaffiorare
della schiavitù. La schiavitù oggi non è
espressa negli stessi termini di una volta: lo schiavo non
deve necessariamente essere di un certo colore o avere mandibole
forti per essere venduto o comprato. Attualmente la domanda
si formula nei seguenti termini: “è sufficientemente
vulnerabile per essere ridotto allo stato di schiavo?”.
“Oggi i criteri per rendere schiavo un altro essere umano
non hanno nulla a che fare con il colore, la tribù
o la religione; essi riguardano la precarietà, la
debolezza e lo stato di bisogno”[19].
La schiavitù moderna si presenta come un fenomeno
complesso e multiforme, come è descritta e presentata
dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Infatti,
secondo questo Consiglio, si possono distinguere tre principali
forme di sfruttamento:
*
Sfruttamento economico, cioè per il lavoro
*
Sfruttamento sessuale
*
Altre forme di sfruttamento tra cui:
-
le attività illegali di alcune sette religiose
-
il traffico degli organi umani
-
la pedofilia e la vendita dei bambini
-
i falsi matrimoni o i matrimoni forzati.
2.1.
La globalizzazione/ mondializzazione
Per
alcuni autori, la globalizzazione si presenta come un processo
inevitabile diretto attraverso le nuove tecnologie nel settore
della comunicazione e del trasporto, che facilita l’informazione
e lo spostamento delle persone e dei capitali, per attraversare
le frontiere velocemente. L’obiettivo di questo processo
è la trasformazione del mondo in un “villaggio planetario”,
con conseguenze politiche ed economiche che permettono la
prosperità per tutti. Per altri, si tratta della
“interdipendenza” ogni volta più stretta e più
sofisticata delle economie di numerosi paesi, soprattutto
nel settore finanziario, poiché la libertà
di circolazione dei capitali, dei flussi finanziari è
totale e fa che questo settore domini molto ampiamente nella
sfera economica.
Se
mondializzazione significa “internazionalizzazione”, si
nota paradossalmente una crescita di due tipi di disuguaglianza:
da una parte assistiamo alle disuguaglianze che sono frutto
del passato. Ognuno si confronta con la mondializzazione
della propria eredità del passato; infatti i paesi
meno sviluppati sono sfavoriti in questo senso per poter
alzare la testa. Con la mondializzazione, tutti i fattori
passati, come il peso della tratta transcontinentale, la
colonizzazione, i conflitti etnici, il debito estero, ecc.
costituiscono un blocco, una barriera permanente per i Paesi
in Via di sviluppo o del Terzo Mondo.
Dall’altra
parte, inoltre, non dobbiamo dimenticare le nuove disuguaglianze
–il diverso accesso alle reti, il loro controllo, la loro
creazione ed il dominio del sapere- che costituiscono naturalmente
la ricchezza e la potenza per alcuni Stati. La globalizzazione
ratifica il dominio di quelli che si chiamano “i mercati
finanziari”, il ritorno ad una specie di capitalismo radicale,
senza altra legge, salvo quella del profitto al massimo,
un capitalismo selvaggio senza freno, ma razionalizzato,
portato al limite della sua efficacia economica per l’introduzione
delle forme moderne di dominio, come “il management” e le
tecniche di manipolazione, come l’inchiesta del mercato,
il marketing e le pubblicità commerciali[20].
Per questa ragione, il movimento antiglobalizzazione evidenzia
tre conseguenze negative di questo fenomeno:
-
prepotenza dell’economia
-
politica dell’insicurezza e precarietà lavorativa
-
minaccia dell’identità culturale dei paesi sotto
il rullo compressore della cultura nordamericana, la cultura
chiamata McWorld di consumo, ozio, edonismo e permissivismo.
Lo
sviluppo del mondo attuale dà l’impressione di creare
un mondo a due velocità e un’umanità a due
dimensioni: quella dei paesi sviluppati che accumulano sempre
più il sapere, le ricchezze ed i capitali, e quella
dei “paesi in via di sviluppo” che rimangono stagnanti e
sempre più miserabili. Secondo G. Vaz Cabral, la
miseria e la situazione deplorevole di questi paesi sono
fattori decisivi dell’opzione di vita della popolazione
e l’emigrazione una risposta strategica contro questa povertà[21].
Si possono concludere questi paragrafi con le considerazioni
di J. B. Libanio su questo fenomeno tanto complesso ed ambiguo
che chiamiamo globalizzazione:
“La
globalizzazione si può interpretare partendo dalla
metafora di Babele. Con una lettura attenta del testo, si
scopre che la confusione delle lingue è opera di
Dio e il desiderio di una sola lingua, di un solo labbro,
creatore di unità e uniformità esterna mediante
il comando e la forza dominatrice è un ibrido prodotto
umano. La globalizzazione è opera del potere e delle
imposizioni dei signori del mondo che vogliono erigere la
grande torre e dalla sua cima imporre il linguaggio unico
del mercato. Viene Dio e crea la confusione dei poveri,
delle periferie che non accettano questo dominio. Dio è
confusione del potere unificatore”[22].
2.2.
Le congiunture politiche ed economiche
Le
congiunture politiche ed economiche stanno all’origine di
importanti migrazioni. Negli anni ‘70, gli Stati poveri,
soprattutto i paesi dell’Europa dell’Est e dell’Africa,
hanno chiesto un prestito al fine di liberalizzare le loro
economie. Poi verso gli anni ‘80 questi paesi, non potendo
saldare il debito e vedendo aumentati gli interessi, hanno
dovuto imporre tasse più gravose alla propria gente,
creando così maggiore povertà. Finalmente,
nell’anno 1989 la caduta dei regimi comunisti ha permesso
alle popolazioni di circolare liberamente; ciò spiega
in parte gli importanti flussi migratori provenienti dall’Europa
dell’Est.
La
destabilizzazione delle migrazioni. Le migrazioni sono sensibilmente
aumentate durante gli ultimi 40 anni[23].
Tendono ad essere temporanee, suscitando così movimenti
ripetuti; ciò costituisce un mercato fruttuoso per
le agenzie di reclutamento o dell’investimento. I flussi
migratori, con il traffico degli esseri umani, prendono
un aspetto che può essere definito con una sola parola:
profitto. Si suppone che il 15/30% degli immigrati sprovvisti
di documenti abbia fatto ricorso ai servizi dei trafficanti.
In quanto agli immigrati che chiedono asilo politico, dal
20 al 40% si rivolgono ai trafficanti per organizzare i
loro viaggi. Oggi si parla di una vera “industria” in questo
campo. Un vero mercato si è sviluppato. Questa attività
fiorente è sfruttata principalmente dalle organizzazioni
criminali. Il prezzo d’ogni viaggio non ha limite. Gli abusi
legati alla clandestinità sono indescrivibili[24];
ci sono per esempio casi di clandestini lasciati nelle stive
delle navi o abbandonati all’interno di container, casi
di confisca dei passaporti o documenti d’identità,
di promesse ingannevoli[25]
ecc.
2.3.
Femminilizzazione della povertà
Femminilizzazione
della povertà. Come afferma R. Coomarasway, la mancanza
dei diritti alle donne costituisce il primo fattore all’origine
di tante migrazioni e della tratta delle donne[26].
La mancanza di strutture economiche, politiche e sociali
per garantire alle donne le stesse opportunità nel
mondo del lavoro ha contribuito certamente alla femminilizzazione
della povertà, che ha provocato a sua volta una femminilizzazione
delle migrazioni, obbligando le donne ad abbandonare le
loro case alla ricerca di soluzioni economiche vitali.
Se
una volta le donne vivevano il fenomeno dell’emigrazione
solo per riunire le famiglie, cioè raggiungere il
capo-famiglia che precedentemente era emigrato, oggi non
è cosi; le donne partono indipendentemente da questo
tipo di emigrazione, perché obbligate da esigenze
economiche e di sopravvivenza. Le donne sono presentate
come le beneficiarie della mondializzazione. L’arrivo delle
donne sul mercato del lavoro ha sconvolto le mentalità.
Il loro ruolo tradizionale ed il controllo patriarcale sono
messi in questione. Le donne pagano il prezzo caro ed elevato
di un flessibile mercato del lavoro al quale si aggiungono
le discriminazioni di cui loro sono le vittime. Le donne
sono molto vulnerabili soprattutto quando devono assumersi
da sole il carico familiare. La crescita della povertà
e la precarietà della maggior parte della popolazione
mondiale si riferiscono particolarmente alle donne[27].
Nel caso dei bambini, sono soprattutto le bambine che sopportano
il peso crescente delle disuguaglianze.
3.
Principali forme della schiavitù moderna
La schiavitù, istituzione legale fino al secolo XIX,
costituisce una realtà economica, umana e sociale
della nostra epoca. La condizione giuridica dello schiavo
è sparita certamente nelle legislazioni in vigore,
ma purtroppo continua nella realtà. Non si parla
più di schiavi, ma piuttosto delle vittime della
schiavitù.
Attualmente
il termine “schiavitù” raccoglie diverse violazioni
dei diritti umani. In effetti, “alla schiavitù tradizionale
e al commercio degli schiavi si aggiungono la vendita di
bambini, la prostituzione e la pornografia infantili, lo
sfruttamento di mano d’opera minorile, la mutilazione sessuale
delle bambine, l’uso di minori nei conflitti armati, la
schiavitù per debiti, il traffico di persone [28]
e la
vendita di organi umani, lo sfruttamento della prostituzione
e certe pratiche dei regimi coloniali e di apartheid”.
Secondo
le investigazioni di K. Bales, più di 27 milioni
di persone sono soggiogate attualmente nel mondo, ciò
che supera gli 11.698.000 deportati catturati in Africa
tra il 1450 e il 1900. “Vi sono molti più schiavi
viventi oggi di quanti non furono portati via dall’Africa
durante l’intero periodo della tratta transcontinentale
(…) al momento attuale il popolo degli schiavi è
più numeroso [29]
della popolazione del Canada e sei volte superiore a quella
di Israele”. La
schiavitù attuale, comunemente chiamata “moderna”
o “contemporanea”, si manifesta sotto diverse forme benché
nessuna di esse sia sostanzialmente o strettamente nuova.
Le sue principali manifestazioni o espressioni sono: la
vendita, lo sfruttamento sessuale, lo sfruttamento per il
lavoro, il lavoro forzato, la servitù per debiti.
Secondo
l’Ufficio Internazionale del Lavoro, 100.000.000 di bambini
vengono sfruttati. Sono 30.000.000 solo in Asia; dati del
Ministero degli Interni parlano di 30.000 persone che attualmente
in Italia si trovano in stato di schiavitù. Nel Mondo
vi sono 300.000 bimbi-soldato, rapiti e indotti a combattere
nelle guerre dimenticate in Africa, in Sudamerica e nel
subcontinente asiatico.
Le
cause, la finalità e l’origine geografica delle vittime
di oggi differiscono da quelle della schiavitù antica.
Il concetto contemporaneo recupera una nuova dimensione.
Le vittime delle pratiche della schiavitù moderna
non sono mai incatenate, ma vulnerabilizzate e fragilizzate
mediante la confisca dei loro passaporti, l’intimidazione
e la violenza, la paura di rappresaglie sulle loro famiglie.
Sono letteralmente terrorizzate.
3.1.
La schiavitù del debito / la fame e la miseria
Questa
forma di schiavitù è antica e moderna allo
stesso tempo. Ha le sue radici nel “sud-continente indiano”
a beneficio del sistema delle caste e si è sviluppata
in seguito alle relazioni feudali in agricoltura. Con l’abolizione
della schiavitù, il sistema di servitù per
debito ha permesso di reclutare una manodopera coloniale
destinata alle piantagioni in Africa, nelle Antille ed nell’Asia
del Sud-continente. La servitù per debito cresce
attualmente progressivamente a causa delle migrazioni massive
per fuggire la povertà. [30]
3.2.
La tratta degli esseri umani
La
tratta degli esseri umani è una forma contemporanea
di schiavitù. Si presenta oggi come un fenomeno globale
di traffico di esseri umani con l’obiettivo di sfruttarli.
È un “processo dinamico” che consiste in una successione
d’azioni e in una forma di spostamento particolarmente violenta.
Come la schiavitù per debito, la tratta è
un processo di dominio e di sfruttamento. In Europa la tratta
è sinonimo di sottomissione alla prostituzione. La
tratta riguarda anche le officine clandestine, il lavoro
domestico, agricolo o i falsi matrimoni. Questa forma di
schiavitù non è nuova, è esistita sempre.
Ma soprattutto nella sua forma e nella sua dimensione si
è evoluta. In effetti, si è passati dalla
tratta delle bianche alla tratta delle donne povere verso
le popolazioni ricche.
Accanto
alla tratta degli esseri umani, possiamo parlare anche del
traffico degli organi. Secondo la “Società Britannica
dei Trapianti” (BTS), in Cina “gli organi di alcuni condannati
a morte sono prelevati senza il loro consenso, in vista
degli ulteriori interventi chirurgici”. Secondo la stessa
Società: “le date delle esecuzioni sono elette per
corrisponder alle richieste”. Secondo Christophe OLRY, “la
vendita degli organi in Cina è un mercato molto lucrativo”:
-
Con 62.000 $ si trapiantano i reni
-
Con 15.000 $ si trapianta il polmone
-
Con 30.000 $ si trapianta una cornea.
3.3.
La schiavitù sessuale [31]
Le
cifre parlano da sole e sono allarmanti. In effetti, secondo
la relazione dell’O.N.U, 4.000.000 di donne sono vendute
ogni anno per essere obbligate a prostituirsi e ridotte
allo stato di schiave o sottomesse al matrimonio forzato.
2.000.000 di bambini tra 5 e 15 anni sono introdotti ogni
anno nel commercio sessuale. Si calcola che durante gli
ultimi 30 anni, altri 30.000.000 di donne asiatiche sono
cadute nelle reti di sfruttamento.
Secondo
G. Di Rosa, in fondo a questa schiavitù si trovano
gli enormi guadagni delle organizzazioni criminali che la
gestiscono.
3.4.
Schiavitù domestica
La
società europea si confronta col fenomeno d’invecchiamento
generalizzato della popolazione e con quello della generalizzazione
del lavoro delle donne. Questa situazione sta all’origine
d’un crescente bisogno dei servizi domestici compiuti nella
maggior parte dei casi dagli immigranti stranieri. Il Comitato
Contro la Schiavitù Moderna (CCEM), dalla sua esperienza
di occuparsi delle vittime della schiavitù domestica,
intende per situazione di schiavitù “ogni persona
esposta nello stato di vulnerabilità per una pressione
fisica e/o morale, trovandosi in un obbligo di compiere
un lavoro senza essere remunerata in un contesto privo di
libertà e contrario alla dignità umana. Bisogna
notare che queste situazioni sono molte, accompagnate e
caratterizzate da una violenza fisica e/o sessuale”.
Alcuni
domestici stranieri sono letteralmente rapiti. Essi vivono
in una situazione di costante paura di essere arrestati
o sloggiati. Non hanno contatto con le loro famiglie o con
i loro prossimi. Sono isolati culturalmente poiché
generalmente ignorano la lingua del paese di accoglienza
e i loro diritti; non sanno a chi rivolgersi per rivendicarli
o semplicemente per chiedere qualunque aiuto. Si possono
distinguere quattro categorie di vittime della schiavitù
domestica:
-
Persone reclutate nei propri paesi di origine dalle agenzie.
Vengono ingannate con la speranza di trovare un posto di
lavoro. La maggior parte di questi immigrati in Europa proviene
dal Sud-Est Asiatico, soprattutto da Filippine, Sri Lanka,
Indonesia e India. Questi immigrati, reclutati prima di
arrivare in Europa, vengono molto indebitati. Devono pagare
il loro debito prima di potere inviare il denaro ai loro
parenti.
-
Immigrati che sono arrivati in Europa per esercitare un
impegno domestico, però sono stati vittime dei trafficanti
ed obbligati a lavorare come domestici. In questa categoria
si trovano i minorenni arrivati dall’Africa dell’ovest;
per esempio, secondo le investigazioni dell’OIM, nella Nigeria
1.178 minorenni almeno sono stati deportati dal paese tra
il 1999 e il 2000. I servizi d’immigrazione del Ghana stimano
che la cifra di commercio si è avvicinata a 3.582
nelle stesse date. In Benin, i minorenni sono venduti a
75 franchi svizzeri, e normalmente sono sottomessi a regime
di schiavitù.
-
Il caso dei giovani che arrivano in Europa provenienti dal
Terzo Mondo per fare una esperienza religiosa nei distinti
Ordini, Congregazioni o Istituti di vita consacrata. Conosciamo
le difficoltà relative alla crisi vocazionale in
occidente. A volte, alcune congregazioni cercano vocazioni
nei paesi del Terzo Mondo, anche se non sono presenti delle
loro comunità in questi paesi. C’è il rischio
che le motivazioni di questi giovani non siano autenticamente
religiose e una volta arrivati in Europa preferiscano sparire
nel nulla con la conseguenza di esser esposti a gravi pericoli
di sventura. La maggior parte di loro non vuole ritornare
nei paesi d’origine.
-
Finalmente c’è la categoria delle persone usate nei
lavori domestici in un terzo paese; essi seguono i loro
padroni quando vanno in Europa per un breve soggiorno. Secondo
le investigazioni di G. Vaz Cabral, sono soprattutto i domestici
originari del Sud-Est asiatico che lavorano per i diplomatici
del Prossimo e Mezzo-Oriente. Spesso non rimangono con i
propri padroni, ma vengono licenziati e sono costretti ad
adattarsi alla vita che trovano in quel paese.
4.
Caratteristiche comuni alle nuove forme di schiavitù
4.1. La proprietà
La
nozione di proprietà è un elemento comune
a tutte le definizioni delle convenzioni relative all’abolizione
della schiavitù e delle pratiche analoghe. La Convenzione
del 1926 si riferisce al diritto di proprietà ma
anche agli attributi del diritto di proprietà. Non
limita l’interdizione della schiavitù tradizionale.
Il riferimento al diritto di proprietà è rimasto
come una caratteristica fondamentale della schiavitù
moderna. Ciò che è cambiato è la relazione
tra lo schiavo ed il suo padrone.
“Si
può pensare che la schiavitù sia una questione
di proprietà, ma dipende da ciò che intendiamo
per proprietà. In passato il rapporto di schiavitù
presupponeva che una persona ne possedesse legalmente un’altra,
ma la schiavitù moderna è diversa. Oggi la
schiavitù è legale ovunque e non esiste più
alcuna forma legale di proprietà di un essere umano.
Oggi coloro che comprano degli schiavi non chiedono una
ricevuta o un certificato di proprietà, eppure ne
ottengono il controllo – e ricorrono alla coercizione per
mantenerlo. I detentori di schiavi hanno tutti i benefici
della proprietà senza averne i fastidi legali. In
effetti, per i detentori di schiavi, non averne la proprietà
legale si rivela un vantaggio perché esercitano su
di loro il controllo [32]
totale senza avere alcuna responsabilità per ciò
che possiedono”.
4.2.
Controllo e pressione esercitati sulla vittima
Uno
schiavo non ha dominio della sua volontà o della
sua vita. Non può decidere per se stesso. Un controllo
è esercitato contemporaneamente sulla sua persona
e sugli oggetti personali. Nella maggior parte dei casi,
le corrispondenze e le relazioni libere con l’esterno gli
sono proibite dal padrone. La pressione esercitata sull’individuo
può essere contemporaneamente fisica e morale. Il
fattore economico gioca un ruolo importante su questa forma
di schiavitù.
4.3.
Negazione dell’umanità e alienazione della libertà
La
schiavitù moderna conduce alla strumentalizzazione,
alla commercializzazione e alla distruzione sociale dell’essere
umano. Nel diritto romano esisteva l’associazione, l’assimilazione
dello schiavo con un oggetto. Lo schiavo non godeva praticamente
di nessun diritto. Le vittime della schiavitù moderna
si trovano fuori da ogni cornice giuridica nella misura
in cui questa negazione non è prevista per diritto.
La mancanza di rispetto per la dignità umana ed i
trattamenti inumani sono gli unici concetti giuridici attuali
che più si avvicinano a questa negazione.
5.
La Mercede e l’opzione preferenziale per i nuovi schiavi
Il
proemio delle Costituzioni Ameriane riprodotto nelle costituzioni
attuali dell’Ordine della Mercede ricorda i fondamenti biblici
dell’opzione preferenziale dei mercedari per gli oppressi
di tutti i tempi. In effetti, seguendo fedelmente il Redentore
per antonomasia, i mercedari cercano con fede, speranza
e carità di essere “redentori qualificati” affinché
alla fine della storia siano degni di sentire quella dolce
parola che dirà Gesù con la sua bocca:
“Venite,
benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché
ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete
e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato
e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 34-36).
Questo
carisma della Mercede è oggi più attuale che
mai; semplicemente richiede ed esige quello che il D.I.S.
ha espresso in questi termini:
“In
un mondo di grandi ingiustizie il cui frutto è la
miseria di molti paesi, in una società mercanteggiata,
che vive alla merce di maggiore produzione e di guadagno
di denaro a tutti icosti
al punto da non considerare l’essere umano e la stessa natura.
Una società immersa nel consumismo,
nell’egoismo collettivo e nella globalizzazione. Protesa
verso il rendimentoeconomico tanto
da generare continue e multiple cattività che mettono
in pericolo la fede di molti nostri fratelli e sorelle.
Questa realtà offre ai mercedari un ampio ventaglio
di possibilità al suo carisma redentore. ( D.I.S.
p. 79).
Dopo
una attenta analisi di tutta questa problematica è
emersa una situazione ampia e complessa nella quale è
possibile esercitare il nostro carisma. Vedo un po’ difficile
poter soddisfare il desiderio del 72% degli intervistati
dal D.I.S. che reclamano un’opera comune e specifica. Perciò
suggerisco la concreta possibilità di vivere tutte
le situazioni con uno spirito redentore anche se con risposte
diverse.
5.1.
Diversità delle risposte, un solo spirito redentore
La
storia della Chiesa e della Mercede è piena di testimonianze
eroiche, delle opere di povertà e di redenzione portate
a compimento dai nostri instancabili ed intrepidi religiosi
mercedari in momenti, contesti e condizioni difficili.
Ogni
atto di redenzione esige sacrificio, abnegazione e rischio.
Suppone anche una determinazione, ma soprattutto un amore
verso lo schiavo, icona di Gesù colpito e disprezzato
in tutti gli aspetti dell’umanità. In questo contesto,
il mercedario è chiamato a continuare la missione
seguendo le orme di San Pietro Nolasco fino ai luoghi del
dolore e della sofferenza, del calvario dei cristiani oppressi,
emarginati e in pericolo di perdere non solo la vita, ma
anche e soprattutto la loro fede.
Attenzione,
non si va in questi luoghi come un curioso per vedere che
cosa succede o come un turista, con uno spirito trionfalistico
che cerca di divertirsi e si ferma per vedere cose esotiche
assistendo a spettacoli mai visti. Non si va in questi luoghi
neanche come uno scienziato preoccupato fondamentalmente
per le sue investigazioni e, una volta raggiunti i risultati,
di essere applaudito ed acclamato da tutti, passando così
agli annali della storia. Neanche si va in questi posti
come un semplice avventuriero che intraprende qualunque
cosa per disperazione o perché ha fallito nella vita.
Ad esempio di San Pietro Nolasco, si va in questi luoghi
mossi dalla passione e dalla compassione per quei nostri
fratelli e sorelle ridotti al livello delle cose, degli
animali i cui diritti e la dignità sono negati e
calpestati. Per andare in posti di oppressione e di schiavitù,
bisogna aver fatto un’esperienza profonda di Dio, lasciarsi
condurre dalla sua Parola, con una vita spirituale alimentata
dai sacramenti e sentire risuonare nel cuore quelle parole
irresistibili del profeta Isaia assunte da Gesù all’inizio
della sua missione:
“ Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato
per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere
in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia
del Signore” (Lc 4,18-19).
È
fondamentale questa esperienza mistica, questa scoperta
del volto di Gesù nell’oppresso dei nostri tempi
(cf. Mt 25, 31 ss). Accanto alle risposte classiche di redenzione
operate dall’Ordine della Mercede durante la storia, dall’abolizione
della schiavitù l’Ordine ha saputo fare il suo “aggiornamento”
con l’espressione “nuove forme di schiavitù” nelle
nuove costituzioni post-conciliari. L’Ordine della Mercede
continua ad esercitare il quarto voto dove effettivamente
si trova una situazione sociale nella quale concorrono le
seguenti condizioni:
-
situazione oppressiva e degradante della persona umana
-
situazione che nasce da principi e sistemi opposti al Vangelo
-
situazione che mette in pericolo la fede dei cristiani
-
situazione che offre la possibilità di aiutare, visitare
e redimere le persone che vi si trovano (Const. 16).
Questo
“aggiornamento” ci mette in consonanza con “una vita religiosa
samaritana” esposta e suggerita dall’ultimo Congresso Internazionale
della Vita Consacrata celebrato a Roma dal 23 al 27 novembre
2004 con lo slogan “Passione per Cristo, passione per l’umanità”.
Infatti il carisma redentore ci colloca sul cammino del
samaritano, compreso oggi come:
“uno
spazio immenso, dove si affollano uomini e donne, bambini
e anziani che, mezzi morti, portano le ferite che ogni tipo
di violenza ha inferto loro, nel corpo e nello spirito.
Sono innumerevoli i volti sfigurati dalla violenza e dall’ingiustizia:
volti di immigrati e di rifugiati in cerca di una patria,
di donne e giovani sfruttati, di anziani e malati abbandonati
a se stessi; volti umiliati dai pregiudizi razziali e religiosi,
volti di bambini traumatizzati nel corpo e nello spirito,
volti sfigurati dalla fame e dalla tortura”[33]
.
Questo
spiega la diversità ed il ventaglio d’azione liberatrice
effettuata nelle distinte province dell’Ordine dalla famiglia
mercedaria. Il denominatore comune è l’opzione preferenziale
per gli imprigionati, gli immigrati, i rifugiati, i bambini
con poche risorse per un futuro migliore, le donne picchiate
ecc. In risposta a queste situazioni, i mercedari creano
spazi di libertà e di realizzazione personale per
quelle masse di gente che la società postmoderna
continua ad abbandonare alla loro propria morte. Nelle parrocchie,
nelle scuole ed in altre istituzioni i mercedari portano
una forte dose di questo spirito redentore e costituiscono
una cornice privilegiata di formazione per rendere testimonianza
con parole, fatti e segni vivi, all’azione dello Spirito
di Dio che agisce nel mondo contemporaneo attraverso il
carisma liberatore della Mercede.
5.2.
Limiti e difficoltà
Diversi
padri capitolari, appoggiandosi allo studio del D.I.S.,
hanno espresso la loro preoccupazione per l’Ordine, la necessità
che l’Ordine abbia un’opera redentrice comune che concentri,
includa e mobiliti le energie di tutti i religiosi dell’Ordine
per una “crociata” contro le schiavitù moderne. Questa
è una preoccupazione condivisa dalla maggioranza
dei mercedari. Se è certo che esistono diverse situazioni
di cattività dove i mercedari sono presenti e lavorano,
è anche certo che pretendere una sola azione comune
- come alcuni religiosi reclamano - è come imporre
a tutto l’Ordine un’opera irreale e lasciare morire le opere
già intraprese. Ciò che è importante
è avere una vocazione comune che ve applicata in
molti compiti, secondo le circostanze d’ogni luogo.[34]
Salvaguardando
queste due considerazioni, da un lato si può continuare
a cercare, pensare, proporre e potenziare le tradizionali
campagne (iniziative) promosse dal governo generale, cioè
impegnarsi sempre di più a livello di provincia e
di singolo religioso a recuperare una nuova dimensione di
sentirsi famiglia, poiché siamo nell’era della “globalizzazione”.
D’altra parte, è necessario riabilitare e rivitalizzare
il “fondo della redenzione” riservato esclusivamente alle
redenzioni prestabilite dall’Ordine e, se è possibile,
in collaborazione con altri organismi umanitari o altre
istituzioni religiose sensibili a questa causa. Sono anche
importanti la formazione e l’informazione nel campo della
“Teologia della Missione Redentrice e della Cattività”
(cf. D.I.S p.77 ss).
Conclusione:
Alla
fine di questa piccola riflessione, si può affermare
che effettivamente esistono nuove forme di schiavitù
nel mondo contemporaneo. È per noi mercedari uno
dei segni dei tempi e siamo chiamati ad apportare non solo
il nostro granello di sabbia dal nostro carisma redentore
ed una posizione di denuncia, ma anche un atteggiamento
di annuncio e un impegno concreto e plausibile di redenzione,
secondo lo spirito di San Pietro Nolasco, adottando nuovi
metodi adeguati allo stile e alla mentalità moderna.
Il carisma della mercede è attuale oggi più
che mai.
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Damase
Masabo
Relazione
di
Sr.Doloretta
Silanos
Vicaria
delle Suore di N.S.della Mercede
Saluto:
Prima
di tutto porgo il più cordiale saluto a tutti i presenti
e rivolgo un grazie di cuore ai Cavalieri della Mercede
per averci invitato a partecipare a questo Primo Convegno
Internazionale della famiglia Mercedaria.
Chi
siamo:
La
nostra Congregazione è un Istituto Internazionale
di Diritto Pontificio, fondato a Nancy, Francia nel 1864
dalla serva di Dio, Madre Teresa di Gesù Bacq,al
secolo Elisabetta Bacq. Viviamo in comunione intima con
la Chiesa, congiungendo contemplazione e lavoro apostolico
secondo il carisma della nostra Fondatrice espresso nelle
Costituzioni ,nella linea di grazia indicata dalla regola
di Sant’Agostino. Lo spirito della nostra Congregazione
è essenzialmente cristologico- mariano e si esprime
attraverso l’impegno di vivere la vita di Gesù in
Maria, per Maria e con Maria
Chi è Madre Teresa? Come è arrivata
ad essere mercedaria? Madre Teresa è
una splendida figura di donna,vissuta per Cristo e per la
Chiesa nel tumultuoso fluire del XIX secolo. Nata a Parigi
il 16 settembre del 1825,e battezzata nella Chiesa Evangelica
di confessione asburgica, Elisabetta cresce e viene educata
secondo i principi della religione luterana.
Non
ancora quattordicenne sente il bisogno di aderire alla fede
Cattolica, e il 31 maggio del 1839 compie solennemente l’atto
di abiura e riceve per la prima volta la Santa Comunione.
E’ un giorno di vera rinascita spirituale. Dio guarda con
predilezione questa creatura, la cu
i
interiorità, divenuta ormai un mistero di luce, è
tutta predisposta ad assecondare l’azione divina. Il
primo frutto di questa sua disponibilità allo Spirito
è certamente un devozione filiale verso la Vergine
Santissima,che sfocia nell’impegno di “difendere ad ogni
istante e per tutta la vita il privilegio della sua Immacolata
Concezione. In una lettera indirizzata al Cardinale Lavigerie
si legge: “Il giorno della mia abiura, Dio mi ha fatto la
grazia di comprendere molte cose di cui non avevo mai sentito
parlare…Da quel giorno ho sentito una devozione tutta filiale
verso la Vergine Santissima e ho promesso di amare e difendere,durante
tutta la mia vita, il bel privilegio della sua Immacolata
Concezione che tante volte avevo sentito attaccare nella
religione da cui ero uscita”(Lettera 16,1). La suprema bellezza
del Figlio di Dio l’attrae e la conquista; imitando Maria
comprende la sua vocazione, per cui a sedici anni, decide
di appartenere a Lui per sempre,ed emette il voto di perpetua
verginità. A 18 anni Elisabetta entra in un Istituto
di ispirazione mariana,tra le Agostiniane dell’Interiorità
di Maria,a Montrouge;e qui,assumendo il nome di Teresa di
Gesù,imparerà a seguire Cristo percorrendo
le orme della sua divina Madre.
Nel 1863, con il consiglio e l’aiuto del Cardinale
Lavigerie,Vescovo di Nancy e suo direttore spirituale. Madre
Teresa lascia la comunità di Montrouge. Il Signore
si serve di lei per arricchire di nuovi carismi la sua Chiesa.
Monsignor Lavigerie l’accoglie nella sua diocesi,e qui,
sempre con l’appoggio e la guida del Vescovo,Madre Teresa
dà inizio alla Congregazione delle “Religiose dell’Assunzione
di nostra Signora,”la cui finalità consiste nel glorificare
Gesù attraverso Maria,e la cui missione è
quella di cooperare alla salvezza del prossimo mediante
l’educazione della gioventù.
Nel
1867,il Vescovo di Nancy accetta la sede Arcivescovile
di Algeri. Le immense necessità dell’Africa spingono
l’Arcivescovo a chiedere cooperazione missionaria a diverse
Congregazioni europee. Madre Teresa, sollecitata con urgenza,invia
le sue religiose. Per Madre Teresa comincia l’ora gloriosa
della “passione.”Da questo momento di grazia,in un puntuale
susseguirsi di grandi responsabilità e brucianti
umiliazioni,vivrà per la vita del suo Istituto,nel
quale vede l’opera che Dio ha voluto affidarle per la Sua
Gloria e per la salvezza delle anime.
Durante la sua esperienza missionaria,come nel tempo dell’apostolato
tra gli operai, Madre Teresa incontra difficoltà
e travagli d’ogni genere. Più volte l’Istituto sembra
sul punto di naufragare . Ma la grande ed incrollabile fiducia
in Dio la rende ottimista anche “tra le più cupe
tempeste”,sa imporsi per l’esemplarità delle sue
virtù.
La Madre,intanto,insieme alle sue suore, studia e prega
perché il Signore le faccia conoscere un Ordine a
cui aggregare la piccola Congregazione, e questa possa raggiungere
la necessaria stabilità. La volontà di Dio
si manifesta per mezzo dello stesso cardinale Lavigerie,il
quale le indica l’Ordine della Mercede e l’aiuta ad incontrare
il Maestro Generale dell’Ordine, Padre Valenzuela. L’aggregazione
avviene ufficialmente il 4 aprile del1887,unificando cosi,
nella carità redentrice di Cristo,l’eredità
spirituale di Pietro Nolasco e di Teresa di Gesù
Bacq per un comune impegno di liberazione nella Chiesa.
Evento provvidenziale per la vita dell’ Istituto,che corona
il duplice sogno di Madre Teresa: mettere al sicuro le sue
suore e mantenere l’identità mariana. Le Religiose
dell’Assunzione diventano così Suore di N. S.della
Mercede. La gioia è grande e il cuore di Madre Teresa
si apre immediatamente ad accoglierne lo spirito. L’aspetto
della liberazione,in un certo modo,completa la grazia del
carisma. Si sente fiera di essere membro di tale gloriosa
famiglia. In- fatti, tutta la vita di Madre Teresa è
stata contrassegnata dalla disponibilità piena ad
unirsi alla redenzione del Cristo. E’ proprio in questa
immolazione che possiamo riconoscere l’essenzialità
del suo carisma. Tutti i travagli della sua esistenza,le
spine della povertà,i sacrifici e le fatiche della
sua missione,hanno avuto in lei un unico scopo: liberare
le anime dalla schiavitù del peccato e ricondurle
sulla via della santità. Come Maria, che si proclamò
schiava del Signore,le Suore di N.S. della Mercede sono
chiamate a vivere il loro carisma in totale schiavitù
a Gesù con Maria per collaborare con Cristo alla
redenzione dell’uomo (Cfr Gal 5,1; Cost. art. 4).
Spritualità
e Carisma:
La
spiritualità vissuta e proposta da Madre Teresa si
desume dai suoi scritti, è una spiritualità
essenzialmente cristologica e mariana. Come pure il suo
carisma che si identifica principalmente con l’impegno di
vivere la vita di Gesù in Maria, attraverso l’imitazione
delle virtù umili e nascoste praticate dalla Vergine
Santissima. Maria è la “Via Regale”che conduce alla
perfetta unione con Cristo e alla piena docilità
dell’azione santificatrice dello Spirito. E’ appunto l’intimità
con la Madre del Signore che consente allo Spirito Santo
di riprodurre nell’anima la suprema bellezza di Cristo.
E’ non solo per se stessa,ma perché possa essere
comunicata a coloro con i quali si verrà in contatto
per la gloria di Dio. Questa gloria è da ricercarsi
instancabilmente mediante una vita di interiorità
e una dedizione senza limiti alle opere di carità
e di misericordia proprie dell’Istituto.
Il carisma di Madre Teresa può essere facilmente
identificato con quell’ ardore interiore che la sollecita
incessantemente a procurare,con tutti i mezzi di cui può
disporre,la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Gli
elementi essenziali che in lei e nelle sue religiose segnalano
una risposta concreta alla grazia del carisma possono cosi
sintetizzarsi:
-
Essere figlie e serve della Madre di Dio lavorando incessantemente,e
in suo nome, alla salvezza dei poveri e degli abbandonati,come
strumenti della misericordia del Salvatore.
-
Ispirarsi a Maria e al suo amore per i poveri,dedicandosi
con disponibilità incondizionata a tutte le opere
di carità e di misericordia.
Tendere
fermamente alla santità personale e promuovere la
santità del prossimo.
La
realizzazione di questo programma richiede coraggio e generosità:
Madre Teresa può attuarlo solo a prezzo di sfibranti
peregrinazioni e continui sacrifici. Il segreto della sua
forza d’animo era il grandissimo amore per Dio e per il
prossimo. Tutta l’esistenza di Madre Teresa può oggi
essere riproposta quale messaggio di indiscussa fedeltà
a Dio,di obbedienza incondizionata alla Chiesa,di attenzione
all’uomo,specialmente povero o bisognoso di liberazione
sotto qualsiasi aspetto. E’ un messaggio attuale e coinvolgente.
Il coraggio,la costanza e la carità operosa della
serva di Dio risultano un particolare incentivo anche per
i giovani i quali,se aperti ai valori dello spirito,si sentono
interpellati dalla sua vita e dalla sua missione.
Dove
siamo:
L’Istituto,fedele
allo spirito delle origini,cerca di realizzare anche oggi
le stesse opere di carità e di misericordia in varie
parti del mondo. Con circa 500 membri, è presente
in Italia,in Francia,in Belgio, in Terra Santa ,in Cile,in
Ecuador,negli Stati Uniti,in India; fra non molto spera
di aprirsi anche in Indonesia, dal momento che il Signore
ci ha benedetto mandandoci un gruppo di giovani indonesiane.
Ha 52 comunità, più 4 case di formazione.
Attività
apostolica comprende:
-
l’educazione e formazione della gioventù,specialmente
povera e bisognosa di liberazione da qualsiasi forma di
schiavitù;
- l’assistenza caritativa, mediante opere assistenziali
e sociali con particolare attenzione alle membra più
povere e sofferenti del Corpo di Cristo.
- l’evangelizzazione e la promozione umana, anche in terra
di missione;
-
l’apostolato parrocchiale, l’accompagnamento vocazionale
L’impegno Mercedario è quindi volto alla liberazione
dalle antiche e nuove schiavitù che affliggono l’umanità,al
fine di mostrare l’Amore Misericordioso di Dio. Assumendo
i colori dei popoli e delle nazioni,rispettando culture
e religioni,le suore Mercedarie si fanno in Cristo mercede
continuando a piantare la loro tenda,or qua ,or la,per dispensare
l’amore misericordioso di Dio e per accogliere l’adesione
dei suoi fedeli.
Continuano
a presentarsi disarmate per liberare chi è schiavo
con la forza della carità di Dio;continuano ad invitare
nel nome di Gesù per un proficuo lavoro nel campo
di Dio;continuano nell’impegno di liberare il mondo dalle
schiavitù del tempo presente affrontando con coraggio
il viaggio della speranza nell’intento di liberare il mondo
afflitto da indigenza, ignoranza, paura, solitudine,emarginazione,idolatria;
continuano ad invocare Maria, Madre della Mercede e della
liberazione. Mercede e della liberazione.
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Relazione
di
Sr.Maria Yolanda Sanchez
Superiora
Provinciale
Suore
Mercedarie del SS.Sacramento
Noi
Suore Mercedarie del SS. Sacramento siamo una Congregazione
religiosa di Diritto Pontificio, fondata da Maria del Rifugio
Aguilar y Torres in Città del Messico il 25 marzo
1910.
Maria
del Rifugio, nata in San Miguel de Allende – Guanajuato-
Messico, primogenita di otto fratelli, cresce serenamente
sotto la guida dei genitori, i quali, ottimi cristiani praticanti,
sanno inculcare nel suo animo l’amore a Dio e ai poveri.
Dal
giorno della sua Prima Comunione crescerà sempre
più in lei l’amore a Gesù Eucaristia che ben
presto si trasformerà in un forte amore verso i più
poveri e bisognosi. All’età di 20 anni, come era
uso di quel tempo, sposa per volere del padre, il Sig. Angelo
Cancino; il loro matrimonio ben presto viene allietato dalla
nascita di due figlioletti: Angelo e Rifugio Teresa. Ma
i disegni di Dio su di lei erano ben altri…
All’età
di 22 anni rimane vedova e, ben presto perderà anche
il piccolo Angelo. Il suo dolore è indicibile, ma
lei non si perde d’animo, con la forza della preghiera e
la luce della fede, rinuncia a tutto ed entra a far parte
del Terzo Ordine Francescano di cui in seguito sarà
Ministra e Maestra delle novizie.
Ogni
giorno lei porta gioia e conforto a quanti soffrono la solitudine,
a quanti sono privi del necessario e bisognosi, materialmente
e spiritualmente, tanto che nel suo paese la chiamavano
“l’Angelo di San Miguel de Allende”.
Il
18 marzo 1896, durante un corso di esercizi spirituali,
sperimenta una trasformazione interiore profonda che la
porta a centrare la sua vita nell’Eucaristia . Ella comprende
che l’uomo è stato creato per lodare e servire Dio,
e che non c’è peggiore schiavitù che ignorare
questa realtà.
Da
quel momento Maria del Rifugio si dedica gioiosamente al
servizio di Gesù presente nel sacramento dell’Eucaristia,
adorandolo e diffondendo il culto Eucaristico per mezzo
della catechesi e la cura della chiesa.
Nella
sua esperienza di madre di famiglia e nell’esercizio del
suo apostolato intanto non trascura la sua figlioletta che
da grande seguirà le sue orme consacrandosi a Dio
nella stessa Congregazione da lei fondata.
Attenta
ai segni dei tempi, Maria del Rifugio intuisce che nostro
Signore le affida la salvezza dei bambini e dei giovani,
convinta di cooperare alla trasformazione della società
promovendo i valori cristiani. Quindi, sensibile alla sofferenza
degli uomini, con animo intrèpido cerca di guidare
i bambini e i giovani e quanti la frequentano, orientandoli
nella crescita della fede e nell’ incontro del Dio vivo
e presente nell’Eucaristia.
Un
giorno, entrando nella cattedrale di Morelia, mentre pregava
fervorosamente dinanzi al Tabernacolo e all’immagine della
Vergine di Guadalupe, sente l’ispirazione di fondare una
Congregazione con il fine di infondere l’amore a Gesù
Eucaristia ai fanciulli e ai giovani, ed estendere ovunque
il suo Regno.
Sicura
della volontà di Dio, consigliata del suo direttore
spirituale, il 25 marzo 1910 fonda l’”Apostolato di Gesù
Eucaristico”, dedito all’adorazione Eucaristica e alla formazione
cristiana e culturale dei fanciulli e dei giovani.
Ella
afferma che al centro di tutte le scienze c’è Dio
e che non ci può essere autentica educazione cristiana
senza la partecipazione all’Eucaristia e la devozione filiale
a Maria, due elementi càrdine su cui poggia l’azione
educativa liberatrice che garantisce la formazione dell’Uomo
Nuovo e la costruzione della civiltà dell’amore.
Nel
1918 fra Alfredo Scotti, dell’Ordine Mercerdario, di cui
più tardi diventerà Maestro Generale, viene
nominato dall’arcivescovo del Messico, direttore ecclesiastico
dell’Apostolato Eucaristico. Infatti, sotto la sua guida,
la comunità si organizza e cresce.
All’inizio
del 1922 vi erano già ottanta suore che gestivano
otto scuole e, nello stesso anno, precisamente il 15 giugno,
la Congregazione riceve l’Approvazione Diocesana.
Col
trascorrere del tempo, Maria del Rifugio sente vivamente
nell’intimo del suo cuore di dover ringraziare nostra Madre
SS. della Mercede per tutte le grazie che le aveva concesse
e per averle dato una guida sicura nella persona di Padre
Alfredo Scotti. Nello stesso tempo, comprende bene quale
ricchezza si aggiungerebbe alla sua Congregazione, mettendo
insieme Eucaristia e Mercede, poiché senza l’Eucaristia
e senza Maria il mondo non potrebbe mai essere liberato
dalle varie schiavitù che l’opprimono. Convinta di
ciò, chiede all’Ordine della Mercede l’aggregazione
della Congregazione che, benevolmente le viene concessa
l’11 luglio 1925.
Lo
stesso anno segue in Città del Messico una terribile
persecuzione religiosa che proibisce ogni manifestazione
di culto portando a tutti privazioni, dolori e lutti. Madre
Maria del Rifugio affronta con coraggio persecuzioni e interrogatori
da parte delle autorità rivoluzionarie le quali,
l’anno successivo, le ordinano la chiusura della cappella
e la confisca dell’Istituto. Lei, nonostante tutto, con
animo sereno e forte decide di mettere in salvo la Congregazione
che già si era arricchita di tante giovani Suore,
tra cui sua figlia Maria Teresa.
Cosi,
sostenuta dalla preghiera e incoraggiata dai Padri Mercedari,
in varie riprese, cerca di mandare le sue figlie in diversi
paesi dell’estero: Cuba, Stati Uniti, El Salvador, Cile,
Colombia, Spagna e nel 1929, in Italia, precisamente a Caltanissetta,
nel cuore della Sicilia…
Maria
del Rifugio, dopo aver visto diffusa in varie Nazioni l’opera
affidatale da Dio, ammalàtasi gravemente, muore in
Città del Messico il 24 aprile 1937, lasciando in
eredità alle sue figlie spirituali il carisma Eucaristico–Mercedario,
sintetizzato oggi nel motto: ”Evangelizzare con Maria alla
luce dell’Eucaristia”.
Dopo
nove anni della sua morte, sotto il pontificato del Papa
Pio Xll, il 22 luglio 1948 la Congregazione ottiene l’Approvazione
Pontificia con Decreto di Lode, cambiando il suo nome a:
Suore Mercedarie del SS. Sacramento.
Oggi,
siamo circa 700 Religiose distribuite in 11 Nazioni, aperte
ai segni dei tempi e alle direttive della Chiesa.
Attualmente,
svolgiamo il nostro apostolato anche in Venezuela, Guatemala
e Costa Rica.
Fedeli
ai fini per i quali siamo state fondate, le nostre principali
opere apostoliche sono le scuole. Tuttavia, la Congregazione
man mano si è aperta ad altri apostolati: Oggi attendiamo:
Una
missione permanente in Cuba, missioni temporali, asili nido,
una casa che accoglie bambine povere, continuamo a collaborare
con le parrocchie nei ministeri che ci affidano, case di
spiritualità, case di accoglienza, pastorale carceraria,
formazione famigliare, aiuto in varie forme agli immigrati
e si attende il Seminario Diocesano di Jaén, in Spagna.
Negli
ultimi anni si sta lavorando intensamente nella riscoperta
della figura della nostra Venenata Madre Fondatrice la cui
causa di canonizzazione è stata avviata, e nella
rivalutazione del Carisma. Da questo impegno è nato
l’interesse di tanti laici, che pur se non legati alle opere
dell’Istituto, partecipano al suo carisma e alla sua missione,
organizzando il Laicato Eucaristico Mercedario.
Tale
Movimento è una risposta di fede che permette ai
suoi associati d’impegnarsi attivamente come membri della
Chiesa e di testimoniare la loro vita Eucaristica Mercedaria
con progetti di evangelizzazione e di solidarietà
verso i più bisognosi ed ermaginati.
Concludendo,
eleviamo un inno di lode e di ringraziamento a Dio Uno e
Trino e a nostra Madre SS. della Mercede per averci rese
partecipi di vivere, testimoniare e diffondere il Carisma
Eucaristico Mercedario lasciatoci in eredità da Maria
del Rifugio.
E,
come Lei, oggi desideriamo incendiare il mondo di Eucaristia
e di Mercede, realizzando il suo ultimo sogno, quello di
partecipare all’evangelizzazione del continente africano.
“Evangelizzare con Maria alla luce dell’Eucaristia”
c
Testimonianza
di
Sr.Rebecca
Cervantes
Consigliere
Generale
Mercedarias
Misioneras de Berriz
Charla
con los Cavalierede la Merced
Las
Mercedarias Misioneras de Bérriz, tenemos nuestras
raíces en el añoso tronco Mercedario y de
su sabia nos hemos alimentado a lo largo de los siglos.
Nacimos hacia l540, en un lugar llamado Bérriz, enclavado
en las bellas montañas, del espectacular paisaje
de Vizcaya España. Y nacimos como un Monasterio de
Clausura Papal, hasta que 400 años después,
a principios del siglo pasado, una mujer de Dios, llamada
Margarita Ma. López de Maturana en cuyo corazón
ya bullían estos sentimientos expresados en mayo
de l912: … Yo no deseo más que glorificarle sobre
la tierra, como Él glorificó al Padre y darle
a conocer a los que me ha encomendado, que es el mundo entero”
cambió el rumbo…
Desde una profunda vida interior, y enamorada de Cristo
Redentor, fue tierra fecunda que acogió la semilla
que dejaron a su paso por Bérriz, dos Misioneros
camino a sus misión de la India y China, esa semilla
de inquietud que ellos dejaron supo dinamizarla, primero
en el colegio donde ella era Directora, después la
traspasó al Convento, y fue así que brotó
el anhelo irresistible de hacerse misioneras.
El
l9 de Septiembre de l926 salía la primera expedición
de misioneras hacia Wuhu en China, y aún no llegaba
a su destino en aquellos largos viajes por barco, cuando
ya se preparaba una segunda expedición que iría
a las pequeñas y lejanas Islas de Micronesia y al
Japón…
Pocos
años después, el enviado del Vaticano, en
votación secreta constataba la voluntad de aquel
Monasterio de convertirse en un Instituto Misionero, el
resultado no pudo ser más feliz, con l 94 votos,
¡unanimidad!
El Papa XI bendijo esta iniciativa de ir a Misiones, augurando
que crecerían en espíritu y en vocaciones,
y así fue. El 23 de Mayo de l930 Roma da la aprobación
definitiva al Instituto.
Esa
gran mujer de quien el Observatore Romano dijo a su muerte
el 23 de Julio de l934 –dos días antes de cumplir
50 años- que “era una mujer que tenía los
ojos en el cielo, los pies en la tierra…. Y la mirada en
el tiempo, ha sido Beatificada el pasado 22 de Octubre en
Bilbao España. -Dato interesante es que su hermana
gemela Leonor también entró de Religiosa,
pero a otro convento para ofrecer a Dios lo más que
podían: su separación. También Leonor
está en proceso de Beatificación-
Las Mercedarias Misioneras de Bérriz, nos encontramos
en 72 comunidades en los cinco Continentes: China, Japón,
Filipinas, Islas de Mirconesia: Guam, Palau, Ponapé
Chuuk y Saipan, en Africa: RD Congo, y Zambia, en España,
E. U. México, Guatemala, Nicaragua, Perú,
Ecuador y en Italia la Casa General.
Y desde todos estos lugares, en el día a día,
queremos hacer vida nuestro 4º. Voto Redentor:
“permanecer en la misión si así lo exige el
bien de nuestros hermanos”
Tratando de encarnar en nuestras vidas el Carisma Liberador,
y
“clarificar en todos los pueblos y razas la imagen de Cristo
Redentor….. como quería la M. Margarita, en un mundo
en el que las nuevas esclavitudes son tantas, a veces claras
y brutales, otras más sutiles…
Estamos en tiempos de globalización y nos toca vivir
cambios y acontecimientos que nos confrontan a diario con
las nuevas esclavitudes de este siglo: injusticia, exclusión,
violencia, marginación, empobrecimiento de los pueblos,
la opresión, sobre todo de la Mujer (Xab),
Antes esta realidad nos sentimos invitadas a:
+
mirar al mundo como Dios mismo lo hace:
Incluyendo, amando con ternura y compasión. Mirada
de fe que penetre la realidad y que nos haga capaces de
un análisis crítico, sin miedo a la verdad.
+
con una mirada contemplativa, femenina, integradora, desde
la certeza de que todo está habitado por Dios, corazón
de la realidad .
+
Mirar con los ojos de los empobrecidos. Una mirada solidaria,
esperanzada y abierta, en diálogo con los pobres,
las culturas y las religiones.
+
Mirada celebrativa de la vida, gozosas de ver y festejar
las transformaciones positivas hechas por el ser humano.
Desde
las actitudes de Jesús:
Tratamos de que toda nuestra vida sea mensaje que anuncie
la Buena noticia del Dios de Jesús
+
Con pequeños signos de la ternura y de la Merced
de Dios, especialmente para las víctimas de la globalización,
(sobre todo en nuestro caminar junto a las mujeres, los
emigrantes, marginados, ancianos, jóvenes sin futuro)
+
Con acciones de solidaridad efectiva, a través de
Proyectos de desarrollo alternativo, trabajo en redes….
atentas a los Movimientos de esperanza que se van dando
en nuestra mundo, para alentarlos, difundirlos
+
Facilitando el diálogo interreligioso, (Filipinas)
el conocimiento y admiración ante otras religiones
+
Colaborando en el cuidado y defensa de la vida, comprometidas
con la Justicia, la Paz
y
la Integridad de la Creación.
Vemos que las estructuras de pecado esclavizan hoy a tantos
seres humanos y sentimos que el Dios de la VIDA nos pide
dar respuesta a los gritos de los excluidos y excluidas
de esta hora, colaborando con otras personas y grupos para
crear una cultura de vida y esperanza.
Todo
esto desde la llamada a ser Mujeres de Dios, orantes, contemplativas,
dejándonos recrear por la acción compasiva
de Dios que nos impulsa a “dar la propia vida para que otros
y otras tengan vida” -nuestro 4º. Voto.
Nos sentimos Convocadas a ser mujeres de Dios, signos de
Merced para la Humanidad.
En un camino de crecimiento Participando con millones de
mujeres del mundo, en el despertar de nuestra propia conciencia
femenina, que es uno de los “signos de los tiempos” más
evidente en esta época
En un camino de solidaridad compasiva: ante la actual desigualdad
e injusticia del mundo que afecta especialmente a la mujer
pobre. Expresión de ello es la creciente “feminización
de la pobreza”
Y es desde la sensibilidad del Carisma Mercedario a las
nuevas esclavitudes que nos llega especialmente la invitación
a:
+ acompañar el caminar de otras mujeres en su proceso
de liberación, especialmente de la mujer pobre y
dependiente
+ Vivir las tareas misioneras de humanización del
mundo, desde una actitud serena y afirmativa de nuestra
identidad femenina, como mujeres dispuestas a dar la vida
a favor de la vida.
+ Realizando todo esto a través de nuestras tareas
educativas y de formación en valores, participación,
siendo voz y apoyo en plataformas que defienden la vida,
atención a las mujeres marginadas,( indígenas,
emigrantes, madres solteras, encarceladas…)
Todo lo anterior queremos vivirlo así porque:
+
CREEMOS en una experiencia personal y colectiva del Dios
de la Vida, que nos llama a ser SIGNO COMUNITARIO DE LA
MERCED Y MISERICORDIA de Dios para la humanidad.
+
CREEMOS que el Espíritu de Dios ha sido derramado
sobre toda realidad, que ésta es llamada a ser salvada,
liberada y que nosotras podemos colaborar en este proceso
+
CREEMOS en nuestra Misión Liberadora de compartir
esta vivencia gozosa y alentadora de Dios con todas las
mujeres y hombres, en relación de igualdad, sencillez
y ternura, para que en todo seamos anuncio viviente del
Dios de Jesús.
EN
RESUMEN:
Donde
lo diferente, muchas veces conduce al rechazo y al odio,
queremos aprender a celebrar las diferencias y afirmar que
todos y todas somos hechos a imagen de Dios.
Donde la gran mayoría no tiene lo más básico
para poder gozar de una vida digna y humana, queremos que
nuestro servicio sea para humanizar y liberar.
Donde la paz es tan inestable, queremos comprometernos por
la justicia y hacer aquello que promueva otra manera de
vivir para hacer posible un mundo más humano e interrelacionado.
Donde se vive en una situación de oscuridad de Dios,
queremos anunciar a Jesús, sembrar confianza, abrir
horizontes que den sentido a la vida, comunicar e irradiar
esperanza.
Donde la mujer es tan ignorada y marginada, queremos luchar
por su dignidad, su valoración, para que ocupe el
lugar que le corresponde en la sociedad y en la Iglesia
Donde se vive la globalización queremos globalizar
también la solidaridad y la esperanza entre los pueblos
y las personas de distinta raza y condición.
El
maravilloso tejido de la creación
de
las relaciones, de los sueños;
está
mutilado, desgarrado, hecho jirones
y
su belleza devastada por la violencia.
He
aquí que Dios, nuestro PADRE-MADRE,
se
dispone a reunir los jirones
para
tejerlos de nuevo:
reúne
los jirones de nuestras tristezas,
las
lágrimas, las frustraciones, el dolor,
la
ignorancia, las violaciones, la muerte…
Y
reúne también los jirones del trabajo duro,
la
compasión de muchos corazones,
las
iniciativas por la paz,
las
luchas por la justicia y a favor de la vida
las
intuiciones sobre sendas nuevas,
la
fe en la otra, en el otro…
Esta
recreando un nuevo tapiz
mucho
más bello que el anterior…
y
nos invita a tomar parte de su trabajo
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Testimonianza
Del
dott.don
Giuseppe Navarra
Grand’Ospitaliere
dei Cavalieri della Mercede
Sua
Paternità, Sua Signoria, Venerati Confratelli, Fraternità
Mercedarie, ospiti tutti, a Voi giunga l'augurio di un buon
proseguimento di giornata ed il cordiale saluto di benvenuto.
L'incontro
di oggi, fortemente, voluto dal Gran Cancelliere della Compagnia:
Barone Don Beniamino Sorbera De Corbera, è un primo
momento di reciproca conoscenza delle numerose fraternità
mercedarie e tende a promuovere all'esterno la presenza
di una articolata realtà mercedaria internazionale
la cui spiritualità ricca di storia e di servizio
ha in se gli elementi utili ed attuali per contribuire allo
sviluppo anche laico degli indirizzi provenienti dalla Chiesa
nel settore della politica sociale cattolica.
Chi
Vi parla risponde al ruolo del Grande Ospitaliere della
Compagnia di S.Maria della Mercede la cui funzione è
quella di promuovere e sovrintendere alle attività
di servizio dell'Ordine Ospitaliero.
A
me spetta il compito di presentarVi l'Istituzione che dopo
un periodo di stasi, a Catania nel 1992, per iniziativa
di un gruppetto di persone ha ripreso il cammino dei laici
e il 10 agosto del 2002, dopo avere dato testimonianza di
servizio mercedario, ha ricevuto dall'allora Maestro Generale
dell'Ordine Religioso il riconoscimento ufficiale, cito:
VISTO:
La
richiesta pervenuta dal Governatore Dr. Luigi Lo Vecchio
con lettera Prot. 2908 del 10 luglio 2002,
Preso
atto:
1°-degli
ideali cristiani su cui si fonda;
2°-dell'impegno
umano-sociale di solidarietà con cui opera;
3°-dello
spirito specificamente mercedario che ne caratterizza e
sostiene la vita;
4°-riconoscendo
la piena sintonia con la persona e l'opera di redenzione
di San Pietro Nolasco;
5°-in
conformità a quanto previsto nel CIC can. 317, nelle
Costituzioni dell'Ordine N.117 e 119 e negli Statuti Generali
delle Fraternità Laicali Mercedarie (1, 1)
Con
la presente emette formale:
Decreto
di riconoscimento
della
"Compagnia
di Santa Maria della Mercede"
Ordine
Ospitaliero per la Redenzione degli schiavi
Come
fraternità Laicale Mercedaria con tutti i diritti,
doveri e benefici spirituali. Inoltre, avendoli trovati
conformi ai documenti ecclesiali e al diritto proprio dell'Ordine,
approva gli Statuti Generali della Compagnia per cinque
anni, "ad-experimentum", in attesa di convalidare
il Regolamento interno e il Cerimoniale con cui la Compagnia
determinerà l'organizzazione della propria vita.
Dato
in Roma il 10 agosto 2002, 785 anni della fondazione dell'Ordine.
Fr.
Josè Zaporta Pallares - Segretario Generale
Fr.
Mariano La Barca Araja - Maestro Generale
Per
una esatta conoscenza dell'Ordine Ospitaliero mi avvalgo
del prologo degli Statuti Generali che presenta l'Istituzione
e la sua origine storica, cito:
La
Compagnia di Santa Maria della Mercede, Ordine Ospitaliero
per la Redenzione degli schiavi,è un Ordine Ospitaliero,
quindi assistenziale.
Si
richiama storicamente all'Ordine di Santa Maria della Mercede
per la redenzione degli schiavi, fondato nel 1218 da San
Pietro Nolasco con la partecipazione del Re Giacomo I d'Aragona
e l'approvazione del Vescovo di Barcellona Berenguer de
Palau.
Si
ispira al brano evangelico, che attualizza il carisma mercedario:
<Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,
ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e
mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi
avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi>(
Matteo 25,35-36)
Questo
è l'impegno che la Compagnia di Santa Maria della
Mercede, quale Ordine Ospitaliero, deve vivere nella sua
pienezza.
L'appartenenza
all'Ordine di Nostra Signora della Mercede, si manifesta
in uno stile di vita che esprime adesione al suo carisma
e comprende atteggiamenti, criteri, mentalità e norme
di condotta.
I
valori tradizionali della cavalleria quali fedeltà
- lealtà - onestà - cortesia e servizio vissuti
quotidianamente dai Cavalieri con rigore, fanno della Compagnia
di S. Maria della Mercede un Ordine Ospitaliero pienamente
in linea con i bisogni del terzo Millennio, che riporta
l'Ordine stesso alla sua funzione originaria di servizio
alla società, attento ai bisogni e alle necessità
del prossimo.
Tale
impegno deve essere condotto nel nome di Maria, redentrice
degli schiavi, che ci conduce in adorazione davanti alla
Croce, nella quale troviamo la salvezza.
E'
necessario coltivare una autentica devozione a Nostra Signora
della Mercede come Madre e Maestra del cammino spirituale
che porta a Cristo,Via, Verità, e Vita. Maria della
Mercede sia Colei che guida i Cavalieri e le Dame verso
quella carità che è presenza di Dio, verso
i più poveri della nostra società, verso coloro
che non trovano comprensione e mercede.
E'
un impegno ad essere lievito tra la gente del nostro tempo,
per vivere il senso della fede come attività apostolica.
Il
Vangelo di Cristo, il Rosario di Maria e gli Statuti siano
il vero "Habitus" dei Cavalieri che porteranno
le insegne di Nostra Signora della Mercede.
-
- -
La
Compagnia della Mercede Ordine Ospitaliero per la redenzione
degli Schiavi rappresenta la continuità storica della
presenza laicale nell'Ordine della Mercede. Nel 1218 il
laico San Pietro Nolasco fonda a Barcellona l'Ordine di
Santa Eulalia ( detto poi della Mercede) per la redenzione
degli Schiavi; per un lungo periodo fu retto da un Maestro
Generale laico, successivamente, cresciuto il braccio religioso,
la Santa Sede impose un Maestro Generale scelto tra i religiosi.
Il braccio religioso ha continuato nei secoli l'opera redentrice
di Pietro Nolasco mentre il braccio laico ha avuto momenti
di vitalità e momenti di stasi. I Sommi Pontefici
hanno sempre benedetto i laici e li hanno sostenuti con
particolari grazie per la loro partecipazione generosa all'opera
di redenzione degli schiavi. (FLM2) Coloro che intendono
riprendere questo cammino di impegno laicale costituiscono
la Compagnia di Santa Maria della Mercede Ordine Ospitaliero
per la redenzione degli Schiavi.
La
Compagnia si avvale di simboli di nobile distinzione e attribuisce
al cavalierato il valore dello status di servizio che impegna
il Cavaliere della Mercede a condividere e a provvedere.
La
Compagnia della Mercede non è quindi da considerarsi
< Fons Honorum > e, pertanto, gli appellativi e gli
onori non rappresentano " conferimento", bensì
identificano quanti si impegnano a vivere ed operare secondo
il brano evangelico di Matteo 25, 35-36, nello spirito del
Carisma dell'Ordine del suo fondatore. Le denominazioni
dell'Ordine rappresentano le diverse forme con le quali
si vive l'impegno evangelico e sociale dell'Ordine Ospitaliero
della Mercede.
I
conferimenti e le onorificenze sono riconoscimenti di forma
strettamente privata ed interna all'Ordine Ospitaliero di
cui ci si potrà fregiare nelle funzioni e cerimonie
dell'Ordine quando previste dal cerimoniale.
La
Compagnia di Santa Maria della Mercede è costituita
dai seguenti tipi di membri:
Professi:
sono fedeli laici che condividendo le finalità e
l'impegno della Compagnia di S. Maria della Mercede, sono
ammessi a far parte dell'Ordine Ospitaliero.
Hanno
l'obbligo di promuovere e collaborare alle opere realizzate
dall'Ordine.
Essi
sono divisi in:
Donati,
Cavalieri e Dame di Grazia, Onore, Giustizia e Devozione.
Ai
Cavalieri di Devozione spetta la gestione dell'Ordine Ospitaliero.
Ecclesiastici:
sono sacerdoti o religiosi. Essi curano le attività
di culto e la formazione dei membri della Compagnia.
Conversi:
sono collaboratori che, condividendo gli ideali e lo spirito
della Compagnia di Santa Maria della Mercede, chiedono di
prestare la loro opera in modo spontaneo e gratuito, anche
solo a titolo umanitario. Non partecipano ai Capitoli e
non possono ricoprire cariche, a meno che non cambino alcune
condizioni di vita personale e familiare, conforme a quanto
previsto nei presenti Statuti.
La
natura della Compagnia di S. Maria della Mercede è
quella di una Associazione (CIC can. 299) laicale, internazionale,
dotata di personalità giuridica (can 322).
La
Compagnia pertanto, è un Organismo autonomo , in
stretto rapporto con l'Ordine Religioso, con estensione
territoriale internazionale e si organizza sul territorio
con la istituzione in ogni Diocesi di una Commenda.
Attualmente,
le Commende istituite sono 32, di cui 6 all'estero, 4 le
luogotenenze, 300 circa i Cavalieri e le Dame.
La
Commenda ha la funzione di promuovere le attività
di Istituto e, pertanto, si riunisce in Capitoli periodici,
durante i quali, i Cavalieri testimoniano la loro Fede e
memoria Cristiana, organizzano attraverso la costituzione
della Casa della Mercede il servizio di promozione umana
e si avvalgono dell'Accademia Populorum Gymnasium: organismo
autonomo vicino all'Ordine, che promuove incontri culturali
e di intrattenimento al fine di sostenere le opere di bene
della Casa della Mercede.
La
Casa della Mercede è l'associazione di volontariato
dei Cavalieri che organizzano i servizi di umana solidarietà
seguendo il principio della sussidiarietà; i Cavalieri,
le Dame, i Donati e i Conversi nelle case di accoglienza
distribuiscono cestini viveri, coperte, indumenti; effettuano
visite mediche , consulenze specialistiche; dispensano medicine;
offrono servizi diurni di riposo, doccia e barba; sono impegnati
nel servizio ai carcerati ed alle loro famiglie; offrono
gratuitamente senza alcuna discriminazione di razza e/o
di orientamento politico-religioso le proprie competenze
e conoscenze a chi ne fa richiesta e si trova in stato di
bisogno.
I
Cavalieri, per vivere il Carisma di cui all'art.12 degli
Statuti Generali e per darne attuazione devono indirizzare,
secondo quanto indicato dall'art. 13, ogni loro azione e
devono, quindi, cito:
1)
promuovere la solidarietà fra i Cavalieri allo scopo
di unire maggiormente e fraternamente il vincolo di amicizia.
2)
Vivere lo spirito evangelico.
3)
Servire con carità i fratelli oppressi e schiavi,
affinché vivano la libertà dei figli di Dio;
per questo devono essere forti nella fede, fermi nella speranza,
esimi nella carità. (COM 3,9)
4)
Contribuire alla edificazione del Popolo di Dio, incominciando
dalla propria famiglia, soprattutto con la educazione cristiana
dei propri figli (can. 226 $1; FLM 9 )
5)
fomentare l'aiuto organizzato alla Chiesa perseguitata o
che soffre, alle missioni e ai più bisognosi, nella
linea della tradizione mercedaria della pratica delle opere
di misericordia ( COM del 1972, Proemio;FLM 24 )
-
- -
Questo
è il messaggio che la Compagnia di Santa Maria della
Mercede promuove ed indirizza a tutti i laici cristiani
che intendono procedere nel cammino del miglioramento accettando
la proposta che stimola il Cavaliere ad una progettazione
mercedaria culturale e sociale in linea con gli orientamenti
della dottrina sociale della CHIESA. E' quindi un messaggio
che si offre a chi si rivolge alla ricerca ed alla scoperta
della bellezza interiore e che lo porta ad essere vicino
al bisogno umano nelle sue molteplici manifestazioni; è
un messaggio che lo esorta a superare il concetto di amore
come frutto di nobiltà spirituale e fonte di interiore
rinnovamento e tende verso il sentimento assoluto dell'amore
che trova in se stesso la propria ricompensa e che, attraverso
la testimonianza della fede e della carità, apre
all'uomo la conoscenza del Divino nelle sue diverse forme.
E' un messaggio forte che tende e vuole confrontarsi con
la prevalente cultura secolarizzata, scristianizzata ispirata
da edonismo ed egoismo; è un messaggio che indirizza
il Cavaliere ad esercitare le tre virtù teologali
con una adeguata assistenza spirituale formativa dell'essere
Cavaliere, mirata al coinvolgimento ed alla partecipazione.
E'
un percorso arduo che necessita di determinazione sinergica
da parte di un gruppo capace di motivare ed interessare
il laico predisposto favorevolmente.
Per
questo percorso la Compagnia offre al Cavaliere della Mercede
la possibilità di esprimersi, autonomamente, nella
relazione sociale con iniziative di umana solidarietà
attraverso gli istituti associativi a disposizione della
Commenda; la Casa della Mercede e l'Accademia Populorum
Gymnasium: organismi periferici istituiti per la formazione
all'esterno dell'Immagine collettiva.
E'
una strada nobile, nel senso etimologico della parola ("non
vile") per il Cavaliere che, da cristiano, prevalentemente
comune, si incammina verso il superamento dei condizionamenti
della cultura moderna secolarizzata ed affronta una ulteriore
sfida motivato a provvedere con un suo gesto seguendo lo
stile cavalleresco sobrio, caritatevole, deciso, lucido
negli intenti, aperto a tutti.
Così
come i primi cavalieri, anche il cavaliere della mercede
di oggi convinto consapevole che ubi Caritas et amor - Deus
ibi est- si adopera per spezzare le catene delle moderne
schiavitù, scegliendo la missione più utile
al bisogno del prossimo suo vicino, organizzando una serie
di attività e di opere provvedendo a qualcosa di
organico e di impegnato strutturato in Commende, Associazioni
ed Accademie.
Il
Cavaliere della Mercede,quindi, si inserisce nello spirito
del Concilio Vaticano II: " nella Chiesa c'è
diversità di ministero ma unità di missione
aprendo ai laici qualunque via affinché secondo le
loro forze e le necessità dei tempi, anch'essi attivamente
partecipino all'opera della Chiesa. (LG,33)
Numerose
sono le organizzazioni di volontariato che si dedicano alla
copertura del bisogno umano
e
si potrebbe dire che la Compagnia di SANTA MARIA della Mercede
si aggiunge ad un parco consistente; ma il bisogno umano
nascosto o palese è immenso e non sufficientemente
servito dalle istituzioni pubbliche e private. Il valore
aggiunto che risiede nella proposta della Compagnia di Santa
Maria della Mercede sta proprio nel tendere a valorizzare
la persona che vuole conoscere, amare e imitare Cristo nel
modo più nobile e che avendo ricevuto la grazia del
benessere e della salute vuole trarre la sua unica consolazione
dal servizio prestato al suo vicino in stato di bisogno.
E'
questa la direzione che la Compagnia di S.M. della Mercede
propone.Con spirito sinergico mercedario, intende inserirsi
nel vasto campo internazionale della beneficenza, accogliere
le professionalità necessarie alla comunicazione
ed allo sviluppo, proporsi di intervenire direttamente nel
settore della sussidiarietà con le proprie peculiarità
di servizio finalizzato al bene comune ed alla responsabilizzazione
del cittadino laico cristiano nel suo "essere parte"attiva
della realtà politica sociale del Paese.
La
necessaria ed utile collaborazione sinergica e condivisa
tra le forze religiose e quelle laiche rappresenta una soluzione
possibile e praticabile per dare risposta concreta e coerente
alle sfide che la Società del terzo millennio presenta
ed alle quali dobbiamo porre particolare attenzione.
Rinnovando
l'augurio di buon proseguimento porgo a tutti il cordiale
ringraziamento per l'attenzione prestata.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Testimonianza
di
Fr.Dino
Lai
Segretario
della Provincia romana
Dell’Ordine
della Mercede
ESSERE
MERCEDARIO A FIRENZE
Il
carisma mercedario si affaccia a Firenze negli anni ’50.
Una
vecchia fondazione – L’OASI -, affidata a un coraggioso
sacerdote della Diocesi di Firenze, sta morendo.
Il
coraggioso sacerdote, Don Mugnai, ha la ventura di conoscere
due grandi mercedari, P. Ovidio Maria Serafini e P. Pasquale
Muto.
A
loro e al loro Ordine chiede di poter affidare la sua opera.
Il
23 marzo 1956, con la Santa messa celebrata dal P. Provinciale,
inizia ufficialmente l’avventura.
Nel
1961 riceve in concessione dal Ministero delle Finanze l’attuale
sede.
Nel
1986 l’opera dei mercedari fa un passo importante fondando
il Centro Mercede; pronto intervento per i minori in fuga
o in difficoltà familiare. È la prima esperienza
del genere in Italia.
Nel
1989 viene aperta la Comunità “Don Zeno Saltini”
per i minori dell’area penale. Anche questa è la
prima del genere in Italia.
Le
istituzioni pubbliche, man mano che si accorgono della bontà
delle fondazioni, chiedono di collaborare. Si firmano convenzioni
col Comune di Firenze, con i Comuni vicini e col Ministero
di Grazia e Giustizia.
Avendo
come scopo principale l’integrazione sociale degli utenti,
si creano gli strumenti idonei per perseguire questa integrazione.
Nel
1991 nasce la Cooperativa sociale “Il Cenacolo” per la formazione
degli operatori.
Nel
1993 viene costituita la Cooperativa sociale “Quotidie”.
Attraverso
l’attività produttiva - edilizia, pulizie, trasporti…
- si prefigge di immettere gradualmente l’ex carcerato nel
mondo del lavoro.
Nel
1996 nasce la “Cooperativa sociale Ovidio” che persegue
gli stessi obiettivi della Quotidie utilizzando solo l’ambiente
esterno – agricoltura, giardinaggio….
Nel
1997 vede la luce la più giovane creatura dell’opera
mercedaria in Firenze: Casa Martino. Appartamenti autogestiti
da giovani che, maturati nei Centri mercedari per minori,
iniziano a volare con le proprie ali.
Queste
sono date, tape, forse numeri freddi ma che non fanno solo
sterile cronaca.
Dietro
c’è la vita; la vita mercedaria. Ci ha sempre sollecitati
la lettura e l’approfondimento delle nostre Costituzioni:
“ sorgono oggi nella società nuove forme di schiavitù
sociale, politica e psicologica, derivanti in ultima analisi
dal peccato…..il nostro Ordine si impegna a testimoniare
lo stesso “lieto annunzio” di amore e di redenzione che
ha presentato fin dall’inizio della sua storia” (Cost. 3).
Finalità
dell'accoglienza:
essere
operatori di giustizia perché i più poveri
non siano condannati alla pura lotta per la sopravvivenza,
alla fame o alla violenza;
Per fare ciò il mercedario sceglie di:
farsi compagno dell'oppresso (schiavo) nel suo sforzo di
liberazione.
I
nostri sono ospiti con vite appese ad un filo: di salute,
di progetto, di dignità. Persone senza scolarità,
senza occupazione, senza fedina penale pulita.
Emarginati
dall'economia, dal diritto, dalle relazioni, dalla capacita
di creare significato.
Oggi
la presenza dei fratelli aiutati in questo cammino di recupero
della propria personalità è molto varia: minori
e adulti con le diverse problematiche di disagio: carcere,
ex carcere, abbandono familiare e sociale; rifiutati per
le diverse schiavitù di oggi: alcool, droga, rifugiati,
clandestini…
Nelle
diverse strutture di accoglienza vengono ospitati circa
una cinquantina di persone.
I
nostri “ospiti”, grandi o piccoli che siano, sono sempre
in bilico tra una ripresa cosciente e un tracollo definitivo.
Emarginati da tutti, trovano nell’azione mercedaria l’unica
speranza di rivedere uno spiraglio di luce. Il tutto senza
stratagemmi particolari: “Le Oasi sono un’espressione del
nostro carisma, la loro finalità è quella
di favorire la promozione umana e il reinserimento attraverso
una esperienza di vita insieme” (Statuti Prov. Romana 50).
Ecco
l’unico stratagemma che regola la vita delle nostre opere:
gli ospiti vivono con i religiosi della comunità
questo momento particolare della propria esistenza, sperimentando
la partecipazione e la collaborazione come strumenti di
superamento del proprio isolamento sociale che gli ha portati
a perdersi.
Importante
è rompere con il passato; convincersi che nella vita
c’è sempre un momento nel quale puoi ricominciare
basta che credi nelle persone che la Provvidenza ti ha fatto
incontrare.
Sentirsi
responsabili della “propria casa”, del proprio “familiare”,
ognuno secondo le proprie capacità e gli impegni
assunti, risveglia le aspirazioni e i desideri di ognuno,
aiutando a superare lo sconforto e l’egoismo nel quale si
ritrovano dopo le esperienze passate.
Così
si esprime la sola regola che governa la vita comune: “L’unica
regola è quella della civile convivenza, dell’aiuto
reciproco, del senso dell’onestà e della responsabilità
in una crescita comune che coinvolge tutti, secondo le proprie
necessità e capacità, senza distinzione di
formazione culturale e religiosa”.
Ogni
ospite adulto viene invitato a sottoscrivere un progetto
concordato con i Padri e gli operatori che lo porti, possibilmente
nel giro di un anno, a desiderare di sperimentarsi ancora
una volta con le proprie capacità e volontà.
È solo sollecitando le proprie capacità che
puoi sperare in un mutamento della tua esistenza. Credere
in te stesso e utilizzare le risorse che ti vengono offerte:
è l’unico rimedio. Purchè la risorsa offerta
sia utilizzabile.
Mi
viene da pensare all’indulto ultimamente elargito: la bontà
del Papa Giovanni Paolo perorò a suo tempo un atto
di clemenza. Ma sono sicuro che intendeva un beneficio in
modo particolare per i più poveri….. ma i più
poveri sono di nuovo tutti in carcere. Andava preparato,
andavano allertate strutture. Alle porte del carcere in
tanti si sono trovati nella disperazione: soli, senza famiglia,
senza soldi, tanti stranieri senza documenti,. Abbiamo avuto
le file kilometriche davanti all’Oasi, mi sembrava di rivivere
la disperazione dei lebbrosi davanti a Gesù. Abbiamo
sofferto e ci siamo vergognati per la nostra impossibilità
ad intervenire. Purtroppo, come sempre, ne hanno usufruito
alla grande solo ed esclusivamente chi povero non è.
Nessuno
può, con certezza, dire ad un altro adulto quando
è finito il cammino di riavvicinamento al “normale”.
Ognuno deve convincersi, attraverso l’esperienza in comunità,
il lavoro nelle Cooperative, le amicizie allacciate al di
fuori della struttura, di essere in grado di fare il salto.
Ogni
Centro ha, naturalmente, le sue caratteristiche.
Una
equipe di persone lo accompagnerà in questo viaggio,
ma sarà sempre il Padre Mercedario la figura di riferimento
in questo momento importante della sua vita.
La
costruzione del programma concordato è scandita da
impegni personali e comunitari che evidenzieranno, poco
alla volta, le sue capacità e le sue possibilità
di una vita diversa.
Le
diverse strutture perseguono le stesse finalità operando
però in diverse situazioni di vita.
Punti
comuni nel progetto di recupero: la convivenza, la condivisione
dei beni, l’organizzazione della casa e la partecipazione
attiva alla sua gestione.
In
questo particolare momento storico, a causa del grande flusso
migratorio, problemi nuovi di difficile soluzione vengono
a sovrapporsi a quelli tradizionali. Il problema dei documenti;
l’impossibilità di contattare le famiglie d’origine:
la lingua: la religione. Per questo la permanenza nei nostri
Centri è generalmente più lunga del previsto.
Ci
vuole del tempo per capire che il Padre mercedario è
un amico; che forse non può risolvere tutti i suoi
problemi ma che sarà sempre e comunque al suo fianco
per incoraggiarlo a scommettere sulla propria voglia di
essere ancora una volta diverso.
Queste
sono le varie sfaccettature dell’essere mercedario a Firenze.
Non ci chiediamo, e non vogliamo che alcuno ci chieda, la
percentuale di riuscita. Se si fosse posto questo problema,
Pietro Nolasco non avrebbe neanche iniziato la sua opera,
non voglio dire una eresia ma forse anche Gesù se
si fosse posto il problema della riuscita, si sarebbe guardato
bene dal salire sul Golgota. Unica speranza: che molti riprendano
il gusto di vivere; quel gusto riscoperto alla luce del
carisma mercedario.
Ma
quando potrà prendere il suo bagaglio e camminare
in quel mondo un volta smarrito?
Sarà
il soggetto stesso che prenderà coscienza del cammino
fatto e avrà il coraggio di dire a sé stesso
di essere pronto per una nuova esperienza.
Non
potrà dimenticare la figura del Padre mercedario
che con durezza, inflessibilità, ma anche con tanto
amore, lo ha aiutato a riscoprire il grande valore della
sua vita. Questo e solo questo è il messaggio sublime
di Pietro Nolasco.
Molti
ci chiedono, e capita anche a noi di chiedercelo, specie
nelle giornate buie, nei momenti di umano scoraggiamento,
di poca speranza:
Perché
tutto questo impegno che non sempre, e sicuramente non nell’immediatezza,
offre un ritorno di gratificazione?
Mi
rispondono le Costituzioni
“
Lo spirito mercedario suppone fondamentalmente la scoperta
di Cristo che continua a soffrire negli uomini oppressi
e schiavi e comporta l’impegno pratico di carità
nel mettere la propria vita al servizio di questi fratelli”
(Cost.).
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
[1]
bindé
j. (dir.), Où vont les valeurs? Entretiens du XXI
e siècle, T.II, UNESCO/Albin Michel, Paris, 2004
; castillo j.m., El futuro de la vida religiosa. De los
orígenes a la crisis actual, Trotta, Madrid, 2003.
GISEL P. et EVRARD P. (éd.), La théologie
en postmodernité, Labor et Fides, Genève,
1996
[2]
Cf. SOCIAL AFFAIRS UNIT, Decadente: The passing of personal
Virtued and its Remplacement buy Political and Psychological
Slogans, London, 2005. ACQUAviva s., L’Eclissi dell’Europa.
Decadenza e fine di una civilità, Editori Riuniti,
Roma, 2006
[3]
LENOIR F., Les métamorphoses de Dieu. La nouvelle
spiritualité occidentale, Plon, Paris, 2004
[4]
avila a. (dir.), Nostalgia del infinito. Hombre y religión
en tiempo de ausencia de Dios, Verbo Divino, Estella, 2004.
[5]
Cf. SCHÖNBORN C., La défi du christianisme,
Cerf, Paris, 2003
[6]
gauchet m., Le désenchantement du monde, Gallimard,
Paris, 1985 ; remond r., Le christianisme en accusation,
DDB, Paris, 2000
[7]
Cf. ziegle j., L’empire de la honte, Fayard, Paris, 2005
; Id., Les nouveaux maîtres du monde et ceux qui les
résistent, Fayard, Paris, 2004. Id., Les seigneurs
du crimes. Les nouvelles mafias contre la démocratie,
Seuil, Paris, 1998. Nella stessa linea: verschave f-x.,
La Françafrique. Le plus long scandale de la République,
Stock, Paris, 1998 ; smith s., Négrologie. Pourquoi
l’Afrique meurt, Calmann-Lévy, Paris, 2003 ; braeckman
c., Les nouveaux prédateurs. Politique des puissances
en Afrique Centrale, Fayard, Paris, 2003 ; durpaire f.,
Les Etats-Unis ont-ils décolonisé l’Afrique
noire francophone ?, L’Harmattan, Paris, 2005 ; kabou a.,
Et si l’Afrique refusait le développement ?. L’Harmattan,
Paris, 1991. AAVV., Et si l’Afrique refusait le marché?,
L’Harmattan, Paris, 2001
[8]
È interessante la riflessione di E. Gónzalez
Castro per capire la pertinenza di questo dibattito: “Mercedarios,
¿qué futuro? Trenta años de reflexión
sobre la identidad mercedaria”, in Estudios 139 (1982) 503-529.
[9]
Radici, BUR Narrativa, Milano 2005.
[10]
BALES K., I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia
globale, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 9.
[11]
Ibidem, p. 9
[12]
BOLETIN
DE LA ORDEN DE LA MERCED, Actas y documentos del capítulo
general de la Orden de la Merced Barcelona 1-22 de mayo
de 2004 (n. Extraordinario 2004), p. 101
[13]Leggere
GONZÁLEZ CASTRO E., “Encuadre historico-religioso
de la Orden de la Merced (II). Esclavos y cautivos”, in
Estudios 122 (1978) 323-359.
[14]
Cf. giordani i., Il messaggio sociale del cristianesimo,
Città Nuova, Roma, 2001, pp. 1007-1022
[15]
wallon h., Histoire de l’esclavage dans l’Antiquité,
T I-III, 1847 ; davis david b., El problema de la esclavitud
en la cultura occidental, Paidos, Buenos Aires, 1968; fanoudh-siefer
l., Le mythe du nègre et l’Afrique noire dans la
littérature française de 1800 à la
Deuxième Guerre mondiale, Paris, 1968 ; meillassoux
cl., Anthropologie de l’esclavage : le ventre de fer et
d’argent, PUF, Paris, 1986 ; verbeek y., Histoire de l’esclavage
des origines à nos jours, T. I-II, Famot, Genève,
1976 etc.
[16]
quenum a., Les Églises chrétiennes et la traite
atlantique du XV ª au XIX ª siècle, Karthala,
Paris, 1993, p.24.
[17]
Dichiarazione del Congresso di Vienna relativa all’abolizione
universale della schiavitù adottata nel 1926 dalla
Società delle Nazioni nel 1815 da otto potenze coloniali.
[18]
Les formes contemporaine d’esclavage dans six pays de l’Union
Européenne, Institut de Sécurité Intérieure,
Paris, s.a. cf. Id., Action nationale comparée de
lutte contre l’esclavage moderne : le cas particulier de
l’esclavage domestique –Belgique, Espagne, France, Italie,
CCEM, Paris, 1999.
[19]
BALES K., op.cit., p. 16
[20]
BOURDIEU
P., Le mythe de la mondialisation et l’État social
européen. Intervention à la Conférence
générale des travailleurs grecs, (GSEE) à
Ethène, en octobre 1996
[21]
VAZ CABRAL G., op.cit., p. 15
[22]
AAVV., Passione per Cristo Passione per l’umanità.
Congresso Internazionale della Vita Consacrata, Paoline,
Milano, 2005, p. 142
[23]
È
interessante la testimonianza di GALA I., “Sueños
rotos. El drama de la inmigración desde una perspectiva
cristiana”, in Vida Nueva nº 270, septiembre de 2006,
p. I-XV
[24]
Leggere
per esempio le testimonianze seguenti: OHAN M., En ruta
hacia una nueva esclavitud. El trágico y mortal viaje
de africanos a Europa a través del Sahara y el Mediterráneo,
Mundo Negro, Madrid,, 2004; MUAYINI OPOU E., Sa-Mana au
croisement des bourreaux, L’Harmattan, France, 2005
[25]
“Sono
stata allevata da mia nonna in Mali. Quando ero ancora una
ragazzina, venne da noi una donna che la mia famiglia conosceva
e le chiese se poteva portarmi con sé a Parigi per
badare ai suoi bambini. Disse a mia nonna che mi avrebbe
mandata a scuola e che avrei imparato il francese. Quando
arrivai a Parigi, però, non venni mandata a scuola,
mi misero a lavorare tutto il giorno. Da loro facevo tutto
io; pulivo la casa, cucinavo, badavo ai bambini, lavavo
e nutrivo il bebè. Ogni giorno cominciavo a lavorare
prima delle sette del mattino e finivo verso le undici di
sera; non avevo mai un giorno libero. La mia padrona non
faceva nulla; dormiva fino a tardi, poi guardava la televisione
o usciva. Un giorno le dissi che volevo andare a scuola.
Mi rispose che non mi aveva portata in Francia per mandarmi
a scuola, ma perché mi occupassi dei suoi bambini.
Ero cosi stanca e demoralizzata. Avevo problemi ai denti;
certe volte la guancia mi si gonfiava e sentivo un male
terribile. Certe volte avevo male di stomaco, ma dovevo
lavorare anche quando ero malata. Certe volte, quando stavo
male piangevo, ma la padrona mi sgridava. Dormivo per terra
in una delle camere da letto dei bambini; mangiavo quello
che loro avanzavano. Non mi era permesso prendere cibo dal
frigorifero come i bambini. Se lo facevo, lei mi picchiava.
Mi picchiava spesso. Mi prendeva continuamente a botte.
Mi batteva con la scopa, con gli strumenti di cucina, o
mi frustava con il fili elettrici. Certe volte sanguinavo;
ho ancora i segni sul corpo. Una volta nel 1992 arrivai
in ritardo a prendere i bambini a scuola; la padrona e suo
marito erano furiosi e mi cacciarono di casa. Non sapevo
dove andare; non capivo niente e camminavo senza meta. Dopo
un po’ il marito mi trovò e mi riportò a casa.
Lì mi spogliarono nuda, mi legarono le mani dietro
la schiena e cominciarono a frustarmi con un filo elettrico
attaccato al bastone della scopa. Mi picchiavano tutti e
due insieme. Sanguinavo molto e urlavo, ma loro continuavano
a battermi. Poi strofinò del peperoncino sulle ferite
e me ne infilò nella vagina. Persi conoscenza…” BALES
K., op.cit., p. 7.
[26]
Sulla
tratta delle donne, leggere il numero monografico della
rivista Missioni Consolata ottobre-novembre 2005. Si tratta
de un dossier compietto dedicato alla schiavitù del
terzo millenio
[27]
Cf.
VAZ CABRAL G., op.cit., p. 18
[28]
Scheda
informativa nº 14 delle Nazioni Unite, Forme Contemporanea
di schiavitù, Ginevra, 1995.
[29]
BALES
K., op.cit., p. 14.
[30]
Cf.
CARCHEDI F., Piccoli schiavi senza frontiere. Il traffico
dei minori stranieri in Italia, Ediesse, Roma, 2004
[31]
MANGONE
V., “Viaggio verso l’inferno”, in Il Consulente RE 7 (2004)
22-29. AAVV., Schiavitù emergenti. La tratta e lo
sfruttamento delle donne nigeriane sul litorale Domitio,
Ediesse, Roma, 2005 M.A. ODUYOYE, M.R.A. KANYORO (eds),
Mujeres, tradición e Iglesia in África, SCAM-Verbo
Divino, Navarra, 2003. DUALEH ABDALLA R.H., Sorelle nel
dolore. Le mutilazioni femminili in Africa, Editrice Missionaria
Italiana, Bologna, 2005. DE ROSA G., “Il “traffico delle
donne” nel mondo di oggi”, in La Civiltà Cattolica,
Quaderno 3749 (2 settembre 2006) 386-392
[32]
BALES K., op.cit., p. 11
[33]
AAVV.,
Passione per Cristo... p. 47
[34]
Cf.BOLETIN
DE LA ORDEN DE LA MERCED, Actas y documentos del capítulo
general de la Merced. Barcelona 1-22 de mayo de 2004, 76
(2004) 28